Nessuno vuole tagliare le vere sacche di spreco, e così non si toccano i parlamentari, le prefetture, i consorzi di bonifica…

Parole importanti, parole vere, parole della Presidente della Provincia di Ferrara, al secolo Marcella Zappaterra (PD, in linea con Bersani) che a quanto pare non vede le province come enti da abolire, anche perché, secondo i suoi calcoli di cui non ci è dato avere traccia, “Trasferire ad esempio i lavoratori della Provincia alla dipendenza della Regione  aumenterebbe le spese anziché diminuirle, poiché in quel caso costerebbero il 20% in più”.

Secondo i calcoli diffusi da un dossier dell”UPI (l’Unione delle Province) le province nel 2010 hanno speso poco più di 12 miliardi di euro complessivamente (riducendo di un 1,3 miliardi di euro circa le spese rispetto al 2008, ma riducendo di un miliardoe poco più anche le entrate) dei quali 113 milioni di euro se ne vanno per le indennità degli amministratori. Ora, il problema che Zappaterra  col suo benaltrismo (i problemi sono ben altri, sport nazionale) non vuole capire è che se è vero che c’è bisogno di enti intermedi, possiamo benissimo fare a meno dei costi politici di un ente che per spendere solo l’1,5% (secondo la stessa UPI) della spesa pubblica nazionale (815 miliardi) ci costa in amministratori l’1,7% del costo totale della politica italiana (calcolo eseguito sempre sui dati UPI).  In rapporto, la spesa per i politici, considerati nella totalità nazionale, è pari allo 0,73% della spesa pubblica; mentre la spesa per i politici provinciali è pari allo 0,92% della spesa complessiva di tutte le province.  Se i miei calcoli non sono errati, la spesa per i politici provinciali è proporzionalmente superiore a quella della spesa politica media nazionale  per erogare (male) una quantità di servizi davvero limitata e la cui gestione potrebbe essere meglio egarantita a livello comunale. Cosa fanno? Ecco l’elenco dei servizi tratto sempre  dal documento UIP:

-gestiscono 125 mila chilometri di strade (l’84% del totale della rete stradale nazionale);
- hanno la manutenzione di oltre 5000 edifici scolastici tra istituti tecnici e medie inferiori, per un
totale di quasi 120 mila classi e oltre 2 milioni 500 mila allievi
- gestiscono circa 2.660 palestre scolastiche sportive, impegnate per il 100% in attività extrascolastica
- gestiscono più di 600 centri per l’impiego, i vecchi Uffici di collocamento, centri polifunzionali,
che accanto alla ricerca del posto di lavoro, offrono agli utenti un percorso individuale di
formazione professionale, orientamento, redazione di curricula, individuazione di percorsi di
ingresso nel mondo del lavoro.
- si occupano di pianificazione territoriale, predisponendo ed adottando il piano territoriale di
coordinamento, che determina le diverse destinazioni dei territori in relazione alla vocazione
prevalente, la localizzazione delle maggiori infrastrutture e linee di comunicazione, le linee di
intervento per la sistemazione idrica, le aree nelle quali istituire parchi e riserve.
- si occupano di ambiente, controlli ambientali, difesa del suolo, valorizzazione dell’ambiente e
prevenzione delle calamità; di tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche; di protezione
della flora e della fauna, dei parchi e delle riserve naturali; organizzazione dello smaltimento dei rifiuti.
- partecipano inoltre alle politiche di sviluppo locale, grazie alle competenze in tema di industria,
turismo, agricoltura, artigianato, con l’erogazione di agevolazioni, contributi, sovvenzioni etc.

Come si può facilmente notare, molte di queste funzioni sono facilmente trasferibili a livello comunale (ad es. palestre, parte della valorizzazione del territorio e dell’ambiente, manutenzione degli edifici) o concorrente comune/regione (pianificazione territoriale generale, servizi per il lavoro), risultando ampiamente inutile l’esistenza del sistema politico provinciale così come configurato al momento.

Il rimedio al problema è  la loro abolizione come istituzioni politiche, mantenendole però come enti pubblici territoriali intermedi il cui ruolo va però pesantemente rivisto e razionalizzato per fungere da punto di contatto fra ente regionale e cittadini (uffici pubblici) e fra comuni e Regione per la gestione del territorio.

Io sono convinto, dunque, che le dichiarazioni della Zappaterra siano più che altro espressione della sua paura di dover rinunciare a un futuro politico (e, conseguentemente, economico) che magari oggi le si presenta roseo proprio grazie al fatto di presiedere un organo provinciale. Ma a noi delle sue ambizioni frega ben poco e piuttosto che sentirla parlare così per difendere la poltrona preferiremmo vederle realizzare la profezia insita nel suo cognome.