Gli OGM e l’arte di “legiferare in nero”

Et voilà, l’Ue ci ha presentato di nuovo il conto, l’ennesimo: i Ministeri delle Politiche Agricole, dell’Ambiente, della Salute e la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia (la mia amata Debora Serracchiani)  hanno ricevuto la notifica di immediata apertura di una procedura di infrazione in merito alle leggi italiane sulla coltivazione di sementi geneticamente modificate.

In pratica, dato che l’Ue ha la competenza sulle politiche agricole (e glie l’abbiamo data noi, non ce l’ha usurpata nessuno) e dato che sempre l’Ue ha autorizzato la semina del mais Mon810, seminato – legittimamente – proprio in Friuli qualche tempo fa, la stessa Ue ci dice che non possiamo fare come ci pare – non avendo alcuna potestà in merito – vietando o restringendo le libertà di semina. Per questo ha staccato una multa dal suo blocchetto, un po’ come un vigile che coglie mentre entriamo in macchina in una strada dove campeggia un enorme divieto di accesso.

Finito? No. Siccome siamo dei pessimi automobilisti che se ne fregano delle regole, abbiamo parcheggiato la macchina Italia dove è chiaramente imposto l’uso del disco orario per segnalare da che ora la nostra auto è in sosta senza fare nulla di quanto prescritto. Abbiamo semplicemente fatto i nostri comodi. Come ricorda Roberto Defez su comunicato dell’Associazione Luca Coscioni riportato da Le Scienze, l’Ue nel 2012 ci ha contestato anche di non averle segnalato “i decreti legislativi 212/2001,  224/2003 ed anche la legge regionale del Friuli n.5/2011 e ci avevano spiegato da quindici mesi che tutte queste leggi non erano state notificate a Bruxelles in aperta violazione della legge costitutiva dell’Unione Europea che riconosce a Bruxelles la priorità sulle legislazioni in materia agricola”.

L’Italia – afferma ancora Roberto Defez – ha legiferato “in nero” sottacendo, a chi coordina le politiche agricole a livello continentale, come noi stavamo gestendo localmente le normative europee

Abbiamo davanti a noi uno Stato e delle istituzioni che violano coscientemente le norme e gli obblighi cui sono sottoposti in nome di una battaglia fatta di pregiudizi e di interessi di pochi con alle spalle giustificazioni odiose e false come la difesa del Made in Italy o, addirittura, la difesa della biodiversità o, ancora, la difesa dal propagandato inquinamento ambientale portato dagli Ogm. Tutti comportamenti che paghiamo –  e a caro prezzo – con le nostre tasse ma con il vantaggio, per chi ci governa, di non ricevere che pochi e isolati commenti negativi per la propria condotta proprio in forza di una propaganda che in altri contesti sarebbe giudicata come pubblicità ingannevole.

Ma, vale la pena ribadirlo, sugli Ogm i nostri eroi – dalla Serracchiani al ministro Orlando, passando per chi ne influenza le opinioni (Coldiretti, associazioni varie, Slow Food ecc.) – fanno solo danni mentre cercano di salvarci da un pericolo che non esiste.

Le parole giuste

Campo coltivato con mais transgenico Mon810. Autore Hannob/Wikipedia.

L’altro giorno in redazione ho avuto sott’occhio un comunicato stampa della Coldiretti: diceva che andavano a spiegare “il caso Coldiretti” -l’impegno per il made in Italy, la valorizzazione della figura dell’agricoltore ecc ecc- agli studenti di Economia dell’Università di Ferrara, provando a trattare la questione in chiave di marketing.

Nel mio piccolo, vi faccio anche io una piccola lezione (sto scherzando) sul “caso Coldiretti”, cercando di evidenziare con un recente caso di studio come si possa fare marketing inventandosi una realtà che non esiste, fidelizzando al contempo i consumatori.

Vero disastro ambientalerischio, allarme, provocazione, mancata assunzione di responsabilitàsituazione gravissima, reale pregiudizio per l’identità del patrimonio agroalimentare non solo regionale

Parole a caso? Quelle che ho raccolto sopra sono tutte descrizioni di un medesimo fatto tratte dalle dichiarazioni di Coldiretti (che fra i suoi mantra ha l’opposizione assoluta agli OGM e al biotech) contenute in comunicato poi diffuso dalla stampa.
Un agricoltore friulano -Silvano Della Libera-, come suo diritto, ha coltivato del mais transgenico e, come da buone pratiche agricole, ai bordi ha piantato alcuni metri di mais isogenico (o tradizionale, se ci fa sentire più sicuri): la zona rifugio. La Guardia Forestale ha fatto dei controlli e ha rilevato che…tutto era più che sicuro. Solo che dall’audizione al Senato del capo del Corpo Forestale Cesare Patrone e, di rimbalzo, sui media nazionali è uscita la notizia che il 10% del mais coltivato nei campi circostanti sarebbe contaminato da quello OGM. Notizia su cui Coldiretti -non dev’esserle parso vero- si è avventata subito, rimarcando la propria posizione contraria e lanciando l’allarme contaminazione (diffuso in lungo e in largo), parlando di pericoli e chiedendo interventi tempestivi dall’alto.

La vera notizia. Come mostrato da Prometeus (cliccateci sopra, ci sono le figure che spiegano meglio di mille parole), e come confermato anche ufficialmente dalla Forestale alla Camera dei Deputati, il grande disastro consisteva in realtà nella sporadica presenza di OGM in una sola striscia, in un solo lato e nelle sole file a diretto contatto fra zona rifugio e campo coltivato a OGM. Diciamola in un altro modo: le indagini della Forestale hanno confermato, se ce ne fosse ulteriore bisogno, che le buone pratiche agricole per la coltivazione di OGM rendono tali colture sicure anche dal punto di vista delle tanto temute contaminazioni.

Marketing di successo. Nessuno legge la smentita. È un dato di fatto, se una notizia sbagliata viene lanciata, è lei, non la sua correzione, a dominare. Un’associazione corretta, di fronte alla realtà, preparerebbe subito un comunicato in cui chiede scusa ai consumatori e al pubblico tutto per aver sostenuto con toni allarmistici una boiata. Ma quando i propri valori e le proprie posizioni -il ‘caso Coldiretti’ insomma- si fondano sul marketing, l’importante è far arrivare il proprio messaggio ai destinatari. Ed è esattamente quel che è successo parlando di contaminazione, disastro e rischio. Coldiretti, pronta ad intervenire e probabilmente (vista la sua influenza mediatica) a diffondere la notizia, non a caso, dal 15 novembre, giorno in cui la Forestale ha direttamente smentito l’esistenza del benché minimo disastro ambientale, non è più intervenuta sulla questione.

D’altronde, che senso avrebbe? Il messaggio, quello che gli OGM sono pericolosi, è andato a segno grazie al sapiente uso delle giuste parole per creare agitazione e paura fra i consumatori che così vedono un baluardo difensivo in chi, con le sue denunce e le sue richieste a difesa del patrimonio italiano, si erge a prode paladino del loro benessere.

Una strategia di comunicazione eccezionale. Una mossa di marketing ben riuscita.