Impositori di coscienza

A Jesi, secondo quando riportato da Repubblica, tutti i 10 ginecologi della struttura ospedaliera sono obiettori di coscienza. Significa che decidono volontariamente di non eseguire interruzioni di gravidanza volontaria.

Il problema è che ci sarebbe una legge di mezzo, ci sarebbe anche la dignità delle donne (e magari dei loro compagni) e ci sarebbero dei diritti, forse cuciti troppo a misura d’uomo e poco a misura di dio.

Il principio dell’obiezione di coscienza in questi casi si fonda su un principio ipocrita: nessuno può decidere sulla vita altrui -che qui sarebbe quella del feto che avrebbe il diritto, naturale o divino a seconda delle posizioni più o meno religiose, di venire alla luce- ma gli obiettori possono decidere -eccome- sulla vita della potenziale futura madre e di conseguenza su quella del figlio e dell’eventuale compagno. Ovvero nessuno ha il diritto di non far nascere un bambino concepito ma tutti abbiamo il potere e financo il diritto di incasinare una vita già esistente e matura, solo per compiere la volontà di chissà quale principio superiore, sia esso divino o puramente morale, infischiandosene altamente delle conseguenze con procedimenti mentali tipici dell’assolutismo integralista caro ai peggiori integralisti religiosi. E se qualcuno avesse l’ardire di pensare che chi se ne infischia delle conseguenze sono gli “abortisti” allora non avrebbe capito nulla né del senso della legge 194 né del dolore e della forza che serve per decidere e compiere un gesto così forte.

Davvero il dolore che aggiungete alla sofferenza già presente quando vi si chiede di interrompere una gravidanza vi fa stare meglio, in pace con la vostra coscienza, in linea con i vostri principi religiosi e/o morali? Non vi passa mai per la testa che la vostra sia l’incoscienza assolutista di chi vive il mondo in bianco e nero?

Annunci