La salute e il lato buono di internet

Internet è un grande strumento di comunicazione, questo lo sanno anche i sassi e dirlo è ormai diventato una space di mantra. La sua libertà, più o meno ampia, comporta che chiunque possa scrivere ciò che vuole e che chiunque possa informarsi su ciò che gli interessa come e dove vuole. Rimane il problema della credibilità delle fonti che sulla rete sono spesso nascoste quando non del tutto assenti. È spesso assente anche una verifica della plausibilità delle notizie che è -grossolanamente- ciò che dovrebbe distinguere il lavoro giornalistico dallo semplice scribacchiare sul web (spessissimo non è così, anche perché è un’attività sempre più difficile, ma  questo è un problema a parte).

Uno dei campi in cui le informazioni sbagliate hanno un grande potenziale dannoso è quello della salute/medicina. Una pratica particolare che credo coinvolga più o meno tutti è quella infatti di cercare informazioni riguardo alle malattie che ci colpiscono o che hanno colpito qualcuno a noi vicino. Anche qui si trova di tutto online e spesso è meglio resistere all’impulso di gugolare in cerca di risposte mediche: si rischiano l’ipocondria e la paranoia a leggere i resoconti delle persone, oppure ci si improvvisa medici di se stessi applicando sintomi letti su wikipedia in rapporto a quello che succede a noi o agli amici/parenti. Quando va bene andiamo dal medico e dopo 10 minuti (sempre che la visita arrivi così lontano) pensiamo che lui si sbagli e che noi ne sappiamo di più.

Quando va male si incappa nella trappola omoeopatica o di tutte le altre medicine alternative che promettono guarigioni naturali e indolori alla faccia dei produttori di medicine brutti e cattivi.

Quando va male male male, complice uno stato di disperazione e rassegnazione, la trappola è quella dei guaritori simil filippini, quelli che estirpano il male a mani nude senza ferirci o che ci impongono le mani manco fossero Gesù cristi o re francesi taumaturghi in grado di sanare lebbrosi e scrofolosi.

Eppure, il solo fatto che su internet si possano trovare tante informazioni che hanno a che fare con la salute sembra avere un lato molto positivo, almeno negli Usa.

Secondo uno studio condotto su 2489 persone fra i 40 e i 70 anni da Chul-joo Lee,dell’Università dell’ Illinois at Urbana-Champaign, Jeff Niederdeppe della Cornell University, e Derek Freres,  dell’Università della Pennsylvania e pubblicato sul Journal of Communication, gli americani, specie i meno abbienti e meno ‘letterati’ grazie ad internet cambiano la loro visione “fatalista” sui tumori. In sostanza, avere accesso a una serie di informazioni riguardo i tumori, la loro prevenzione e il loro trattamento scombina la forma mentis che traduce il cancro in una mera questione di fortuna o ‘fato’ e riduce questa visuale fatalista in favore di una più razionale.

Il bello è che secondo i ricercatori questa ‘riduzione’ si ha fra le classi di popolazione più ignoranti e questo non può non significare che l’accesso alla conoscenza, seppure non profonda, è un fattore fondamentale per cambiare i punti di vista nella propria vita. Essere convinti che un tumore dipenda dalla fortuna/sfortuna o dalla volontà di qualche divinità e sapere che invece un fattore fondamentale è lo stile di vita, compreso quello alimentare, fa tutta la differenza del mondo nella prevenzione. Così come la fa sapere che esistono cure (anche se non per tutto) che possono allungare la speranza di vita quando non sconfiggere totalmente il cancro, donando -laddove possibile- speranza anziché rassegnazione a qualcosa che si pensa sia al di là del controllo non solo personale ma proprio umano.

Avere facile accesso alla conoscenza è ciò che contraddistingue la nostra società, tanto che qualcuno la chiama proprio “società della conoscenza”. È uno dei grandi vantaggi che noi umani di oggi abbiamo nei confronti di chi ci ha preceduti non solo per poter essere potenzialmente sempre più liberi, ma anche per essere -imparando a conoscerla e capirla- sempre più padroni della nostra salute e dunque della nostra vita.

Internet, se ben usato, si mostra così come un potente antidoto contro l’ignoranza (e l’irrazionalità).

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Usi e abusi di Schopenhauer nella pseudoscienza

C’è una piccola formuletta, molto di moda negli ambienti “contro” o “alternativi”, principalmente in ambito pseudoscientifico (dall’animalarismo, all‘omeopatia passando per il complottismo e le scie chimiche), per essere matematicamente sicuri di essere nella parte del giusto. E’ una citazione, presa da qualche raccolta di aforismi (non sono riuscito a trovare una fonte, ma solo la citazione senza alcun rimando a dove si trovi), di Schopenhauer:

Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate; secondo: vengono violentemente contestate; terzo: vengono accettate dandole come evidenti.

Fatto, basta che qualcuno contesti e confuti le nostre teorie, le nostre posizioni per essere automaticamente dei rivoluzionari della verità. Ogni cazzata passa così per essere automaticamente ammantata dal sacro dono della Verità, in quanto ridicolizzabile e contestabile.

Mi fa strano che questa massima venga molto utilizzata -fra tanti altri- dagli animalari (termine giusto per distinguere animalisti dalle loro incarnazioni più estreme e irrazionali). Gli stessi animalari che “ridicolizzano” i risultati della medicina e della ricerca scientifica così come oggi viene fatta sostenendo che sia priva di risultati, che non abbia portato a miglioramenti tangibili e che sia inutile. Gli stessi animalari che -in opposizione agli “specisti” o ai difensori della sperimentazione animale- violentemente contestano la scienza odierna (e passata), violentemente agiscono (con insulti, molestie, azioni distruttive, taglie sui ricercatori ecc ecc) per propugnare la propria causa.

Gli stessi soggetti che, in pratica, mettono in moto i primi due stadi previsti dal filosofo tedesco, e che magari saranno gli stessi che affronteranno, si spera, anche il terzo stadio previsto per le “verità”. Ovvero quello di prendere come “evidente” il fatto che la sperimentazione animale sia, ad oggi, ancora necessaria. E forse sono coerenti in questo, dato che seguendo sempre gli insegnamenti dello stesso applicano anche un’altra massima: Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani, cioè si passi dall’oggetto della contesa (dato che lì si ha partita persa) al contendente e si attacchi in qualche modo la sua persona (L’arte di ottenere ragione).

E’ bastato applicare le massime di Schopenhauer ai loro comportamenti per ribaltare il tavolo e lo si potrebbe fare con tanti altri gruppi di pensiero convinti che la contestazione e l’opposizione alla c.d. “scienza ufficiale” o alle versioni ufficiali di qualche evento (un esempio a caso, l’11 settembre 2001) contenga di per se, per il solo fatto di essere sorta, un valore di verità.

Ovviamente da ciò non si potrà trarre la conclusione che la ragione stia dalla parte a loro avversa, anche perché la massima, contrariamente all’aurea perentoria che assume nei vari discorsi (magari perché proveniva da un filosofo contrario alla vivisezione), non ha alcun valore; ogni verità significa che tutte le verità subiscono questo processo, ma basta un esempio banale per smontarla: accendete una luce in casa e chiedete a chi sta con voi se la luce è accesa o è spenta. Se vi dirà che è accesa vi ha appena detto una verità, per quanto piccola, senza ridicolizzarla e contestarla violentemente. Oppure significa che quella lampadina accesa, in quanto non contestata e sbeffeggiata è in realtà spenta, virando nel nonsense?.

Semplicemente, ci sono alcune verità che faticano ad emergere, ma il merito di ciò, storicamente, va assegnato a menti chiuse, ideologiche, irrazionali e ascientifiche, non alla scienza, che è l’unica forma di pensiero che in sé non è  ottusamente ideologica: quando si accorge di aver percorso la strada sbagliata, torna indietro e ne segue un’altra che dia più certezze. Lo fa basandosi su “segnali stradali” che sono costituiti dalle “prove”, non dalla filosofia e non dalle massime prese da internet. Se non funziona, non funziona.

Questo non vuol dire che non ci siano scienziati ottusi al mondo (o che la scienza sia un mondo fantastico dove tutto è perfetto), ma attorno a loro c’è una comunità piuttosto ampia, critica, che è pronta ad andare oltre i singoli e farsi guidare dalle prove, dai dati, dai numeri, sbagliando tantissime volte, ma arrivando alla fine sulla Luna o su Marte oppure debellando la polio o, più in generale, permettendoci di passare buona parte del nostro tempo seduti davanti a uno schermo a scrivere ciò che pensiamo anziché spaccarci la schiena sui campi e sperare che stanotte non grandini. E non significa che non ci saranno mai alternative al modo di fare odierno, nello specifico della sperimentazione animale ad esempio, non significa che un giorno diventi completamente inutile e completamente rimpiazzabile con soluzioni più etiche e perfino migliori dal punto di vista dei risultati. Ma sarà così solo quando qualcuno lo dimostrerà, non filosofeggiando, ma presentando alla comunità (che include anche noi tutti non scienziati) i risultati di studi e ricerche.

Vabbè, ho divagato, ma tutto ciò per dire che quell’aforisma di Schopenhauer è un pensiero vuoto usato per riempire tesi altrettanto vuote: le prove, i dati, i fatti, le teorie verificate e verificabili, le analisi e infine le alternative che si dimostrano tali sono gli unici argomenti che possono riempire di contenuto le nostre teorie, sono gli unici segnali in una strada irta di ostacoli e che non sappiamo se ci porterà dove vogliamo andare. Attribuire a quella frase una potenza tale da rendere automaticamente vero ogni  pensiero “contro”, portando come attributo di valore il fatto che appartenga a un filosofo di grande spessore, potrebbe portarmi, infine, a chiedere ai suoi utilizzatori se pensano che anche un’altro pensiero dello stesso Autore abbia una forza tale da dover costituire fondamento e giustificazione di qualche altra azione futura:

Quando le leggi concessero alle donne gli stessi diritti degli uomini, avrebbero anche dovuto munirle di un’intelligenza maschile. (Schopenhauer, L’arte di trattare le donne). 

Certo, parla di altre cose, ma perché il primo aforisma dovrebbe essere più valido di quest’ultimo? Solo perché avvolge, con una bolla di sapone pronta a scoppiare, l’aria fritta di certe teorie?

edit: mi è stato fatto notare di aver scritto pedissequamente Schopenhauer senza “ch”. Corretto.

Effetto placebo

Tanto per incominciare sgomberiamo il campo da facili illusioni: no, nonostante il titolo, non parlerò di omeopatia!

Parlerò di religioni (lo so, anche quella omeopatica è una fede).

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Religion and Health avere un credo religioso è d’aiuto nel superare meglio le malattie. Sembra che basti un credo qualsiasi, dal Cattolicesimo al Buddhismo, passando per il Protestantesimo e il l’Islamismo.

Basta credere in qualcosa, che si chiami Yahweh o Allah o Nirvana poco conta, l’idea che la propria vita abbia un senso se si pensa di averne un’altra a disposizione sembra portare effetti benefici quando i tratti positivi di ciascuna credenza prendono il sopravvento e influenzano la personalità del credente-malato. Secondo i ricercatori il credo religioso si accoppierebbe bene con lo stress da malattia influenzandolo positivamente. Ovviamente non è tutto oro ciò che lucica, perché gli aspetti negativi delle religioni, che potremmo definire aspetti punitivi, possono portare alla depressione del malato che interpreta la malattia come volontà divina. Infatti il consiglio dato agli operatori sanitari è quello di assecondare gli aspetti “buoni”, positivi, di ogni credo spirituale in modo che influiscano positivamente sul decorso della malattia.

Esatto, non sono miracoli e non sono interventi divini, a meno che le divinità in questione non si chiamino Placebo (che poi se lo leggete in inglese e vi piace il gruppo musicale che porta lo stesso nome potrebbe anche darsi). Credere che qualcosa ci aiuti e ci faccia bene, ci aiuterà e ci farà bene. Ma non ci curerà e non ci salverà e non avrà influito volontariamente su di noi. Sarà solo il singolare punto di vista di ciascun “fedele” a darne questa interpretazione, ma la realtà ha confini ben più larghi.  Avere una “spiritualità positiva” è probabile che influenzi positivamente il decorso della malattia. Così come avere una “spiritualità negativa” è probabile lo influenzi negativamente. E’ una cosa che i ricercatori vedono ogni giorno quando fanno i trial clinici, una parte dei pazienti che assume dei placebo sentirà di star meglio o peggio, dipendendo molto da quanto si “crede” nella pillola che si ingurgita (più altri fattori). La religione funziona così, né più né meno. Una grossissima pillola di placebo spirituale che siamo abituati (stavo per scrivere costretti) a ingoiare fin da piccoli, composta da una raffinatissima polvere di irrazionalità, sostanza a metà fra ignoranza e falsità arcaiche.

XXI Secolo (?)

Newton e la mela, chissà che non fosse dello stesso albero i cui frutti era proibito mangiare (si, lo so, Newton credeva in Dio, e allora?)

È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”. Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. » (Genesi 3,1-7 )

E noi gliene siamo grati.

Una bella collezione di perle raccolte dal giornalista di Repubblica Francesco Cocco ci racconta in pochi minuti chi e cosa contribuisce a mantenere l’Italia una nazione col freno a mano tirato in ambito scientifico e culturale, cercando ancora di salvarci da un racconto allegorico, da un peccato originale che in realtà sarebbe una benedizione: aver acquisito la conoscenza.

Buona visione:

http://video.repubblica.it/rubriche/allegro-purtroppo/te-lo-do-io-il-bosone-chiesa-vs-modernita/100085/98464

Terremoto: Red Ronnie, HAARP e amenità religiose

Internet è una grande risorsa ma, come tutte le cose buone, ha il suo prezzo: in questo caso è l’imbecillità che non trova più freni e può espandersi senza filtri.

Dopo il terremoto che ha colpito parte dell’Emilia fra le giornate del 20 e del 21 maggio (che ho vissuto personalmente) hanno iniziato a farsi strada le solite, trite e ritrite, teorie di un progetto umano dietro la catastrofe, oppure di un destino già scritto e preannunciato dai Maya.

Ad iniziare tutto, questa volta, è stato Red Ronnie, imbecille maximo nazionale (potrei dire di peggio, ma magari sconfinerei negli insulti, mi limito qui a dire la verità su un uomo di spettacolo che non ha più senso di esistere, mediaticamente parlando) che, vivendo a Pieve di Cento, ha sentito bene le terribili scosse. Si è subito attaccato a Twitter per farci la cronaca dell’evento, rimandando a un articolo del sito nextme che collega una “profezia” Maya sull’eclissi solare e fenomeni sismici. Red fa 2+2 e ci spiega che il terremoto era previsto. Solo che Red non sa leggere, perché in quell’articolo i fenomeni sismici vengono collegati con le zone interessate dall’eclissi e la Pianura Padana non era certo fra quelle, a meno che non si sia spostata silenziosamente nel Pacifico.

Fosse rimasta ferma ai cinguettii deliranti del delirante Ronnie la questione non sarebbe neppure troppo interessante, ma il problema è che l’imbecille (non si offenda, lo è e non ci può far nulla, se non imparare a leggere meglio) è stato intervistato sia da Sky TG24 che dal TG1, prode alfiere del servizio pubblico che presta sempre volentieri il proprio supporto ai cialtroni (conosciuti anche come Roberto Giacobbo o i vari sensitivi/astrologi ecc onnipresenti).

Red Ronnie e il TG1 non sono gli unici a spargere sale sulle ferite, a far di peggio ci pensano i complottisti. Gianni Lannes, nel suo delirante blog Su La Testa, riaccende la miccia dei terremoti pensati a tavolino dall’esercito amerigano. I gringos stanno sperimentando a nostre spese nuove armi di distruzione per controllare l’intero Pianeta. Ovvero, nella pianura emiliana abbiamo subito un terremoto artificiale. Tutto causa del famigerato progetto HAARPHigh Frequency Active Auroral Research Program) che ha lo scopo ufficiale di ricercare nuovi canali di comunicazione radio a uso militare nella ionosfera ma che in realtà serve (secondo i complottisti, o ignoranti o creduloni o paranoici, chiamateli come vi pare) a creare una potente arma elettromagnetica per provocare terremoti e influenzare i fenomeni atmosferici (se vi vengono in mente i deliri sulle scie chimiche degli aerei siete sulla strada giusta). Si sa, Finale Emilia, San Felice, Sant’Agostino e Ferrara sono covi di terroristi rossi che l’avida massoneria imperialista vuole tenere a bada.

Finito? No, Alessandro Martelli, direttore del Centro ENEA di Bologna, afferma in un’intervista riportata da più parti (ex plurimis il sito web 6 aprile) che il terremoto era altamente probabile ed era stato previsto grazie a strumenti sperimentali. Perfino la Commissione Grandi Rischi era stata informata.  Da qui il grande scandalo: perché la popolazione non è stata avvertita? C’è forse un progetto sotto, magari collegato con lo scandaloso decreto legge del Governo che nega i risarcimenti di Stato alle vittime delle calamità naturali? Si può rispondere semplicemente chiedendo di rileggersi bene le parole di Martelli: da nessuna parte ha affermato che il terremoto fosse prevedibile con esattezza. Quel che ha affermato è che con gli strumenti attuali, peraltro sperimentali (sapete cosa significa e quali conseguenza porta l’aggettivo sperimentali, vero?), si è potuta calcolare una forte probabilità che un terremoto forte avvenisse nella zona. Punto. Nessuno può prevedere il quando il dove con precisione. Infatti lo stesso Martelli chiarisce che questi strumenti sarebbero idonei per programmare dei controlli sulla tenuta delle strutture, niente più. Anzi, dice esplicitamente che: “Non si possono immediatamente evacuare delle zone per mesi ma di sicuro si può verificare le strutture strategiche,  e organizzare la protezione civile, informare la popolazione su come si deve comportare.” Ottimo, ma quali popolazioni avvisare? Solo la provincia di Modena, anche quelle di Ferrara e Bologna. Perché non quella di Reggio Emilia. E Rovigo, Venezia? Mantova? Milano? Avvisiamo l’Italia intera?

Martelli prevede scosse distruttive al Sud, dove? Quando? Non ce lo sa dire e non ce lo dice perché non può. Le sue parole erano dirette al problema della prevenzione, al fatto di poter -forse, ribadisco che gli strumenti sono sperimentali- interpretare alcuni segnali sismici per rafforzare i controlli, preparare i soccorsi e tenerli in uno stato di vigile allerta. Ma qui affiora un problema di comunicazione del rischio: avvisare la popolazione di un probabile (ma non certo) evento terribile, che potrebbe verificarsi in un periodo di tempo piuttosto dilatato, non creerebbe forse crisi collettive di panico? Che impatto avrebbe sulla psiche delle persone? Se dopo 5 mesi non accadesse nulla, la gente non inizierebbe forse ad assuefarsi pericolosamente al rischio fino al punto di non considerarlo più? E che fare con la produzione industriale e agricola? Bloccarla?

Forse Martelli poteva soppesare di più le sue parole e “prevedere” che “molto probabilmente” sarebbero state lette come affermazioni di una possibilità reale e precisa di prevedere gli eventi sismici. Così non è e dire il contrario è terrorismo psicologico pseudoscientifico che non fa altro che esasperare gli animi delle persone e creare sfiducia verso le istituzioni (immediatamente identificate come colpevoli per non aver allarmato la popolazione) e la scienza (rea di voler nascondere la verità in nome di chissà quali interessi superiori).

Finito.

Anzi no, i deliri pseudoscientifici e complottisti sono stati affiancati dai deliri religiosi di Bruno Volpe e Carlo Di Pietro del sito internet iper cattolico Pontifex: il terremoto è un segno da decifrare,  la punizione del loro dio, che da un lato,  “è infinitamente buono, Essere misericordioso per eccellenza, non vuole il male dei suoi figli e non castiga nessuno. E’ il Dio della vita e la dona in abbondanza a chi segue il Suo amore ed i Suoi Comandamenti” salvo dimenticarsene e diventare infinitamente meschino, essere ripugnante per eccellenza che vuole il male dei suoi figli e castiga alla cieca, diventando il Dio della morte che la toglie in abbondanza indiscriminatamente, quando “Con la nostra cattiveria e fede inesistente, con il nostro egoismo, con la nostra indifferenza, costringiamo Dio ad acconsentire che accadano cose gravi: dei segnali da decifrare. A volte, Dio permette il male per arrivare al bene.” Capito? il Dio onnipotente costretto da noi esseri umili, suoi servi perpetui a punirci per le nostre malefatte. E’ un padrone che non vorrebbe picchiarci o ucciderci  ma che non esita a farlo quando non rispettiamo il suo volere colpendo alla cieca, prendendo i primi che trova, come le ritorsioni naziste. Ne ammazza 7 oggi (e 360 ieri a L’Aquila) per educarne 60 milioni. Il 20 maggio la nostra colpa era quella di essere in Emilia “ricca regione delle cooperative rosse“. 

“Avete dato davvero quello che potevate dare ai poveri o avete pensato solo per voi? Regione della promiscuità e del comunismo, avete davvero ringraziato Dio per tutta la fertilità che vi è stata gratuitamente donata?” Se non l’avete fatto (e non l’avete fatto) vi siete meritati il castigo e pazienza se a pagare sono inermi e indifesi, pazienza se a pagare sono paesini lontani dall’opulenza o onesti lavoratori.

Nessuno che sia in grado di pensare che le cose semplicemente accadono, che la tettonica a zolle spiega benissimo il terremoto dei giorni scorsi, quelli passati e quelli futuri senza scomodare piani super-segreti che chissà come mai sembrano essere la causa di tutte le tragedie del mondo contemporaneo (la Natura è ormai inerme spettatrice a quanto pare); nessuno che si rassegni al fatto che, per ora, non possiamo prevedere questi disastri (possiamo lavorare per cercare di evitarli il più possibile: con la prevenzione); troppi che leggono agghiaccianti segni divini in eventi tutto sommato normali, seppure atroci per noi uomini.

Ignoranza, paranoia e bigottismo spopolano in rete, utili solo a sviare le persone dai problemi veri e dalla ricerca di soluzioni vere. Internet è un mondo meraviglioso, ma purtroppo è colpito dal virus dell’imbecillità che si fa più forte nei momenti di crisi e durante le tragedie e ha bisogno di una robusta dose di anticorpi razionali.

Ma che male fanno?

Una persona piuttosto legata al mondo scientifico (fa il giornalista scientifico) mi ha chiesto – a proposito di ciò che faccio ora nella vita, collaborare col CICAP- che male possono fare le persone che non solo credono nel paranormale ma che addirittura affermano di avere poteri speciali. Ovvero: che male fanno le credenze irrazionali? Ha aggiunto anche che quel che fa il CICAP è un po’ una sorta di “estremismo”, fondato sul presupposto che l’unico modo per conoscere e capire le cose sia proprio il metodo scientifico.

Provo a rispondere qui.

Razionalità. Innanzitutto, il CICAP si basa su un concetto piuttosto semplice: un fenomeno paranormale è, per sua natura, al di là della normalità e dunque non spiegabile con la conoscenza che abbiamo al momento. Ma se un evento, supposto paranormale risulta invece spiegabile con le nostre normali conoscenze scientifiche, tale evento riduce fortemente la sua possibilità di essere -appunto- “inspiegabile”. Per esempio, se un prestigiatore riuscisse a rifare ogni prodigio compiuto da un supposto sensitivo, è evidente che quei prodigi non hanno nulla di paranormale, dunque inspiegabile. Ancora, se un supposto miracolo, per sua natura al di là delle nostre possibilità, risulta -ad un attento esame- spiegabile con le nostre conoscenze scientifiche, quel miracolo perderebbe la sua essenza e ritornerebbe fra gli eventi più o meno comuni ma sempre possibili nel mondo della normalità.

Questo fa il CICAP, provare a vedere se eventi inspiegabili non siano -al contrario- spiegabili.

Il problema è che spiegare dei fatti richiede uno sforzo particolare, quello di non accontentarsi, cioè quello di non cercare scorciatoie: spiegare una guarigione improvvisa da una malattia bruttissima con la parola miracolo è molto, molto più semplice che spiegare lo stesso evento tramite un’analisi approfondita dei fatti e dei dati che si hanno a disposizione.

Anche in ciò consiste il pensiero razionale: non abbandonarsi all’apparenza ma andare a fondo, perché è solo in questo modo che l’uomo ha ottenuto risultati che prima erano confinati nel mondo della fantasia più pura. La razionalità della scienza ha spiegato e realizzato quello che il pensiero irrazionale confinava nell’immaginario umano o in quello di entità superiori. I medici di oggi curano malattie che gli stregoni di ieri non curavano. Chi curerebbe l’influenza con una pozione magica di coda di rospo e ali di pipistrello? La scienza ci ha fatti andare sulla luna, scoprire e decifrare la materia di cui siamo composti, esplorare lo spazio, farci comunicare a distanza (gli smartphone sono l'”incarnazione” della telepatia), debellare malattie, farci vivere più a lungo.

La razionalità scientifica ha dimostrato che se c’è un’entità superiore, quella risiede nel cervello di ciascuno di noi, ma non ha niente di paranormale. E’, banalmente, la nostra normale realtà.

Che male può fare? Credere in qualcosa, ovviamente, di per se non fa male a nessuno. Credere nell’oroscopo, a prima vista, non è pericoloso. Ma se pensiamo che le stelle non hanno alcuna influenza nella nostra realtà quotidiana, davvero vivere condizionati da una credenza infondata non porta con se un pericolo (per quanto minimo).

Prendere una pasticca composta di acqua e zucchero non ha nessun effetto collaterale diretto. Da questo punto di vista sono potenzialmente più nocivi farmaci in commercio. Che dire però quando un bambino di 4 anni muore di influenza perché suo padre l’ha curato con quelle pillole di acqua e zucchero? O che dire di malati di cancro curati inutilmente sempre allo stesso modo, quando invece potevano essere salvati dalla medicina ufficiale?

Se osserviamo un bravo prestigiatore all’opera, vediamo che fa cose fantastiche che non riusciamo a spiegarci. Ha più poteri di un comune essere umano? No, perché dichiaratamente i suoi prodigi sono conseguenze di trucchi, bellissimi e fantasiosi, ma pienamente normali e umani.

Se quel prestigiatore si presentasse però come un sensitivo dotato di particolari poteri paranormali, magari in grado di influenzare anche la nostra vita e noi fossimo propensi a crederci, dubiteremmo di lui? Non saremmo disposti a dargli magari 50 euro per curarci con quel suo fluido energetico speciale? E non saremmo pronti a consigliare una seduta paranormale anche a qualche nostro amico che soffre di una qualche terribile malattia?

L’inganno verso chi crede nella genuinità di certi fenomeni o di certe cure più efficaci di qualsiasi altra cosa, che di paranormale hanno spesso solo l’astuzia di chi li mette in essere (dai guaritori filippini, ai cartomanti, passando per le multinazionali dell’omeopatia) non è un “male” sufficiente per decidere di combattere l’irrazionalità?

Il CICAP. Ecco, il CICAP esiste affinché ciarlatani e truffatori non approfittino della creduloneria delle persone. Il CICAP prova, a fatica, a far sentire la voce della scienza nei media, molto più propensi a far sentire le campane dell’incredibile, dei rimedi e dei luoghi miracolosi.

Per farlo usa il supporto del metodo scientifico…e dei prestigiatori. Ovvero cerca di far vedere come molti fenomeni che ad alcuni appaiono incredibili e inspiegabili siano in realtà dei trucchi quando non degli eventi normalissimi spiegabili con le conoscenze che la scienza ci ha portato.

Lo scopo è quello di sensibilizzare le persone, mettergli in testa il tarlo della scienza, insinuare la razionalità.

Civiltà e cultura. Un lavoro simile è un lavoro di civiltà e cultura. Nel mondo odierno, figlio del progresso scientifico e razionale, troppi ancora si abbandonano all’irrazionalità, alla via breve che giustifica gli eventi ma non li spiega e non li dimostra, spegnendo così la curiosità.

Essere curiosi, andare a fondo nelle questioni, cercare di capire come funzionano le cose, sono i primi passi per non farsi ingannare, né dagli altri né da se stessi (i nostri sensi sono ottimi per sopravvivere ma non ci danno conto di tutto ciò che ci circonda: ad esempio non possiamo vedere i batteri o sentire gli ultrasuoni).

La scienza, col suo metodo, ci ha aperto le porte verso mondi prima sconosciuti e perfino al di là della nostra immaginazione. E’ imperfetta per definizione, ma fra tutti  i modi di produrre sapere è quella che ci ha permesso, meglio di ogni altro, di osservare/capire in profondità il mondo che ci circonda, apprezzandolo per ciò che è.

Come dice Richard Dawkins, la scienza è la poesia della realtà.

L’irrazionalità dilagante e le pseudoscienze oscurano quella poesia, ci distaccano dalla realtà, ci rendono più ignoranti e meno curiosi. Davvero non fanno niente di male?