Ci voleva Caterina (#iostoconCaterina)

#iostoconCaterina

Ci voleva Caterina Simonsen. Per aver scritto nero su bianco che la sua vita la deve anche alla ricerca fatta sugli animali (ovvero alla sperimentazione animale) è stata insultata e minacciata di morte da alcuni nazi-animalisti ed è diventata un caso mediatico. Da sola ha fatto molto più di quello che in tanti hanno provato a fare con tutte le forze negli ultimi anni, toccare le corde giuste affinché il tema sperimentazione animale e alcune sue implicazioni venissero alla ribalta.

Per difenderla, per difendere la ragionevolezza della sperimentazione animale – senza dimenticarsi i problemi che pone – si è ‘scomodato’ Matteo Renzi ma anche persone che generano opinioni come Michele Serra e Vito Mancuso su Repubblica di domenica 29 dicembre (perfino Gabriele Muccino su Twitter). L’oltranzismo, il radicalismo e l’ideologia malata di una parte di sedicenti animalisti viene finalmente alla ribalta, esposto al pubblico per quello che è – una deriva culturale -, messa in primo piano da una parte politica e culturale che si schiera – pur riconoscendo con Vito Mancuso il problema etico dell’uso degli animali (addirittura di tutta la vita) – a favore non tanto della scienza quanto del raziocinio come metro di misura per rapportarsi con i problemi della modernità, del rapporto dell’uomo con se stesso e con la natura.

Caterina Simonsen è, mediaticamente, la nostra malata di Sma1 nel caso Vannoni, il nostro malato di tumore nel caso Di Bella: è la storia che genera empatia, simpatia, vicinanza, voglia di approfondire e farsi domande. È la storia che ‘buca lo schermo’ a favore della scienza e della razionalità, una testimone che racconta con orgoglio la sua vita grazie alla scienza. Ha tutto quello che spesso è mancato al racconto mediatico della scienza, altrimenti accusata di essere fredda, piana di freddi numeri e statistiche, incapace di dare risposte, capace di disilludere, poco attenta e prona – perché non è fatta di esse – alle storie personali, all’aneddotica: Caterina è la testimonianza di una scienza – quella biomedica in questo caso – che genera futuro, che genera vita, è una bella storia che nella sua tragica fierezza è bello ascoltare. È anche la storia di una persona sola che deve combattere contro un gruppo di bulli invasati che la insulta o, addirittura, la vorrebbe eliminare e lo fa rispondendo colpo su colpo con una grande umanità che genera passione e voglia di camminare a fianco lei per proteggerla e sostenerla. 

È – sempre (e solo) mediaticamente – la stessa arma che spesso viene usata per propagandare l’anti-scienza, cure miracolose o chissà cos’altro ma che questa volta passa di mano e si ritorce contro chi dell’empatia (verso gli animali) fa una bandiera e una idiota ragione di vita (e di morte).

La storia di Caterina è un credibile, genuino, involontariamente potentissimo spot a favore della ricerca e di denuncia verso le barbariche derive di una certa ideologia. L’unica e fondamentale differenza con le storie mediaticamente fortissime raccontate da quei movimenti che di esse si nutrono per portare avanti la propria pseudoscienza è che nessuno la utilizzerà in modo spietatamente strumentale per raccontare verità scientifiche insostenibili.

#iostoconCaterina

Ogm e l’arte di perdere il treno

Pomodori di San Marzano, un prodotto tipico che l’ingegneria genetica può salvare. Siete pronti a dirgli addio?

Fra le cinque domande che col gruppo #dibattitoscienza abbiamo proposto, grazie all’aiuto fondamentale di Le Scienze,  ai cinque candidati Pd (e che arriveranno anche quelli Pdl) ce n’era una, quella su gli Ogm, che secondo me era quella che più poteva dare la cifra dell’interesse alla scienza e della posizione, preconcetta o favorevole, su di essa.

La domanda era la seguente

Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

Fra i cinque, Bersani è l’unico che ha assunto una posizione piuttosto aperta: si alla ricerca per rimanere al passo con tutti gli altri e per valutare in futuro se possa essere o meno il caso di utilizzare gli avanzamenti tecnologici anche nei nostri campi.

Tabacci ha fatto il democristiano come solo lui sa ormai fare: vediamo cosa dice l’Europa, cosa dice la scienza, decidiamo se sperimentare ma tanto gli Ogm non servirebbero alla nostra agricoltura che si basa sulla qualità.

Matteino Renzi sa che la questione è delicata è che la maggioranza dell’opinione pubblica sta da una parte ben precisa, ergo: a hasa nostra gli ogm nun li vogliamo mica.

Puppato è per un Italia Ogm-free perché non è stato ancora dimostrato che tali prodotti siano sicurissimissimissimissimie quindi è bene utilizzare il ‘principio di precauzione’ che va tradotto in “non se ne fa niente, alla prossima. Forse”  (intanto avrà usato un pc, userà il telefonino, mangerà prodotti biologici non testati e di cui quindi non sa nulla e metterà in essere tanti altri comportamenti di cui non sa un fico secco riguardo alla loro sicurezza da qui a 12-20-30 anni).

Per Nichi Progreff gli Ogm sono il babau che sta bene in laboratorio, ma guai a tirarli fuori che è stato dimostrato che contaminano i prodotti “naturali” e fanno scendere la qualità.

Dato che in Italia c’è una vera e propria fobia verso gli Ogm, grazie a quanto instillato nell’opinione pubblica da Carlin Petrini, Mario Capanna, Dario Fo (che oltre ad essere un grande Premio Nobel è anche questo, è bene ricordarlo quando lo si prende come esperto in tutto) la Coop, i Verdi ecc ecc. mi sento di dire che  Gigino è stato perfino coraggioso nel dare la sua risposta. Gli altri sono rimasti vittime degli ideologi d’elite della sinistra, quelli che ovunque si debba dialogare di Ogm sono gli unici a parlare facendo passare la loro versione -e i loro interessi nel caso Coop- come gli unici che hanno un valore di verità.

L’altra voce non si sente mai, eppure avrebbe un sacco di cose da dire, come il fatto che non esiste alcuno studio serio che dimostri la maggiore pericolosità degli Ogm rispetto ai prodotti “naturali” o biologici. A tal proposito, gli Ogm sono ben più controllati di tutti gli altri prodotti per i quali non è obbligatorio alcun -costosissimo- studio prima dell’immissione sul mercato. E così succede che il mais geneticamente modificato -il mais Bt- sia più sano e più sicuro per l’uomo di quello “naturale” o biologico perché non richiede l’uso di pesticidi e evita che accadano cose spiacevoli nel nostro corpo: Bt sta per Bacillus turingensis, un batterio del suolo da cui è stato preso un gene e aggiunto al dna del mais che lo aiuta a contrastare gli attacchi della piralide -un parassita- la cui larva scava delle gallerie nel fusto e nelle spighe dove poi si andranno ad installare funghi patogeni i quali rilasciano le fumonisine, sostanze tossiche che giungono nel nostro organismo e bloccano l’assorbimento della vitamina B9, forse conosciuto meglio come acido folico, e le donne incinta o che hanno avuto figli sanno cosa significa. Il mais Bt si difende da solo dal parassita proprio grazie al gene modificato che fa rilasciare alla pianta una tossina che si attiva solo in un ambiente fortemente basico, mentre in un ambiente acido come quello del nostro stomaco rimane inattiva.  Tutto senza bisogno di pesticidi e fitofarmaci che, questo è sicuro, non ci fanno bene (neppure il rame e il rotenone, che essendo “naturali” sono ammessi nel biologico).

Provo ad essere più radicale. La fobia della possibilità che fra 40 anni il pomodoro Ogm che abbiamo mangiato si ricordi di non essere “naturale” e in “armonia” con le leggi di natura fa dimenticare a quasi tutti i candidati che la maggior parte delle tossine che ingeriamo sono di origine naturale. È vero che abbiamo meccanismi di difesa ma è anche vero che queste tossine sono un fattore di rischio, possono farci male. E non sappiamo quasi nulla sugli effetti a lungo a termine sulla nostra salute! Eppure nessuno pretende uno standard a rischio zero! E adesso? Come la mettiamo cari Nichi e Lauretta? Proponiamo l’applicazione del principio di precauzione direttamente sulla nutrizione? Non mangiamo e stiamo sicuri!

Sulle etichettature sono tutti d’accordo nel doverle fare per segnalare che il formaggio X o la carne Y è stata prodotta con animali allevati con mangimi Ogm. Io non vedo il perché, di nuovo non esiste alcuno studio che dimostri che il gene modificato passi nel prodotto finale, ma se fosse un modo per abituare i cittadini a mangiare qualcosa anche senza che ci sia scritto Ogm Free mi potrebbe star bene.

Questione qualità, sbandierata un po’ da tutti. E di nuovo, ma dove cavolo hanno trovato elementi per dire che un Ogm  diminuisce la qualità dei prodotti? Fanno forse confusione col fatto che gli Ogm più diffusi siano il mais, il colza, il cotone e la soia la cui produzione si sviluppa su larga scala? E comunque questo cosa c’entra con la qualità dei singoli prodotti? Migliorare la tecnologia agricola tramite la modificazione genetica non è niente di più e niente di meno di quello che l’uomo fa già da qualche millennio. Solo che adesso affina la tecnica in laboratorio…sai che scandalo, lo fa per migliaia di altre cose, compresa la cura dalle malattie, ma nessuno grida al pericolo.

Dato che ci siamo perché non parliamo della tipicità? Per Matteino Renzi “I nostri agricoltori sono da guinnes, con i 239 prodotti tipici italiani, il più alto numero europeo di produzioni di qualità e prodotti riconosciuti tra Dop, Igt e Stg, un fatturato al consumo di quasi 10 miliardi di euro e oltre un milione di ettari oggi condotti con metodo biologico”. Ci faccia un fischio quando quelle produzioni tipiche verranno decimate a causa di virus o parassiti senza che raddoppiare la dose di rame o di altri pesticidi porti a qualcosa. Ci faccia un fischio, insieme a Vendola e Puppato, quando si accorgerà che il “nostro” tipico pomodoro di San Marzano, decimato da due virus, è in realtà una cosa diversa da quello “originale” che la ricerca pubblica sugli Ogm avrebbe già salvato con una modificazione genetica che ne conserva al contempo tutto il patrimonio originale. La tipicità (che significa anche mangiare pomodori, non originari dell’Italia; mangiare polenta derivante dal mais che non è un prodotto da sempre italiano; accompagnarla dal baccalà che non si pesca nel Mediterraneo) è spesso il prodotto di mutazioni genetiche andate a buon fine. Per preservarla veramente bisogna fare in modo che non soccomba quando le piante e gli animali che la portano stanno perdendo la battaglia per la sopravvivenza, col rischio di sparire per sempre (con tanti saluti anche alla biodiversità, altro cavallo di battaglia). Per farlo in modo sicuro per noi umani (o almeno in modo non più rischioso) la modificazione genetica è una scelta migliore, quando possibile, rispetto all’uso dei fitofarmaci e dei pesticidi.

Vabbé, chiudo qui, ché mi sono incazzato davanti a una sinistra che, escluso Bersani -ovvero un rappresentante della politica senza idee e da rottamare e che ci ha portati fin qui- non sa essere davvero progressista, in tutti i sensi, ma vive chiusa nell’immobilismo tipico di chi ha paura del nuovo.

Quando il treno sarà passato ci ritroveremo magari tutti insieme a mangiare le ultime fette di formaggio di fossa e una pizza condita con le ultime scorte di pomodori pelati San Marzano, ci gusteremo gli ultimi scampoli della nostra tanto amata e sbandierata tipicità, uccisa da persone la cui vista non supera la punta del proprio naso.

Qualche spunto:

Un documento pdf di 20 pagine (potete scaricarlo, stamparlo e leggerlo con calma essendo scritto in maniera semplice e in italiano) nel quale molte domande e molti dubbi instillati (o “propanati” come direbbe Capanna) nell’opinione pubblica trovano precisa risposta, anche con rinvio a studi scientifici per chi volesse approfondire: http://www.siga.unina.it/circolari/Fascicolo_OGM.pdf

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2007/11/ogm-dibattito.shtml?uuid=8434e9ae-8ee7-11dc-a6c8-00000e251029&DocRulesView=Libero

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/12/dieci-risposte-a-carlo-petrini-sugli-ogm/

http://spataro-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/11/07/la-versione-sbagliata-di-vandana/

http://www.salmone.org/

http://lavalledelsiele.com/

Le risposte primarie del PD

Hanno risposto, i candidati del Pd hanno risposto! Tutti quanti, Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci e Puppato hanno risposto alle 6 domande sulla scienza di cui parlavo qualche post più sotto!

E’ già un risultato incredibile, e quindi vi rimando al sito de Le Scienze dove sono raccolte tutte quante, divise per candidato. Nei prossimi giorni cercherò di analizzare le varie posizioni e le varie risposte date (magari non tutte eh), segnalandovi anche qualche altro blog/giornale in cui verrà fatto altrettanto, compresa l’analisi sulla verità/falsità (fact checking) su quanto dicono i cinque aspiranti premier del centro sinistra.

È un bel giorno per chi si appassiona di scienza in Italia, perché si è fatto un piccolo passo avanti partendo dal basso, da un social network, riuscendo, grazie alla lungimiranza e buona volontà di chi dirige la rivista Le Scienze a far pronunciare cinque politici su temi importanti che riguardano il futuro dell’Italia e che sono pressoché snobbati nel dibattito politico nostrano.

http://www.lescienze.it/news/2012/11/15/news/domande_candidati_primarie_pd_politiche_ricerca-1369318/