Una Ferrari nel posto sbagliato

Fra pochi giorni inizia il campionato di F1, ma la Ferrari di cui si parlerà molto brevemente nelle prossime righe non è quella guidata da Alonzo, bensì una persona in carne e ossa: Paola Ferrari.

immagine da tvblog

Se non siete calciofili o se siete persone che amano il calcio o che si vogliono abbastanza bene da non guardare 2 noiosissime ore di Domenica Sportiva (in cui sportiva significa 99% calcio e altri sport alle 2 del lunedì mattina) di cui è storica conduttrice, forse non l’avete ben presente, ma negli ultimi anni buona parte delle chiacchiere attorno a lei derivano dal fatto di avere in studio un faro tutto per il suo viso, solo per il suo viso che infatti risalta, bianco come il latte, rispetto a tutto il resto. Ma questo in realtà non ci interessa troppo.

Ci interessa un’altra cosa: professionalmente è una giornalista sportiva, brava nel suo lavoro che è quello di fare la giornalista sportiva. È una che, dopo essere stata criticata e pesantemente presa per il culo su Twitter per le sue trasmissioni, decise di denunciare direttamente Twitter.

Nel 2008 ha presentato la sua candidatura al Parlamento, Camera dei Deputati per la precisione: terzo nome, dopo Dani Santanché e Teodoro Buontempo per La Destra di Storace. E vabbé, mica è vietato candidarsi no?

La notizia di oggi è però qualcosa che ci dà la misura della politica italiana. Pare che la nostra buona Paola Ferrari molto probabilmente diventerà assessore della giunta regionale della Lombardia, presieduta Roberto “mission accomplished” Maroni. Mandante: Daniela Santanché. E vabbé.

No, no vabbé un piffero. Perché pare che diventerà assessore all’istruzione con deleghe (sempre che la notizia venga confermata) alla cultura e…alla ricerca scientifica. Paola Ferrari, una vita in mezzo alle moviole e davanti a un faro per le segnalazioni marittime, alla ricerca scientifica? Ma perché? Ma cosa ne sa? Ho capito che fanno tutto i fantasmi che seguono silenziosi questi politici, ma fa davvero così schifo avere persone che conoscano le materie su cui andranno a legiferare e amministrare? Ma perché non affidare temi seri come la cultura e la ricerca scientifica (che qualche politico illuminato potrebbe perfino far andare a braccetto) a persone competenti, soprattutto in un momento come questo? Perché? Perché? Perché?

#NonSiamotuttiSallusti

Immagine presa dal blog http://latorrenormanna.wordpress.com/

Il Giornale, quotidiano di proprietà di Silvio per interposta persona (Paolo), ha lanciato la campagna twitter #SiamotuttiSallusti.

Sallusti ci sarete voi! Io non lo sono e non vorrei mai esserlo nella mia, si spera, futura carriera giornalistica.

Detto questo, la vicenda del fratello gemello di Nosferatu è ormai nota e non la sto a raccontare. E’ uscito fuori il vero autore dell’articolo incriminato, firmato da uno che di doppie e triple identità probabilmente se ne intende: Renato Farina per tutti, Betulla per la CIA, Dreyfus per gli amici di Libero, Infame per Mentana e forse anche per Feltri.

Ma non è questo il punto, il punto è che Sallusti rischia il carcere.

Sinceramente, spero non ci vada, primo perché ci andrebbe al posto di un personaggio ignobile che solo l’Italia può concepire come parlamentare; secondo perché trovo il carcere una misura punitiva particolarmente odiosa da riservare a reati molto più gravi.

Preciso, per me il nuovo cocco della Santanché deve pagare, carissimo, per quel che ha fatto uscire sul “suo” Libero, perché ha delle responsabilità nella diffusione di notizie false e perfino di commenti e opinioni offensive al punto di costituire una diffamazione. Ma non credo che una democrazia del 2012, con un sistema carcerario vergognoso, possa permettersi il carcere per reati simili. Neppure Fa(r)ina -più finto che pentito- dovrebbe andarci se per questo. Il carcere è una misura grave, privazione della libertà personale nella sua massima forma, che andrebbe tenuta solo per reati veramente offensivi della vita, della collettività e del bene sociale. Non è scoppiata una rivolta truculenta dalle falsità scritte dall’agente Betulla e poi mandate in stampa da zio Fester. Non hanno ammazzato né messo a repentaglio la vita di nessuno. Hanno ferito l’onore delle persone, la loro dignità e calpestato la verità, questo si, ed è un punto che va tenuto fermo prima far diventare Sallusti un nuovo idolo da santificare.

Anche perché dobbiamo intenderci, la condanna a Sallusti è rispettosa delle regole che oggi abbiamo. E qui sta il punto cruciale: quelle regole vanno cambiate in senso contemporaneo, ci vuole un nuovo codice penale, più adatto alla società di oggi e alle trasformazioni intercorse fra il Ventennio fascista e il prossimo Monti bis. Il carcere non può, oggi, essere una pena accettabile per reati che offendono l’onore o per i casi in cui diffondere notizie e ricostruzioni di fatti false non violi niente più che l’onore e la reputazione delle persone. Servono altre misure, pecuniarie in primis (come già si fa nella maggior parte dei casi ma che dovrebbero diventare la regola), e anche sospensione di alcuni diritti a seconda della gravità. Insomma chi sbaglia deve pagare, ma la privazione totale della libertà non può costituire, lo ribadisco, un rimedio accettabile e proporzionato.

Né Sallusti, né il ben più subdolo Farina, pentito a babbo quasi morto, meritano nulla dal punto di vista morale. Persone senza scrupoli che non possono e non devono divenire simboli di una battaglia di modernizzazione del sistema penale, gente che non può ascendere a paladino della libertà di stampa dato che proprio su quella e per compiacere il pirata Berluscone hanno sostenuto mediaticamente leggi e proposte scandalose.

Ma la loro vicenda può servire a far riflettere, scindendo i fatti (pur gravi e da punire) dalle persone (orribili) che li hanno commessi. Qui deve risiedere la nostra abilità e la nostra capacità di giudizio.

E’ tempo di cambiare, tenendo fermo il fatto che Sallusti -e Farina- hanno commesso un reato da punire, anche severamente, e che non sono vittime innocenti;  la nostra abilità dovrà consistere nel farlo approfittando anche di questa vicenda senza però lasciarsi trascinare nella creazione di nuovi idoli sacrificati alla giustizia in nome di una libertà di cui hanno ampiamente abusato.

Insomma, #NonSiamotuttiSallusti, ma la sua vicenda evidenzia uno dei tanti anacronismi del nostro sistema penale e chiudere gli occhi solo perché ci sta tremendamente sulle palle non è un atteggiamento responsabile.