Mi è semblato di vedele un gatto

Grande movimento sentimentale animalista oggi, dopo che la PETA, acronimo di People for the Ethical Treatment of Animals, ha pubblicato alcune foto (attenzione, sono abbastanza forti) di una gatta usata per un esperimento su un impianto cocleare -effettuato dalla University of Wisconsin-Madison- purtroppo morta per via di una grave infezione batterica (a quanto dice sempre PETA) e dunque decapitata (per dirla brutalmente) dai ricercatori in modo da studiarne il cervello.

Ora, non nascondo che vedere quelle immagini sia stato toccante e di aver provato un forte sentimento di empatia verso quella gatta, anche perché in casa ne ho una a cui -nonostante sia una vomitona e una macchina da peli da paura, oltre che una letale scassa minchia quando è in calore- voglio molto, molto bene.

Ma passato l’effetto stordente delle immagini, basta googolare un po’ e scrivere impianto cocleare per trovare immagini delle operazioni chirurgiche che si fanno sugli esseri umani per impiantare tali sistemi che subito si inizia a respirare con più tranquillità. Esempi (presi dal sito gruppootologico.it):

Ovvero, come in tutte le operazioni chirurgiche di una certa invasività, si vede sangue e parti del corpo aperte e poi ricucite. Un dramma se fatto nei confronti di un animale.

L’impianto cocleare è in grado di fare una cosa: ricostruire e restituire vitalità a un senso umano, l’udito. Se volete vedere come funziona andate qui.

Terribile eh? Si entra nel cervello.

Cosa che cercavano di fare anche i ricercatori della UW-Madison studiando il gatto, che ha il senso dell’udito molto sviluppato ma che funziona in modo simile al nostro. Studi per migliorare quando non cambiare in modo radicale la vita di persone a cui manca qualcosa che noi diamo per scontato e che ci è di fondamentale aiuto nella quotidianità.

Da ieri PETA ha lanciato una campagna, una c.d. flamewar nei confronti della pagina Facebook dell’Università in cui gli attivisti, o chiunque si senta danneggiato moralmente dalle immagini pubblicate online, dica a quelli della UW-Madison tutte le brutte cose che pensano nei loro riguardi. Cose tipo non siete ricercatori ma assassini per intenderci. Magari col nonno o il padre che sta seduto li affianco con un apparecchietto strano attorno al padiglione auricolare, o magari con un figlio nato sordo che adesso può ascoltare e suonare la chitarra, sentendo buona parte dei suoni provenienti dall’ambiente che lo circonda.

Ovviamente nei commenti sparsi fra le varie pagine degli attivisti animalari (oh non ce la faccio a chiamarli animalisti, per i quali serbo ancora rispetto) non mancano commenti gravidi di sapienza e soluzioni alternative alla ricerca sugli animali. Per esempio Fabio B. ci spiega che “la vita di questo gatto vale più di un miliardo di bastardi umani“, o come Lisa N., che probabilmente prende ispirazione da un tipetto con dei baffi buffi di lingua tedesca: “si alla vivisezione umana,pedofili, ergastolani,mafiosi,assassini,terroristi islamici, insomma, apertura delle carceri di tutto il mondo…..da squartare fino all’ultimo respiro……basta alle torture sugli animali indifesi!” Iliana C. deve avere lo stesso padre spirituale: “Perdonatemi forse non so quello che dico[ ma no! tranquilla…] , ma giuro su quello che ho di più caro che per certa gente riaprire i campi di sterminio, senza alcuna remora.” Non mancano le questioni religiose, come quella di Roberta S.: “In certi casi non capisco come dio che li ha creati possa farli torturare cosi’. Queste persone sono il demonio!” Si, dei diavoletti che vorrebbero che i sordi possano sentire, provando a fare, senza poteri magici, quello che si recita in Chiesa invocando quel Gesù “che fece udire i sordi e parlare i muti“. Noi non abbiamo poteri speciali e quindi facciamo del nostro meglio con quel che rimane.  E non riporto i commenti in cui si promette vendetta, fuoco, inferni vari e sofferenze atroci per ripagare quelle causate agli animali.

Ognuno ha le sue idee e se si è contrari alla sperimentazione animale non resta che vivere di conseguenza, compresa l’astensione totale da ogni tipo di cura, senza provare a dire che il “sistema” non lascia però alternativa. Curatevi come sapete fare voi, nei modi che avete appreso e fate la stessa cosa con i vostri animali, lasciate perdere i veterinari e le loro medicine. Mi raccomando, niente epidurale quando sarete incinta e allevate i vostri bambini secondo i rigorosi principi vegan, se muore, nessun problema, è il destino che attende tutti no?

Ah, dimenticavo, tutti a seguire chiassosi la PETA, indignati per quel che fanno i cattivissimi cloni del dott. Mengele, ma nessuno che oggi alzi una voce su quel che fa la PETA e si interroghi sulla convenienza di seguire una battaglia fatta da un’associazione che, sotto l’ombrello dell’eutanasia, sarebbe arrivata ad uccidere circa il 95% degli animali di cui è venuta in custodia nello scorso anno, soprattutto cani e…gatti! Non ci credete?  Fatevi un giro qui o guardate il riassuntino qua sotto:

Riguardo alle cure e alle ricerche per trovarle la posizione della PETA, per bocca della sua fondatrice e presidente dice tutto: Even if animal tests produced a cure for AIDS, we’d be against it. [anche se gli esperimenti sugli animali dovessero portare a una cura per l’AIDS, noi saremmo contrari] (Vogue, settembre 1989).

Tutto questo si scrive attivismo animalista (o animalarismo), ma si legge pericoloso estremismo.

Ovviamente dispiace per quella gatta, come dispiace per gli animali che a volte soffrono e muoiono per via delle sperimentazione. Lo ripeto per l’ennesima volta, la sperimentazione animale non è la perfezione e non costituisce un traguardo della ricerca. E’ un mezzo, per ora l’unico con un certo grado di affidabilità, che ci ha permesso e ci permette di sapere tante cose in più su noi stessi e sugli animali e che ci permette di vivere una vita migliore rispetto a quella -senza bisogno di andare troppo lontano- dei nostri nonni o bisnonni. Stare attenti e vigili affinché non si sacrifichino inutilmente le vite degli animali è giusto e doveroso. Fare battaglie ideologiche in nome di un’etica che da un lato condanna la sofferenza inflitta a tutti gli animali e dall’altro, schizofrenicamente, accetterebbe di sperimentare e torturare (che poi chi ha detto che la sperimentazione sia sinonimo di tortura?) carcerati, assassini, pedofili e tanto altro materiale umano (malati mentali no? E che dire di quelli che stanno in stato vegetativo? O quel tizio che ci sta molto antipatico..) o anche solo lasciare che le cose vadano come devono andare è solo follia allo stato puro che ci farebbe regredire di qualche millennio, peggiorando le nostre condizioni di vita e quelle dei nostri pelosetti.

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