Vaccino anti Covid. Oggi con il 99,99% di efficacia, sicurezza garantita. Compratelo ora!

vaccino covid

Quando Andrea Crisanti, uno degli esperti superstar di questa epidemia (non senza meriti, a differenza di molti), dice che “senza dati, no”, oggi non farebbe il primo vaccino anti Covid-19, dice una cosa giusta nel modo sbagliato.

Il ‘modo sbagliato’ contiene tanti errori – il partire da una negazione (un ‘no perché’, anziché un ‘sì, a patto che’); il non aver spiegato bene come funziona il processo di ricerca e sviluppo dei vaccini, di quelli contro Sars-CoV-2 in particolare; non aver chiarito che un vaccino viene approvato se dimostra di essere efficace e sicuro – che si sommano e che Crisanti stesso nelle risposte successive agli (assurdi) attacchi che ne sono discesi ha provato a emendare.

Rimane il fatto che concettualmente aveva ragione: senza dati conoscibili e controllabili pubblicamente sull’efficacia e la sicurezza perché mai dovremmo accettare di vaccinarci?

Ma ancora una volta anziché approfittarne per mettere le cose nel loro contesto e spiegarle, creando e diffondendo conoscenza, anche riempiendo i buchi lasciati aperti inizialmente da Crisanti, in Italia esperti e mass media hanno fatto a gara a chi sollevava più polvere e qualcuno dei primi, di quelli che per mesi ci hanno raccontato che tutto era finito in estate, ha rispolverato la cresta da gallo e ha tirato su il collo, giusto per assaporare il gusto di essere finalmente lui a beccare il collega. E microfoni e penne pronti a raccogliere il loro canto, oggi come ieri, non mancano mai (su questi aspetti rimando ad Antonio Scalari su Valigia Blu).

Quel fuoco di fila, la creazione dell’ennesimo conflitto, è la conferma della colossale immaturità del dibattito pubblico italiano e dei suoi protagonisti, che siano scienziati o meno.

Eppure Crisanti, pur con dei caveat comunicativi che è bene tenere in considerazione quando si parla da quella posizione, ha espresso una posizione quasi banale: un trattamento medico non si accetta e non si fa accettare in base ai comunicati stampa e alle speranze che questi ultimi generano.

Nonostante gli annunci di Pfizer e Moderna (oggi anche AstraZeneca) e le rassicurazioni delle autorità, siamo ancora in una fase di deprecabile science by press release – scienza fatta con i comunicati stampa – che non autorizza nessuno a fare un voto di cieca fiducia.

Una delle strategie peggiori è che l’accettabilità pubblica dei trattamenti sanitari, compresi i vaccini, passi quasi esclusivamente per la promessa che essi determinino un rapido ritorno alla normalità e per una fideistica garanzia di sicurezza.

Siamo, almeno così mi pare, proprio in questa situazione: si parla di risultati eccezionali che attualmente pochi (nessuno?) ricercatori esterni possono esplorare e controllare, di esperti e autorità che rassicurano che tutto sia perfetto, si parla di piani per la distribuzione dei vaccini da attivare nel giro di un mese, di vaccinazioni di massa, perfino d’imporre uno stringente obbligo di senza che tutti i controlli necessari siano ancora stati conclusi, che vi sia evidenza pubblica dei loro risultati e, prima ancora, dei dati dai quali derivano.

Ci viene suggerito che semplicemente dobbiamo fidarci. Ma la spinta a tenere questo atteggiamento fideistico non è essere ‘amici dei vaccini e della scienza’, è il modo più diretto per rafforzare le resistenze e far danni: se qualcosa di avverso dovesse verificarsi – il cielo non voglia, a proposito di fede – la fiducia verso questi e altri vaccini crollerebbe a picco, così come quella sulle fondamentali autorità regolatorie e di controllo che oggi, con nulla da mostrarci, ci dicono che “il vaccino è sicuro”. Chi si fiderebbe più?

Anziché avviare dei percorsi che aiutino costruire (e man mano rinnovare) la fiducia pubblica sui vaccini, si chiede ancora una volta di fidarsi e basta, come se la scienza – quella biomedica che riguarda davvero tutti – fosse in definitiva affare per pochi.

Incredibilmente (?), proprio quando è partito il mantra dati-dati-dati-dati per giustificare le decisioni dell’autorità pubblica e vagliarne il peso ‘scientifico’, chi sospende il giudizio su un trattamento sanitario di massa senza avere, al momento, la possibilità di vedere proprio i dati, viene messo alla berlina e trattato come uno scemo che straparla.

Riaffiora la scienza pronta al consumo, quella che va bene perché promette normalità e chi rompe le uova nel paniere è un eretico.

“Eh no”, si dice, “con i dubbi si mina la fiducia nel vaccino (e nella scienza)”, magari dopo aver sbraitato su Facebook e Twitter sostenendo che in Italia manca cultura scientifica, quella stessa cultura che vorrebbe che la ricerca venga sottoposta al controllo pubblico della comunità.

Un controllo che in questo caso non serve solo per aumentare le possibilità di scovare errori, ma anche per costruire una conoscenza il più possibile partecipata e con essa una più ampia responsabilizzazione e fiducia. L’esistenza di procedure e controlli ‘interni’ non è una garanzia se quelle procedure e quei controlli non sono aperti e trasparenti.

Su Twitter il giornalista del Manifesto Andrea Capocci – uno di quelli che stanno seguendo meglio l’epidemia – ha scritto un thread interessantissimo che su questo aspetto offre degli spunti importanti di riflessione e che vi invito a leggere.

Quando parliamo di fiducia, la trasparenza è uno strumento convincente di per sé perché sappiamo che non dobbiamo fidarci di chi produce dati e ricerca, ma possiamo fidarci di una vasta e multiforme comunità che quella ricerca, grazie alla trasparenza dei dati e dei metodi usati, è in grado di vagliarla. Non basta, ma è un tassello fondamentale.

Certamente anche in questo caso l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, proprio perché non esiste alcuna garanzia di sicurezza totale, ma la nostra fiducia non sarà più stata carpita con tecniche quasi di marketing – “efficace al 90%, sicurezza garantita” – bensì dall’esperienza di tanti occhi e tanti cervelli che possono frugare, segnalare criticità, evidenziare errori o semplicemente rassicurarci: è davvero tutto ok.

PS.

Purtroppo solo dopo aver completato questo post ho letto la lettera di Crisanti al Corriere della Sera. La condivido al 100%.

Autore: Daniele Oppo

Laureato in giurisprudenza, Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza, scrivo per Estense.com. In questo spazio mi occupo di scienza e società.

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