Curami

Medicine_aryballos_Louvre_CA1989-2183Il caso Di Bella ieri e quello Vannoni oggi hanno portato alla ribalta – fra le innumerevoli tematiche – il problema della cosiddetta libertà di cura.

La libertà di cura. Figlia probabilmente del processo che ha portato al riconoscimento, dentro la sfera dell’autodeterminazione, della libertà di rifiutare le cure, oggi può essere configurata come la libertà non solo di curarsi ma anche di scegliere il modo in cui farlo. In parole povere, se vogliamo curarci l’influenza con delle pillole omeopatiche o del paracetamolo, la scelta sta esclusivamente a noi. Questa libertà ormai ampiamente riconosciuta in Italia e, in generale, in Occidente porta con sé un problema molto difficile da risolvere: in un sistema in cui la salute e l’accesso alle cure sono garantiti (con varie gradazioni e con tante differenze tra sistema e sistema) dallo Stato, quest’ultimo è tenuto a garantire e poi a  rimborsare – in tutto o in parte – qualsiasi cura scegliamo per i nostri mali?

Libertà di cura/Gratuità delle cure. La questione è così rilevante che gran parte del dibattito mediatico in casi esemplari come metodo Di Bella e metodo Stamina ha trasformato il problema della libertà di cura in quello della gratuità della cura. Ovvero la libertà di curarsi come meglio si crede – scegliendo gli intrugli di Di Bella anziché quelli di Stamina – ampiamente riconosciuta dallo Stato ha visto l’insorgere di una fortissima domanda per il riconoscimento del corrispettivo diritto all’accesso gratuito di tali cure (mi sforzo di chiamarle tali in questo contesto) offerte da e a carico del Servizio Sanitario Nazionale. L’esempio è dato dai numerosi ricorsi giudiziari che, in alcuni casi, hanno trovato una risposta positiva da parte dei tribunali interpellati: i giudici hanno cioè riconosciuto che quelle cure, per quanto controverse, non solo debbano essere eseguite ma vanno anche rimborsate dallo Stato.

Il caso più recente è anche quello più interessante : il giudice del Lavoro del tribunale di Lecce ha stabilità che l’Asl debba rimborsare le spese per l’effettuazione della cura Di Bella. E lo ha fatto sapendo benissimo che la controversia scientifica, se mai è esistita, non c’è più da un pezzo, da quando cioè lo Stato ha effettuato a furor di popolo (e di Antonio Ricci) una sperimentazione che non ha lasciato spazio a dubbi: il metodo Di Bella non funziona. Per il giudice questo non basta. Stabilito che non c’è controversia scientifica e quindi appurato che i dati (per quanto possibile nella scienza) oggettivi vanno contro il MDB, il criterio adottato per giudicare è diventato quello degli effetti soggettivi della cura su quella specifica paziente.

È un criterio che a molti, a ragione, a fatto drizzare i capelli perché porta con sé la conseguenza logica che la prossima volta sarà possibile mettere a carico del SSN le spese per il chiropratico o per il santone (o, perché no?, per l’esorcista) se, per qualche ragione, si dimostrassero pratiche con una qualche efficacia nel – disperato, perché senza alternative apparenti –  caso specifico. Ovviamente il diritto al rimborso delle cure di un santone difficilmente verrà riconosciuto da un tribunale mentre per casi come Di Bella e Stamina le pronunce a favore non si sono mai fatte pregare tanto. La spiegazione potrebbe essere che, a differenza del santone che recita formule magiche e che ha il sapore di vecchie pratiche magiche buone per l’ignoranza popolare di un tempo, Di Bella e Stamina portano con sé il linguaggio e le movenze più contemporanee della scienza, anche se ad uso e consumo di pratiche che si sono dimostrate non scientifiche.

Il passaggio dalla libertà di cura alla richiesta – quasi inscindibile ormai – della gratuità delle cure in casi più che controversi non è però solo ed esclusivamente il frutto di una diffusa ignoranza scientifica da parte del ‘popolino’ che legge poco e crede a tutto, o di un “pompaggio” mediatico quantomeno discutibile. Credo invece che il problema sia più complesso e difficile:

  • Da un lato la medicina e i medici hanno perso molta della loro autorità man mano che si è diffusa l’istruzione di massa. Alla crescita del livello culturale è corrisposta una minore propensione a soggiacere passivamente ai “consigli dell’esperto” – una tempo quasi unico per grandi fette di popolo e con una conseguente aura di autorità -, una maggiore propensione a fare domande e, soprattutto, influire con una propria scelta sulla cura;
  • La medicina di oggi è progredita in maniera esponenziale rispetto al passato e offre spesso più soluzioni a problemi simili: questo, da un lato, genera la “libertà di terapia” nel medico che può selezionare le cure da ‘offrire’ al paziente all’interno di un certo numero di possibilità valide; dall’altro lato non offre sempre risposte certe ai pazienti (bene o male, sempre più informati) che vogliono interagire e, di nuovo, essere protagonisti delle scelte che valgono per sé stessi. Tale incertezza, inoltre, genera probabilmente una certa propensione a guardare di buon occhio chi offre soluzioni sulla carte e a parole più stabili, efficaci e magari con effetti collaterali – sempre sulla carta – molto, molto ridotti.
  • Le pseudo-cure a cui molti chiedono accesso completo (sia come libertà che come diritti collegati) – e questo è un problema gravissimo – vengono spesso somministrate all’interno del perimetro pubblico, in istituti pubblici o da medici che, per la collettività, rappresentano fino al momento dello scontro, la “medicina ufficiale” e il servizio sanitario dello Stato. Questa situazione non può non generare problemi.
  • La medicina è sempre più intrecciata con altri interessi – economici, politici – che suscitano diffidenza, soprattutto quando non accompagnata dalla dovuta trasparenza. Chi si oppone così alla “medicina ufficiale” denunciando intralci da parte di interessi forti ha più facilità a diventare una sorta di eroe e guadagnare credito per le (pseudo)cure che propone, come accade ancora oggi con Di Bella e con Stamina (ovviamente non tutti quelli che denunciano sono ciarlatani, tutt’altro).

Diritti, giudici e decisioni. Quando tutto questo non solo entra dentro la libertà di cura ma sfocia nella pretesa di vedersi riconosciuti alcuni diritti fondamentali per godere di tale libertà, come il diritto al rimborso da parte del SSN, la questione è per forza di cosa estrememente problematica e, come spesso accade, entra scena un altro protagonista: il diritto e, di conseguenza, chi ha il compito di applicarlo. Il giudizio di Lecce su metodo Di Bella è, di nuovo, esemplare. Non essendoci confini codificati esplicitamente, la libertà di cura si confonde con il diritto alla gratuità delle cure sulle quali si ha libertà. Ovvero, se farsi curare un tumore con il metodo Di Bella rientra senza dubbio nella sfera della libertà di cura, questa sfera viene confusa dal giudice di Lecce con una questione certamente collegata ma diversa: chi paga le cure? Se riconoscere le libertà è un problema politico, la gratuità di certe prestazioni è un problema e una scelta di tipo economico: in questo caso uno Stato ha l’obbligo, quanto meno di natura pratica, di operare delle scelte (perché, banalmente, ha anche altri diritti e libertà su cui investire i suoi soldi) e, se è vero che potenzialmente può pagare per ogni prestazione che garantisca l’effettività della libertà di cura (compreso il ricorso agli sciamani), è anche vero che non può non applicarsi un principio di economicità nelle scelte: pagare (in tutto o in parte, non ci interessa) ciò che – pur in una ineliminabile incertezza di fondo – garantisce più risultati utili ovvero, in questo caso, la medicina basata sulle migliori prove scientifiche a disposizione. D’altronde, quando dobbiamo riparare la nostra automobile non diamo i nostri soldi a chiunque ci dica di poterla mettere a posto, ma ci affidiamo solo a chi ci offre più garanzie di poterlo fare.

Basta la razionalità scientifica? Se tutto sembra facile da risolvere ‘infondendo’ un po’ di ragione scientifica nei giudici o nelle persone o nello Stato, la questione non è per nulla banale e semplice: se i criteri di razionalità scientifica devono fare sicuramente da supporto e da linea guida, è anche vero che le aspettative dei singoli pazienti – con la loro storia e il loro modo di attribuire senso agli eventi – non possono essere del tutto tralasciate quando si tratta di libertà e diritti fondamentali, ancor di più se si realizzerà davvero il percorso che porterà a cure sempre più personalizzate. La complessità sociale, etica e morale nella quale siamo immersi e con la quale anche la medicina, anch’essa sempre più complessa, deve fare i conti non può essere tralasciata nell’elaborazione dei criteri e nella scelta dei pesi da mettere sulla bilancia per garantire le libertà individuali come quella di cura. Trovare una soluzione soddisfacente non sarà così semplice e rappresenta, oggi più che mai, una sfida di primaria importanza.

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Le prossime battaglie rivoluzionarie che non vorrei vedere in Parlamento

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Dopo queste elezioni ci sono due vincitori e uno sconfitto. Fra i due vincitori uno lo è perché era stato dato per morto troppo prematuramente e invece ha confermato di essere un grande illusionista (anzi un grande raggiratore, perché gli illusionisti seri sono fatti di altra pasta e sono piacevoli). L’altro ha vinto, punto e basta.

In queste ore si discute di coalizioni improbabili: ho appena sentito Maurizio Lupi del Pdl dire che, più o meno, si potrà tirare su un governo di larghissime intese per fare quelle riforme, più simboliche che necessarie (ma pur sempre giuste), mantra del popolo grillino: riduzione del numero dei parlamentari, riforma della legge elettorale (e sarei proprio curioso di vedere come, ora che i partiti grossi sono tre e non due), riduzione delle indennità per i parlamentari ecc ecc.

Ma il primo partito italiano, il M5S avrà o no il diritto di vedere il proprio programma accolto e le proprie idee ascoltate dal prossimo governo che avrà vitale bisogno di loro per esistere?

Tipo, quando nel programma del M5S si parla di informazione sulla salute e si vogliono promuovere stili di vita più sani, dare più peso alla prevenzione che alla cura, tra le altre cose si sostiene di voler ridimensionare la portata degli screening, delle diagnosi precoci e della medicina predittiva perché spesso risponde a logiche commerciali. Ora, in linea generale è ampiamente condivisibile l’idea di voler “educare” a uno stile di vita migliore piuttosto che arrivare quando il danno è fatto, ma cosa significa esattamente ridimensionare le attività di screening ecc? Perché, si badi bene, sono proprio quelle attività che permettono a molte persone di poter curare le malattie “in tempo”. Anche gli screening sono attività preventiva, fra le più importanti, quindi in che senso ridurla? E poi chi dice che anche l’alimentazione sana non sia pervasa da logiche commerciali (lo si potrà vedere più sotto con gli ogm)?

E che dire della fede che viene riposta da molti sostenitori del M5S e quindi, immagino, anche da molti eletti di oggi, in alcune bufale scientifiche perpetrate dal loro guru che se perseguite in Parlamento avrebbero una portata distruttiva:

Aids che non esiste (anzi Hiv che non esiste, con un virus mai fotografato)

vaccini dannosi e inutili

-efficacia del Metodo Di Bella

-pericolosità degli Ogm (o pomodori antigelo che uccidono persone, mettetela come vi pare)

inutilità della sperimentazione animale perché così dicono la Lav e Equivita

Ora mi chiedo, ma nel prossimo governo i grillini perseguiranno politiche indirizzate a togliere finanziamenti per la lotta all’Aids? Basta con la ricerca sui vaccini e basta con le vaccinazioni obbligatorie/facoltative? Basta con la ricerca biomedica in Italia? Voteranno una moratoria contro gli Ogm rispondendo affermativamente alle richieste dalla lobby (buonissima e giustissima e santissima si intende) Coldiretti-Slow Food-Coop  e daranno un si incondizionato alla promozione esclusiva del biologico, al Km0 e alle produzioni made in Italy convinti che sia tutto oro quel che luccica (se luccica)? Faranno diventare il Metodo Di Bella la cura contro “Il Cancro” in Italia? Verranno tagliati i fondi per le attività di diagnosi preventiva in quanto asservita a logiche commerciali e addirittura dannosa?

Il profeta Giuliani, ritornatomi ora in mente,  verrà messo a capo dell’Ingv o della Commissione Grandi Rischi essendo capace di prevedere terremoti con tecniche conosciute solo a lui e che i grandi della Terra vogliono nasconderci?

Insomma, tutte queste idee si trasformeranno in atti legislativi concreti? C’è questo rischio? Se si, queste elezioni sono andate molto peggio di quanto sembri. Eterno ritorno di Berlusconi a parte.

ByoBlu non mi piaci tu

ByoBlu è l’alias del blogger Claudio Messora (nonché il nome del suo blog), i cui scritti sono rintracciabili anche su Il Fatto Quotidiano e Cado in piedi. Lo avrete probabilmente visto in qualche trasmissione televisiva come Servizio Pubblico o Matrix.

Io lo conosco per altre questioni, come aver dato sostegno a Giampaolo Giuliani, quello che sa prevedere i terremoti, l’aver dato spazio alla voce che sostiene che l’AIDS sostanzialmente sia una balla (con la scusa di non prendere posizione ma di dove far uscire tutte le voci per creare un dibattito) o che la scienza sia fatta di talebani ruffiani del dio denaro che poi finiscono per “patrocinare” il metodo Di Bella dopo averlo demolito per anni quando il suo inventore era ancora in vita (abbiamo avuto una piccola polemica via twitter sulla questione). Lui sosteneva di portare considerazioni ragionevoli, io non le vedo, in particolare in questo estratto:

Orbene: oggi, dopo avere riservato al metodo Di Bella – in campo oncologico – un trattamento degno della Santa Inquisizione, la medicina ufficiale riconosce che molti dottori ne usano i principi con successo sui loro pazienti. Ed è addirittura l’Ordine dei Medici di Bolgna a patrocinare un Congresso sul tema. Nel frattempo, arriva notizia che la chemioterapia produce generazioni di tumori più resistenti. La scienza ha i suoi tempi, che sono in parte fisiologici e in parte prodotti dalle resistenze di quanti sono più interessati alla poltrona che alla vita dei pazienti, ma il decorso della malattia non aspetta. Quante vittime saranno ancora sacrificate sull’altare della propria insolente presunzione, prima che l’umiltà dell’intelligenza, che non può che riconoscersi infima di fronte all’infinito incompreso e incomprensibile, possa infine prevalere, rendendo finalmente così tutto più semplice? 

L’assunto che un convegno organizzato da un’Ordine dei Medici sia una valorizzazione scientifica o qualche riconoscimento di efficacia a una terapia non si capisce da dove venga. Messora potrebbe rispondere che lui in realtà non sostiene nulla di tutto ciò ma che si è solo limitato a dare la notizia per farla uscireMa leggendo il pippone iniziale e le considerazioni finali l’intento mi sembra ben altro e quantomeno fuorviante. E penso che sia responsabilità di chi diffonde certe notizie rendere chiare le cose come stanno invece di scrivere articoli facilmente mal interpretabili, soprattutto in campo oncologico. La medicina ufficiale non riconosce un bel tubo, lo stesso presidente dell’Ordine bolognese ha detto a Il Giornale (in un altro articolo dove il contenuto è chiaramente pendente verso Di Bella) che: “Stiamo dando il patrocinio a un convegno che ha basi scientifiche, i cui lavori sono stati sottoposti al vaglio dell’ordine dei medici di Bologna. Ossia, gli argomenti che verranno dibattuti sono stati valutati e approvati da una commissione incaricata. Questo non significa che stiamo dando la patente al metodo Di Bella ma che prendiamo atto che ci sono colleghi che fanno osservazioni e ottengono risultati che si ritiene giusto che vengano proposti alla comunità scientifica”.

Ecco, quando i medici che utilizzano la cura Di Bella pubblicheranno qualche ricerca sugli effetti positivi della cura (e non dei soli singoli componenti, già utilizzati nelle cure oncologiche e dei quali si conoscono gli effetti benefici) la scienza “avallerà” il metodo. Ma finché si tratta di dibattiti, patrocinati da chi vogliamo, la scienza non ha fatto un singolo passo verso Di Bella e non può farlo dato che un dibattito non costituisce un evidenza. E’ come dire che la scienza ammette l’esistenza del bosone di Higgs  perché ci hanno fatto una conferenza sopra al CERN e non perché hanno condotto e pubblicato delle ricerche in proposito prima.

Ma non finiscono qui i motivi per i quali Messora non mi convince. La chicca arriva dal suo ultimo post sul suo blog, datato 17 settembre 2012 recita:

Ci sono cose che si dicono e non succede niente, e cose che appena si dicono fanno suonare il Gong. Per esempio, nominare Kennedy fa parte delle seconde. Provateci anche voi da casa. Scandite bene: “Ken-ne-dy”, magari aggiungeteci un pizzico di “stampare moneta”, e sentirete immediatamente, come per magia, il campanello che suona, la stampante incepparsi, il telefono di casa trillare, la segreteria partire, il cellulare vibrare, il citofono buzzare, l’allarme ululare, il gatto miagolare, il cane abbaiare, il canarino cantare, la banda del paese strombazzare, la nuova miss italia piangere, un arbitro fischiare il calcio di inizio, alla peggio una bomba deflagrare in una qualsiasi remota area conflittuale…  

 Fate la prova e poi scrivete cosa vi è successo. Se non succede niente significa che nessun autore televisivo vi ha sentito. 

p.s. questo non ha nulla a che vedere con l’approvazione o la disapprovazione delle teorie di Alfonso Luigi Marra, ma solo con la tecnica televisiva di impedire il confronto tra opinioni diverse. Se qualcuno dice qualcosa che non si capisce o non si condivide, se ne prende atto e si rinvia la questione a una discussione più approfondita, invitando relatori utili a un contradditorio sul punto specifico. Non si fa suonare un gong facendo entrare due giullari.

Paranoia e delirio allo stato puro. Marra sostiene impunemente e senza “gong” fastidiosi che la mafia non esiste come organizzazione criminale (inventata dalla magistratura per distogliere l’attenzione dai criminali veri che sono quelli del signoraggio bancario) e poi passando a dare lezioni di economia, politica e storia tirando fuori gli assassinii di Moro e Kennedy perpetrati perché volevano stampare moneta. Ecco, a quel punto, sparata la grande cazzata, la regia ha fatto partire il gong, perché forse in RAI rimane ancora una goccia infinitesimale di buonsenso e quando le stronzate sono troppe, sono troppe. Vedere per credere.

Invece per Messora il gong è arrivato perché è stata pronunciata la formuleta magica, il fatidico “Ken-ne-dy”, parola dai poteri nerissimi che farebbe rizzare i cappelli a gli omini brutti e cattivi del NWO e che impongono serrate censure ogni volta che salta fuori. Quegli stessi pazzi controlla-tutto che hanno permesso l’uscita di un film bellissimo ma delirante come quello di Oliver Stone su JFK, censurano Alfonso Luigi Marra, in una trasmissione condotta da Marco Columbro.

Dalle mie parti si legge delirio allo stato puro.

Le pietre miliari nella lotta contro il cancro

Grazie ai ragazzi di ResistenzaRazionalista che l’hanno segnalato su sulla loro pagina Facebook, vi riporto anche io una bellissima iniziativa della rivista scientifica Nature che, per un periodo di tempo limitato, da la possibilità di accedere gratuitamente ad una raccolta di articoli -sintetizzati per l’occasione- riguardanti i passi principali che hanno portato gli scienziati a scoperte che oggi ci paiono scontate: si va dalla lotta contro il cancro alla biologia cutanea, passando per l’osservazione del DNA.

Dato che da queste parti, in contrasto con le mie posizioni, qualcuno si sente di affermare che la scienza non fa nulla contro il cancro, vorrei riportare il PDF di una di queste serie di racconti, proprio quello che evidenzia le c.d. pietre miliari nella ricerca sul cancro, in modo da evidenziare due concetti primari: a) chi oggi si sente di affermare che contro il cancro non si fa nulla di utile, è giusto che abbia bene impresso nella mente che ogni sua nozione su cosa sia e come funzioni un tumore viene da queste ricerche; 2) la maggior parte di queste scoperte, e dunque delle conoscenze che oggi abbiamo, deriva dagli studi su modelli animali.

Mi dispiace che sia solo in inglese e che in Italia nessuno si sia preoccupato di comprare i diritti per una traduzione o quantomeno di fare un lavoro simile, lasciando invece campo libero a false notizie su Veronesi che riabilita il Metodo Di Bella, o il bicarbonato che curerebbe il cancro oppure spacciando opinioni e miopie personali come fatti scientifici.

Va bene, basta polemiche, il pdf è visibile/scaricabile dal link sotto:

Cancer Milestones

La fuffa omeopatica

acqua e zucchero e due fiori. Niente di più.

Un farmaco omeopatico è acqua e zucchero, ovvero è nulla.

L’omeopatia è una pratica (pseudoscienza) che non cura un bel nulla, non ha basi solide e, pur sembrando innocua (acqua e zucchero non fanno male), è invece pericolosissima in via indiretta quando porta all’abbandono o alla non presa in considerazione delle cure mediche vere.

I medici omeopati, quando difendono la propria pratica paranormale non riescono a portare alcuna ragione a supporto, ma solo invenzioni mai dimostrate, come il ricordo dell’acqua, il principio del similia similibus curantur, le succussioni e le diluizioni (che però, nell’omeopatia cambiano stranamente nome per acquisirne uno più attraente: potenza). Affascinanti, ottime per i libri di esoterismo o racconti del mistero. Pura fiction che dovrebbe rimanere tale.

Fuffa, come ogni pseudoscienza, come il metodo Hammer ad esempio. Fuffa che miete vittime innocenti.

Fuffa che  fa diventare permalosi i suoi sostenitori (forse uno degli effetti più verificabili di questa pseudoscienza), anche in questo accomunati ai profeti del paranormale, siano essi rabdomanti, psicocinetici, sensitivi o altro. Tutti pronti ad offendersi quando gli si dice chiaro e tondo che non riescono a dimostrare nemmeno una delle loro affermazioni. Tutti associati dalla diffidenza verso la scienza (in generale) o la medicina (nel caso specifico) -asservite al Grande Complotto Mondiale- ma tutti in costante ricerca di accreditamento da parte di esse.

Fuffa complottista e un po’ confusa.

Fuffa che va combattuta per dovere civico.

MDB 2

Per chi fosse intressato ad approfondire la storia del Metodo di Bella (MDB) e capire il perché non abbia valore scientifico, può dare un’occhiata a una sezione specifica del blog Medbunker che analizza con perizia la cura senza preconcetti, potete accedere da qui.

Come ho raccontato anche nel post qui sotto, il figlio di Di Bella vanta pubblicazioni e convegni che darebbero inconfutabile credito al MDB, sempre medbuker spiega bene come interpretare queste esternazioni, qui (verso la fine).