Beppe Grillo dice che dare la cittadinanza italiani ai bambini stranieri nati in Italia è un discorso senza senso. Ovviamente senza darne una motivazione. Anzi, si. È senza senso perché c’è ben altro a cui pensare. Ci distrarrebbe dai problemi reali. Come se non li dovessimo affrontare comunque, nonostante si parli d’altro. Come se perfino l’immigrazione non fosse un problema o perlomeno un fattore da tenere in contro nel futuro dell’Italia. Fosse per lui tutto si risolverebbe con la biowashball, senza saponi e senza inquinare. Oppure indicando la via sbagliata, dall’alto, come lui fa.
Siamo una “terra di mezzo”. La nostra geografia ci impone di essere un porto naturale per le genti di tutto il Mediterraneo. Noi stessi siamo un popolo di città di mare, un mix storico di popolazioni e culture. Liquidare il discorso cittadinanza per i bambini immigrati sarebbe in un certo senso come liquidare la nostra storia (chi dice il contrario mente, sapendo di mentire).
Ma, ovviamente, non è solo una questione culturale. Per noi, il così detto ius soli, ovvero la concessione della cittadinanza per il solo fatto di essere nati sulla nostra terra, diventa di primaria importanza anche dal lato economico. Prima ce ne rendiamo conto, meglio è. Andando a memoria, Piero Angela, intervistato da Fabio Fazio qualche anno fa, disse che noi dovremmo importare almeno qualche milione di stranieri. Perché? Perché gli italiani non fanno più figli. Abbiamo un tasso di natalità sostanzialmente basso e in costante diminuzione, tenuto a galla proprio dagli stranieri. Su meno di 600 mila nascite, 80 mila provengono da madri straniere.
Peraltro l’immigrazione ci consente di svecchiare la popolazione, dato che gli stranieri in media sono più giovani della media degli italiani. Questo significherebbe avere la possibilità di impiegare tanta forza lavoro e tanti cervelli per produrre e creare economia, pagare le tasse e sostenere l’INPS. Ecco: chi è preoccupato per il futuro delle sua pensione, o addirittura si chiede se lo Stato sarà in grado un giorno di sostenere un sistema pensionistico, dovrebbe lottare affinché il suo paese diventi sempre più giovane e produttivo.
Per non parlare della grande spinta all’integrazione che la cittadinanza italiana potrebbe dare sia al bambino che alla sua famiglia.
Ovvio che non tutti i problemi si risolveranno con un tocco di bacchetta magica, servirebbe ripensare l’intero sistema, in modo che diventi realmente una fucina per giovani produttivi di conoscenze, cultura e reddito. Ovvio che, se tutto rimanesse fermo alla situazione attuale, la cittadinanza agli stranieri aggiungerebbe davvero poco alla loro condizione. Ma ciò non toglie che se ne debba parlare e se ne debba discutere. Serve dialogo su ogni decisione. Serve anche rimettere in discussione principi già assodati nel nostro sistema giuridico che, mi pare di capire, non è così impeccabile. Insomma, si vuole modificare la Costituzione e ci mettiamo a fare i puntigliosi sulla cittadinanza?
Fare come Grillo è pura demagogia. Liquidare un problema nascondendolo non porta alla sua soluzione. Così come non risolvono nulla le critiche di Magdi Allam, che si chiede perché pensare agli stranieri quando le famiglie italiane non trovano molto aiuto dallo Stato. Altro simpatico modo per risolvere la questione con la formuletta magica del ben altro.
È tanto difficile, anche dopo la conversione al cristianesimo (che una volta predicava uguaglianza e misericordia) o in veste di capo popolo urlante, pensare che la presenza di un problema non necessariamente esclude la presenza di altri problemi da risolvere?Suvvia! Un po’di multitasking!