Conoscere per ridurre (il rischio sismico)

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C’è una cosa carina che riguarda la prevenzione sismica a Ferrara questa domenica (16 ottobre), organizzata dal Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza* con l’Ingv e il Comune. Ve ne parlo per pubblicizzarla e perché è parte di un percorso che ritengo dovrebbe trovare maggiore spazio a livello istituzionale e culturale, divenire modello.

Ferrara e la sua provincia sono state profondamente ferite dai due grandi eventi sismici del 2012. In quell’estate ci si è risvegliati – in senso letterale – con la consapevolezza che anche quel territorio di pianura è a rischio sismico.

Al di là delle incredibili polemiche su un sisma del tutto naturale causato da un sito di stoccaggio gas inesistente – Cavone, do you remember? – e da quella cosa politico-farsesca che fu l’ideazione della Commissione ICHESE (che, con quelle sue strane conclusioni, ha alimentato, anziché spegnerla, la scintilla del retropensiero) la reazione è stata quella dell’Emilia operaia, del rimboccarsi le maniche, della ricostruzione.

Proprio narrativa della ricostruzione – ne ho scritto già qualche tempo fa – è diventata quasi l’unica chiave di lettura della fase post-sisma. Perché è importante, perché significa, si spera almeno, maggiore sicurezza strutturale degli edifici e, soprattutto, rinascita.

Il problema – o, almeno, questa è la mia impressione – è che il grande peso dato alla ricostruzione e alla prevenzione sismica, intesa come miglioramento strutturale degli edifici pubblici, ha quasi del tutto assorbito tutto il discorso più grande sulla prevenzione sismica tout court.

È rimasto molto indietro una fase che considero invece fondamentale: quella dell'”educazione” alla prevenzione e al rischio. Ed è questo di cui si occupa l’iniziativa che voglio segnalare.

Si chiama PlayDecide, è un gioco che coinvolge i cittadini che interpretano un ruolo (il sindaco, l’esperto, il semplice cittadino) e si cerca insieme di prendere le decisioni migliori per mitigare il rischio sismico. È un modo, divertente, non solo per conoscere ma anche per prendere coscienza del rischio ed essere in grado di attivarsi socialmente nella vita reale e spingere se stessi, gli altri e gli amministratori pubblici verso buone pratiche di prevenzione. Questo video lo spiega meglio:

È solo un primo step. C’è infatti un progetto di più ampio respiro sotto in parte nuovo, in parte già iniziato qualche anno fa con l’elaborazione partecipata di 10 cose da fare per rendere più sicure le nostre case.

Con questa iniziativa prende infatti il via a Ferrara KnowRISK, un progetto finanziato dalla Commissione Europea, a cui partecipa anche l’INGV. Il progetto è stato attivato a Ferrara dal Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza in collaborazione con il Comune, e ha l’obiettivo individuare strategie efficaci e sostenibili per la riduzione del rischio, ponendo l’accento sulle misure per diminuire la vulnerabilità non-strutturale delle abitazioni.

Questo sul principio che non sono solo le scosse a provocare morti e feriti (mi verrebbe da dire che scosse come quelle del 2012 non dovrebbero proprio avere alcun effetto disastroso), ma anche ciò che ci può cadere addosso nelle nostre case, come librerie, armadi, o semplici oggetti. Solo che non ci badiamo, pur essendone coscienti non ne siamo del tutto consapevoli, forse siamo (oggi) colpevolmente disinteressati.

Ecco perché è importante formare questa consapevolezza, costruendola in modo partecipato con strumenti e strategie che non siano un semplice libricino di consigli, ma che permettano il confronto, l’emersione dei dubbi e la risoluzione facendo sentire i partecipanti coinvolti in questo piccolo processo decisionale.

Non è La Soluzione, ma un piccolo step tra i tanti che vanno fatti per elaborare collettivamente e singolarmente una nuova cultura del rischio e della sua riduzione, della responsabilizzazione di cui oggi abbiamo bisogno per non ricadere sempre negli stessi errori e riascoltare a ogni tragedia sempre le stesse frasi, ormai diventante standard.

Insomma, è una di quelle iniziative che dovrebbero girare gran parte dell’Italia in una strategia – oggi quasi del tutto inesistente – tesa a formare una nuova consapevolezza sui terremoti.

*Sono un collaboratore del Master in questione

(la foto è di Brett Hondow, public domain, Pixabay)

Train to nowhere

Premessa: 1) non mi dilungo su dettagli tecnici; 2) non mi dilungo sui dettagli di tutta la storia; 3) è sabato; 4) oggi vi metto anche la musica.

Dopo il sisma che nel 2012 ha colpito l’Emilia la Regione Emilia Romagna ha deciso di formare una commissione di esperti per cercare di dare alcune risposte sulla sua origine. Una roba nata, diciamolo, per fornire ai cittadini più dubbiosi, più incerti, risposte autorevoli e il più possibile imparziali su alcune questioni che si facevano largo nell’opinione pubblica, una su tutte: siamo stati noi con le nostre attività nel sottosuolo a provocare le due scosse del 20 e 29 maggio? (Meglio: siete stati voi e i vostri amichetti petrolieri con i vostri fottuti piani di sfruttamento della Natura a causare tutto?).

All’inizio molti attivisti e alcuni politici dell’area ‘anti’ (che chiamerò No Triv per comodità da qui in poi) misero in discussione l’imparzialità della commissione: quelli lì hanno avuto contatti a più livelli coi petrolieri, vedrete che uscirà fuori solo la solita ‘sola’, non ce le beviamo.
Poi, una volta reso noto in maniera rocambolesca il rapporto ICHESE (conservato nei cassetti della Regione per un po’ di mesi, con gli assessori regionali che sfacciatamente facevano finta di nulla negli incontri con i No Triv, prima che Science scoperchiasse tutto), tutti a ricredersi: gli scienziati avevano trovato una pistola che forse era fumante nel 2012 nel giacimento di Cavone e chiedeva di fare il ‘guanto di paraffina’ per vedere se quella mano aveva premuto il grilletto. Il famoso “non si può escludere” ecc. ecc.

Il modo in cui sono andate le cose – oltre a far fare una clamorosa figuraccia alla Regione – ha ribaltato anche i piani dei No Triv: “Ah, gli scienziati buoni hanno trovato il colpevole e voi politicanti cattivi ce lo volevate nascondere per poter continuare a rendere la nostra terra una groviera”. I dubbi si sono letteralmente trasformati in certezze: le estrazioni a Cavone hanno determinato la catena di eventi sismici (terminologia non corretta? Portate pazienza…premesse 1, 2 e 3) che ha scombussolato l’Emilia e la Regione (insieme al Mise) stavano tentando di nasconderlo (probabile invece che non sapessero come comportarsi con i propri scettici cittadini di fronte a questioni legate alla probabilità, uno dei grandi e temibili mostri che si frappongono nel rapporto tra scienza e società).

Dopo ICHESE sono successe varie cose: la Regione ha bloccato i nuovi permessi per precauzione (ma ha lasciato stare le attività già in essere, vai a capire il senso logico), una nuova commissione si è formata per fare quel benedetto ‘guanto di paraffina’ al Cavone e, infine, gli esami della polizia scientifica hanno scagionato il principale imputato: Cavone è innocente.
Il test della scientifica è stato ‘validato’, ma solo nei metodi usati, dall’INGV. Questo perché la ‘scientifica’ aveva usato prove un po’ più vecchie rispetto al verificarsi del fatto, prodotte dalla difesa dell’imputato (le avevano trovate gli investigatori dell’Agip prima del sisma) e dunque serviva un ente super partes per confermare che erano utilizzabili.

Il senso di tutta l’operazione è ancora disperso da qualche parte. Tipo: se c’erano già studi considerati dirimenti prima del rapporto ICHESE, perché quest’ultimo non ha fugato subito ogni dubbio utilizzandoli? (non sto accusando, sto proprio chiedendo). Perché nessuno ha chiesto a nessuno come mai dopo la prima scossa (quella del 20) non è stata pre-allertata la popolazione che – magari, forse, non lo sappiamo ma è probabile, non si può escludere – ci sarebbe stata un’altra scossa a breve? Perché nessuno ha chiesto a nessuno lumi sulla terza scossa?

E, ancora e più importante, cosa abbiamo guadagnato tutti quanti da questa storia? Qualcuno dirà – legittimamente – che ne sappiamo di più. Io (che conto quanto una moneta da 500 lire), e su questo convengo con l’ex presidente dell’INGV Enzo Boschi (sempre molto critico in tema) penso che, alla fine, siamo davanti a una vicenda ridicola. Che non ci sta portando da nessuna parte: i No Triv sono diventati No No No No No e ancora No (avete capito? No!) Triv, la Regione annuncia che tutto è ok e che presto si ritorna a bomba. Nel frattempo nessuno si interroga più su una cosa importante: dato che i morti non li fanno i terremoti ma gli edifici non adeguati alle sollecitazioni sismiche, di chi è la vera colpa di tutto quanto è successo? E fino a che punta arriva? E cosa stiamo facendo, nel frattempo che cerchiamo un pistolero che non è mai esistito, per far sì che non accada più o, quantomeno, per mitigare di molto il rischio (stante il fatto che la pericolosità rimane sempre quella)?

Sotto molti aspetti non è cambiato un tubo.

Anzi sì, il modo in cui è stata architettata la storia (a partire dal fatto che la Regione abbia chiesto a un gruppo di esperti se un progetto mai realizzato abbia potuto concretamente dare vita al terremoto: stoccaggio gas a Rivara: un po’ come se chiedeste a un pool di esperti se pensando intensamente e in maniera birichina a Jessica Alba la si possa far rimanere incinta), la mancanza di trasparenza della politica istituzionale, una comunicazione stupida, la caccia al capro espiatorio per far star buoni i rompi balle, hanno prodotto solo peggioramenti: chi pensava prima a cause antropiche, oggi ne è ancora più convinto, chi pensava a cause naturali oggi è convinto come ieri, chi pensava che la scienza e gli scienziati fossero in qualche modo in una posizione di imparzialità si è accorto, casomai ce ne fosse stato ancora bisogno, che a un certo punto tutto viene fagocitato dalle logiche politiche (e economiche), anche quando non si dovrebbe, anche quando l’intento dichiarato era un altro: insomma, dal rapporto ICHESE in giù, la scienza ha perso credibilità agli occhi di molti, la politica idem, le istituzioni idem con patate. Alcune cose – forse quelle più importanti – sembrano cambiate in peggio.

Train to nowhere.

Sì, sono stato superficiale (premesse 1, 2 e 3). Dunque vi rimando a chi è più bravo, tipo Silvia Bencivelli su Strade

Le previsioni di Luke

Luke Thomas Holmquist, Luke Thomas per tutti, stando al credito che alcuni sulla rete gli danno -magari riportando con dei bei titoloni acchiappalettori le sue ultime uscite e poi discostandosene solo a fine articolo/post- sarebbe un esperto super-duper nella previsione precisa, circostanziata e verificabile dei terremoti: uno che mangia la pastasciutta in testa a Giampaolo Giuliani e al suo radon per intenderci.

Prova ne sia la sua previsione di un terremoto di magnitudo superiore a 5 in Sicilia per lo scorso 16 agosto poi “realizzatasi” in due forti scosse di magnitudo 4.1 e 4.2 nella notte fra il 15 e il 16 agosto.

Sul suo sito –quakeprediction– c’è una lista sempre aggiornata di tali previsioni. Le ultime che riguardano l’Italia sono per il periodo che va dall’11 al 15 novembre con fortissime probabilità che si verifichino nel Nord Italia, in particolare a Pescara e nella zona di Ancona (…eh lo so, diciamo che non siamo proprio in Padania):

Come si può vedere dal grafico, però, qualche decina di capoluoghi di provincia è a fortissimo rischio nella giornata dell’11, con probabilità spesso molto superiori al 90%.

È affidabile?

No.

Stando a quanto riporta Luke Thomas stesso, le sue previsioni si basano sulle seguenti osservazioni:

Thermal temperature changes
ULF or Ultra Low Frequency sounds
Micro earthquakes
Animal behaviour
Human behaviour
Moon phases
Seismic gaps
Satellite earthquake clouds
Water temperature changes

Per sua stessa ammissione nell’intervista rilasciata al giornale locale Pattionline:

Io uso le temperature, il vento, l’umidità e il punto di rugiada di ciascuna delle città per le quali effettuo una previsione di terremoto. Il modello di previsione è basato su molte ore di ricerca

In pratica prevede i terremoti con le previsioni del tempo. Metodo che secondo lo stesso ‘ricercatore’ non dava buoni risultati fino al luglio 2013, ma poi il monte ore dedicato alla ricerca ha raggiunto un punto tale che, magicamente, sarebbe arrivata anche l’accuratezza:

Prima del primo luglio 2013 non potevano essere previsti. Adesso, dopo oltre 15.000 ore di ricerca, ho finalmente scoperto la chiave per la previsione dei terremoti.

Sarà.

Se vi state ancora chiedendo se e come abbia azzeccato le scosse in Sicilia bé, non le azzeccate. La previsione originale riguardava il territorio compreso fra Napoli, Catania, Catanzaro , Messina e anche Pescara (oltre Ancona e Firenze)…

…che, come dire, non è proprio una zona ristretta. Gli eventi sismici di una certa entità -e di molto inferiori rispetto a quanto previsto (ricordiamo che tra magnitudo 4 e 5 c’è un abisso) si sono realizzati poi solo nell’area di Messina.

Possiamo dire che ha azzeccato Messina per puro caso. Se non ci credete, c’è chi da tempo fa, con molto rispetto, le pulci al nostro ricercatore mmerigano, prendendo in considerazione le previsioni fatte dal maggio 2012 ad oggi e quello che poi è successo nella realtà: è il sito web quackpredict.com

Nella pagine dedicata alle previsioni di Luke Thomas Holmiquist potrete notare come il loro grado di accuratezza e affidabilità sia davvero misero: ne ha azzeccate l’1,32%, 3 su 227.

Schermata presa da QackPrediction sulle previsioni di Luke Thomas Holmquist
Schermata presa da QackPrediction sulle previsioni di Luke Thomas Holmquist

I terremoti, ad oggi, non sono prevedibili con un alto tasso di accuratezza e precisione, diffidiamo da chi dice di poterlo fare senza dimostrarlo.