#NonSiamotuttiSallusti

Immagine presa dal blog http://latorrenormanna.wordpress.com/

Il Giornale, quotidiano di proprietà di Silvio per interposta persona (Paolo), ha lanciato la campagna twitter #SiamotuttiSallusti.

Sallusti ci sarete voi! Io non lo sono e non vorrei mai esserlo nella mia, si spera, futura carriera giornalistica.

Detto questo, la vicenda del fratello gemello di Nosferatu è ormai nota e non la sto a raccontare. E’ uscito fuori il vero autore dell’articolo incriminato, firmato da uno che di doppie e triple identità probabilmente se ne intende: Renato Farina per tutti, Betulla per la CIA, Dreyfus per gli amici di Libero, Infame per Mentana e forse anche per Feltri.

Ma non è questo il punto, il punto è che Sallusti rischia il carcere.

Sinceramente, spero non ci vada, primo perché ci andrebbe al posto di un personaggio ignobile che solo l’Italia può concepire come parlamentare; secondo perché trovo il carcere una misura punitiva particolarmente odiosa da riservare a reati molto più gravi.

Preciso, per me il nuovo cocco della Santanché deve pagare, carissimo, per quel che ha fatto uscire sul “suo” Libero, perché ha delle responsabilità nella diffusione di notizie false e perfino di commenti e opinioni offensive al punto di costituire una diffamazione. Ma non credo che una democrazia del 2012, con un sistema carcerario vergognoso, possa permettersi il carcere per reati simili. Neppure Fa(r)ina -più finto che pentito- dovrebbe andarci se per questo. Il carcere è una misura grave, privazione della libertà personale nella sua massima forma, che andrebbe tenuta solo per reati veramente offensivi della vita, della collettività e del bene sociale. Non è scoppiata una rivolta truculenta dalle falsità scritte dall’agente Betulla e poi mandate in stampa da zio Fester. Non hanno ammazzato né messo a repentaglio la vita di nessuno. Hanno ferito l’onore delle persone, la loro dignità e calpestato la verità, questo si, ed è un punto che va tenuto fermo prima far diventare Sallusti un nuovo idolo da santificare.

Anche perché dobbiamo intenderci, la condanna a Sallusti è rispettosa delle regole che oggi abbiamo. E qui sta il punto cruciale: quelle regole vanno cambiate in senso contemporaneo, ci vuole un nuovo codice penale, più adatto alla società di oggi e alle trasformazioni intercorse fra il Ventennio fascista e il prossimo Monti bis. Il carcere non può, oggi, essere una pena accettabile per reati che offendono l’onore o per i casi in cui diffondere notizie e ricostruzioni di fatti false non violi niente più che l’onore e la reputazione delle persone. Servono altre misure, pecuniarie in primis (come già si fa nella maggior parte dei casi ma che dovrebbero diventare la regola), e anche sospensione di alcuni diritti a seconda della gravità. Insomma chi sbaglia deve pagare, ma la privazione totale della libertà non può costituire, lo ribadisco, un rimedio accettabile e proporzionato.

Né Sallusti, né il ben più subdolo Farina, pentito a babbo quasi morto, meritano nulla dal punto di vista morale. Persone senza scrupoli che non possono e non devono divenire simboli di una battaglia di modernizzazione del sistema penale, gente che non può ascendere a paladino della libertà di stampa dato che proprio su quella e per compiacere il pirata Berluscone hanno sostenuto mediaticamente leggi e proposte scandalose.

Ma la loro vicenda può servire a far riflettere, scindendo i fatti (pur gravi e da punire) dalle persone (orribili) che li hanno commessi. Qui deve risiedere la nostra abilità e la nostra capacità di giudizio.

E’ tempo di cambiare, tenendo fermo il fatto che Sallusti -e Farina- hanno commesso un reato da punire, anche severamente, e che non sono vittime innocenti;  la nostra abilità dovrà consistere nel farlo approfittando anche di questa vicenda senza però lasciarsi trascinare nella creazione di nuovi idoli sacrificati alla giustizia in nome di una libertà di cui hanno ampiamente abusato.

Insomma, #NonSiamotuttiSallusti, ma la sua vicenda evidenzia uno dei tanti anacronismi del nostro sistema penale e chiudere gli occhi solo perché ci sta tremendamente sulle palle non è un atteggiamento responsabile.

Annunci

Impositori di coscienza

A Jesi, secondo quando riportato da Repubblica, tutti i 10 ginecologi della struttura ospedaliera sono obiettori di coscienza. Significa che decidono volontariamente di non eseguire interruzioni di gravidanza volontaria.

Il problema è che ci sarebbe una legge di mezzo, ci sarebbe anche la dignità delle donne (e magari dei loro compagni) e ci sarebbero dei diritti, forse cuciti troppo a misura d’uomo e poco a misura di dio.

Il principio dell’obiezione di coscienza in questi casi si fonda su un principio ipocrita: nessuno può decidere sulla vita altrui -che qui sarebbe quella del feto che avrebbe il diritto, naturale o divino a seconda delle posizioni più o meno religiose, di venire alla luce- ma gli obiettori possono decidere -eccome- sulla vita della potenziale futura madre e di conseguenza su quella del figlio e dell’eventuale compagno. Ovvero nessuno ha il diritto di non far nascere un bambino concepito ma tutti abbiamo il potere e financo il diritto di incasinare una vita già esistente e matura, solo per compiere la volontà di chissà quale principio superiore, sia esso divino o puramente morale, infischiandosene altamente delle conseguenze con procedimenti mentali tipici dell’assolutismo integralista caro ai peggiori integralisti religiosi. E se qualcuno avesse l’ardire di pensare che chi se ne infischia delle conseguenze sono gli “abortisti” allora non avrebbe capito nulla né del senso della legge 194 né del dolore e della forza che serve per decidere e compiere un gesto così forte.

Davvero il dolore che aggiungete alla sofferenza già presente quando vi si chiede di interrompere una gravidanza vi fa stare meglio, in pace con la vostra coscienza, in linea con i vostri principi religiosi e/o morali? Non vi passa mai per la testa che la vostra sia l’incoscienza assolutista di chi vive il mondo in bianco e nero?