Carogne etiche (+amore)

cibi pieni di carogne eticamente giustificate by ©2013 Almonature

Nessun vantaggio, nessun profitto, nessuna idea o religione, niente giustifica la crudeltà. La sperimentazione sugli animali è crudeltà

È il messaggio fortissimo -il cui primo periodo è condivisibile in toto- che Almo Nature sta consegnando alle nostre orecchie, ai nostri occhi e al nostro cervello in questo periodo tramite una campagna pubblicitaria televisiva contro la sperimentazione sugli animali e in supporto alla raccolta di firme per fermare la vivisezione (che, per inciso, si è già fermata da sola da un bel po’ di anni).

Ovviamente ognuno può pensarla come vuole e fare la campagna pubblicitaria che vuole,  ma Almo Nature è una società che produce e vende cibo “naturale” (+ amore) per gli animali domestici, composto anche, se non soprattutto, da carni varie di vari animali uccisi (carogne, +amore) per essere fatti a brandelli e venire poi venduti sotto forma di gustose crocchette (+amore) e umido in scatolette (+amore). Si vede che i macellai di Almo Nature hanno tanto amore da compensare la perdita di vite animali in gran parte (e in astratto) risparmiabili e si vede che i vantaggi nutrizionali per i nostri cani e gatti e, soprattutto,  i profitti (legittimi) per Almo Nature costituiscono un’ottima giustificazione etica e morale, cosa che la cura delle malattie (comprese quelle di cani e gatti) e la comprensione della biologia non sembrano offrire.

Il discrimine  etico e morale fra le due attività però, almeno per menti sempliciotte come la mia, non è dato saperlo. È bello e semplice accusare gli altri -con un’opera di grande disinformazione (e non parlo della sezione web in cui inscenano un confronto fra pro e contro in cui l’uso sapiente del grassetto* rimarca visivamente il messaggio unico, quello contro ovviamente)-  di infliggere inutili sofferenze negli animali quando ci si arricchisce (legittimamente) foraggiando con le carogne il  “vizio” tutto umano di voler accompagnare la propria esistenza con uno o più (spesso molti più) famelici animali domestici.

 

 

*neppure io uso i grassetti totalmente a caso

 

 

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La vera bestia (post polemico)

da foto-divertenti.it

Gli animalisti duri e puri ritorcono contro l’uomo, in particolare contro chi effettua sperimentazioni e ricerche utilizzando animali, l’epiteto  “bestia”. Ovviamente sono nati gruppi e siti internet in difesa delle prerogative animali, contrari alla “falsa scienza” che additano l’essere umano (alcuni appartenenti alla specie in realtà) come “la vera bestia“.

Motivi che giustificano insulti, accuse di essere sadici bastardi (e molto altro), minacce, auguri di ricevere torture (insieme ai propri parenti o sui propri figli), nonché tragiche liberazioni di animali senza neppure pensare che vengono inseriti in ecosistemi dove o verranno distrutti loro o saranno essi stessi causa di qualche strage. A volte capita che si usi della violenza sulle cose, come quando vengono distrutti i laboratori. Altre volte capita che la violenza venga diretta verso le persone, come accaduto in una manifestazione contro l’azienda farmaceutica Menarini a Pomezia dove, leggo in un articolo evidentemente schierato dalla parte degli “anti-vivisezionisti” ma che fa il suo dovere di croncaca pubblicato da Corriere della Città,

La manifestazione, iniziata alle 14, è proseguita pacificamente, tra cori di protesta a volte molto coloriti, fino alle 16:00, ora in cui ci sono stati attimi di forte tensione. Al passaggio di un’auto con a bordo una dipendente della Menarini gli animi si sono scaldati: alcuni manifestanti hanno preso a calci la vettura, provocando la rottura del lunotto. Sono volati insulti e sputi, e qualcuno ha anche graffiato l’auto sulla fiancata. La dipendente è stata quindi protetta e scortata dal cordone di polizia fino all’inizio di via Tito Speri. La situazione è tornata tranquilla per circa un’ora, poi qualche altro momento di nervosismo ha macchiato una manifestazione dalle ottime intenzioni.

Protestare è lecito, per carità, è un diritto che appartiene a tutti, anche quando le proteste sono imbevute di ignoranza e frasi fatte come la seguente:

La vivisezione è inutile – hanno proseguito – in quanto è stato ampiamente dimostrato che le reazioni degli animali non sono completamente assimilabili a quelle umane: ci sono stati farmaci, risultati innocui durante i test sugli animali, che una volta messi in commercio hanno provocato la morte di migliaia di uomini. E non si tratta di nostre fantasie, ma di realtà verificabili.

Un concentrato extra-forte di luoghi comuni animalisti (non di tutti per fortuna), dove le ampie dimostrazioni non esistono (a proposito di falsa scienza) e in perfetto disaccordo con la loro tanto amata teoria sull‘anti-specismo che ci rende tutti uguali e ci pone tutti sullo stesso piano (tranne quei milioni di moscerini trucidati sulla carrozzeria delle macchine o dei treni, proprio come cani, gatti e volpi ma nel silenzio dei paladini dei diritti animali: assassini andate a piedi e occhio alle formiche!).

Quel che non è lecito è spaccare le automobili di chi non la pensa come noi e, soprattutto, fa un lavoro che a noi non piace come accaduto alla dipendente della Menarini. Ma d’altronde è un comportamento questa volta in linea con la filosofia anti-specista: nulla ci distingue dai nostri compari animali, neppure la ragione, tanto vale comportarsi da bestie, vere bestie, anche fra di noi.

No?

Il sonno della ragione genera gatti vegani

Ho letto, anzi riletto, un delirante sito web in cui si incoraggiano i possessore di animali domestici quali cani e gatti a nutrirli con un’alimentazione vegana, anziché onnivoro-carnivora come sarebbe giusto per loro natura, perché d’altronde ” i nostri cani e gatti non vivono in natura” e dargli scatolette e crocchette non è mica naturale come cacciare un uccellino o un coniglio in aperta campagna. E allora tanto vali nutrirli come ci nutriamo noi, in forza del principio  “mangio senza crudeltà”.

Ora, a parte il fatto che nutrire specie animali secondo principi propri di un’altra specie (la nostra) e peraltro di una sua ristretta minoranza, mi sembra tutto meno che rispettoso della loro “natura”, mi ha colpito la considerazione che

 I gatti selvatici non mangiano certo mucche, né tonni, e nemmeno conigli o galline. Mangiano piccoli roditori, uccellini e altri piccoli animali. Più o meno lo stesso si può dire per i cani. Possono predare conigli e uccelli più grandi, ma non certo mucche! E poi, quanto “naturale” è la vita di un cane in un appartamento, o anche in una casa con giardino? Ben poco. Perché dunque porsi il problema di quanto sia naturale una loro nutrizione vegetariana, quando la loro nutrizione è comunque del tutto innaturale?”

Che i gatti selvatici non mangino quegli animali mi sembra un’affermazione azzardata. Il tonno non lo cacciano dato l’odio per l’acqua, ma non credo nascerebbero problemi se ne incontrassero una carcassa. Idem per una mucca, le cui dimensioni scoraggiano gli attacchi ma, in versione carcasse sarebbe un altro discorso. Galline e conigli non credo costituiscano un problema: dando un rapido sguardo alla pagina wiki sul gatto selvatico si può leggere:

Il gatto selvatico è essenzialmente carnivoro; insetti e vegetali costituiscono solo una piccolissima parte della sua dieta. A prescindere dalla sottospecie, le prede preferite sono piccoli mammiferi, in particolare roditori e conigli, con le lucertole che costituiscono la terza preda principale in Portogallo, e gli uccelli la meno comune. È, tuttavia, un predatore opportunista, che in vari casi è stato visto anche divorare anfibi, pesci, mustelidi, scorpioni e perfino piccoli di capriolo o antilope.

Insomma hanno la malsana abitudine di mangiare altri animali. Non solo quelli selvatici, dato che anche i gatti domestici lasciati liberi o quelli randagi sono talmente ghiotti di altri animali, che uno studio recentissimo uscito su Nature ha stimato che essi uccidono, nei soli Stati Uniti, da 1,4 a 3,7 miliardi di uccelli e da 6,9 a 20,7 miliardi di mammiferi. Altro che crocchette e scatolette. Secondo i ricercatori i gatti liberi di cacciare e i gatti randagi sarebbero la principale causa -di origine antropica, dato che l’uomo si considera responsabile degli animali addomesticati- di mortalità di uccelli e mammiferi negli Usa. Queste ultime considerazioni potrebbero anche essere esagerate, ma è evidente che i gatti sono animali dannatamente carnivori anche nella loro “innaturale” vita domestica.

Il ragionamento alla base della scelta vegana letta sul sito web, quello per il quale se i gatti e i cani fanno già qualcosa che si può considerare innaturale (mangiare scatolette e crocchette), tanto vale andare anche oltre (farli diventare vegani) e conformarli ai nostri principi, ha qualcosa di estremamente contorto: implica che qualsiasi meccanismo di raffinazione, produzione o procacciamento di cibo, modificando ampiamente il prodotto naturale e lo stile “selvatico-naturale” di approvvigionamento, trasformi tutto in qualcosa di innaturale. Mi spiego: se le crocchette sono considerate cibo innaturale, allora pressoché tutto il cibo che ingeriamo, vegano compreso, è da considerarsi innaturale: praticamente nessuno si procura in natura il cibo di cui ha bisogno, la maggior parte del nostro cibo è un prodotto della nostra selezione e molto spesso non lo mangiamo nelle condizioni in cui si presenta “naturalmente”.

Volendo, ci si potrebbe spingere oltre ad utilizzare quel ragionamento. Dato che gli animali domestici a seguito dell’addomesticazione sono “innaturali” potremmo alternativamente a) combattere per inselvatichirli; b) pretendere che rispettino per filo e per segno i nostri dettami: pipì e cacca nel Wc, lavarsi le zampette prima di mangiare e non accoppiarsi dove capita. Andando oltre, potremmo pretendere dalle piantine che abbiamo in casa di crescere senza acqua per rispetto di quelle popolazioni e quegli animali che di acqua ne hanno sempre meno. Oppure chiedere alle nostre amate verdure di non fare la guerra ai poveri insetti e ai poveri batteri che altrimenti morirebbero di fame. Insomma sulla base della presunta definizione di innaturale data a qualche comportamento potremmo giustificare le stramberie più varie su soggetti non umani che con i nostri principi etici e morali non hanno nulla a che fare.

Nel nutrire gli animali domestici secondo una dieta vegana c’è una miopia di fondo che non considera affatto la natura essenzialmente carnivora di quegli animali ma che da voce quasi esclusiva a un principio, di carattere puramente morale e puramente umano, che è quello di non usare crudeltà per sfamarsi, giustificato su basi inesistenti. Quella crudeltà, che in natura è praticamente la regola, noi possiamo individuarla e perfino attivarci per ridurla nella nostra società, ma possiamo e dobbiamo farlo per quanto riguarda noi, non per le altre specie: perché non far diventare vegani anche tigri, leoni o squali se l’unica cosa importante è: “dar loro un cibo sano che non li privi di alcun elemento essenziale e che non li faccia ammalare“? Perché il sonno della ragione genera mostri: convincersi che il mondo possa sottostare ai nostri volatili e temporanei principi morali del cruelty free è un crudele abominio che giungerebbe a negare perfino la continua, quotidiana e spesso cruenta lotta per la sopravvivenza che ogni essere vivente sperimenta ogni singolo secondo della sua vita.

Il gatto preso ad esempio, è carnivoro e spesso crudele, è la sua maledettissima natura e, detto fra noi, se ne frega se per mangiare deve essere sacrificata la vita di un topo, di una lucertola,di un cardellino, di una mucca o di un tonno. Quella è una questione che riguarda noi e quel che noi facciamo, il nostro stile di vita, la nostra sensibilità etica verso certi temi e, soprattutto, la nostra possibilità di scelta consapevole, dettata dal benessere contemporaneo e dall’avanzamento delle conoscenze su noi stessi, di poterci nutrire in modi molto diversi, sfruttando la  globalizzazione del mercato alimentare che ci permette di poter scegliere fra una sterminata varietà di cibi senza dover passare necessariamente per la carne o per i prodotti animali.

Mangiare cruelty free è una scelta etica e morale esclusivamente umana e tale è bene che rimanga.