La salute e il lato buono di internet

Internet è un grande strumento di comunicazione, questo lo sanno anche i sassi e dirlo è ormai diventato una space di mantra. La sua libertà, più o meno ampia, comporta che chiunque possa scrivere ciò che vuole e che chiunque possa informarsi su ciò che gli interessa come e dove vuole. Rimane il problema della credibilità delle fonti che sulla rete sono spesso nascoste quando non del tutto assenti. È spesso assente anche una verifica della plausibilità delle notizie che è -grossolanamente- ciò che dovrebbe distinguere il lavoro giornalistico dallo semplice scribacchiare sul web (spessissimo non è così, anche perché è un’attività sempre più difficile, ma  questo è un problema a parte).

Uno dei campi in cui le informazioni sbagliate hanno un grande potenziale dannoso è quello della salute/medicina. Una pratica particolare che credo coinvolga più o meno tutti è quella infatti di cercare informazioni riguardo alle malattie che ci colpiscono o che hanno colpito qualcuno a noi vicino. Anche qui si trova di tutto online e spesso è meglio resistere all’impulso di gugolare in cerca di risposte mediche: si rischiano l’ipocondria e la paranoia a leggere i resoconti delle persone, oppure ci si improvvisa medici di se stessi applicando sintomi letti su wikipedia in rapporto a quello che succede a noi o agli amici/parenti. Quando va bene andiamo dal medico e dopo 10 minuti (sempre che la visita arrivi così lontano) pensiamo che lui si sbagli e che noi ne sappiamo di più.

Quando va male si incappa nella trappola omoeopatica o di tutte le altre medicine alternative che promettono guarigioni naturali e indolori alla faccia dei produttori di medicine brutti e cattivi.

Quando va male male male, complice uno stato di disperazione e rassegnazione, la trappola è quella dei guaritori simil filippini, quelli che estirpano il male a mani nude senza ferirci o che ci impongono le mani manco fossero Gesù cristi o re francesi taumaturghi in grado di sanare lebbrosi e scrofolosi.

Eppure, il solo fatto che su internet si possano trovare tante informazioni che hanno a che fare con la salute sembra avere un lato molto positivo, almeno negli Usa.

Secondo uno studio condotto su 2489 persone fra i 40 e i 70 anni da Chul-joo Lee,dell’Università dell’ Illinois at Urbana-Champaign, Jeff Niederdeppe della Cornell University, e Derek Freres,  dell’Università della Pennsylvania e pubblicato sul Journal of Communication, gli americani, specie i meno abbienti e meno ‘letterati’ grazie ad internet cambiano la loro visione “fatalista” sui tumori. In sostanza, avere accesso a una serie di informazioni riguardo i tumori, la loro prevenzione e il loro trattamento scombina la forma mentis che traduce il cancro in una mera questione di fortuna o ‘fato’ e riduce questa visuale fatalista in favore di una più razionale.

Il bello è che secondo i ricercatori questa ‘riduzione’ si ha fra le classi di popolazione più ignoranti e questo non può non significare che l’accesso alla conoscenza, seppure non profonda, è un fattore fondamentale per cambiare i punti di vista nella propria vita. Essere convinti che un tumore dipenda dalla fortuna/sfortuna o dalla volontà di qualche divinità e sapere che invece un fattore fondamentale è lo stile di vita, compreso quello alimentare, fa tutta la differenza del mondo nella prevenzione. Così come la fa sapere che esistono cure (anche se non per tutto) che possono allungare la speranza di vita quando non sconfiggere totalmente il cancro, donando -laddove possibile- speranza anziché rassegnazione a qualcosa che si pensa sia al di là del controllo non solo personale ma proprio umano.

Avere facile accesso alla conoscenza è ciò che contraddistingue la nostra società, tanto che qualcuno la chiama proprio “società della conoscenza”. È uno dei grandi vantaggi che noi umani di oggi abbiamo nei confronti di chi ci ha preceduti non solo per poter essere potenzialmente sempre più liberi, ma anche per essere -imparando a conoscerla e capirla- sempre più padroni della nostra salute e dunque della nostra vita.

Internet, se ben usato, si mostra così come un potente antidoto contro l’ignoranza (e l’irrazionalità).

Annunci

Le risposte primarie del PD

Hanno risposto, i candidati del Pd hanno risposto! Tutti quanti, Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci e Puppato hanno risposto alle 6 domande sulla scienza di cui parlavo qualche post più sotto!

E’ già un risultato incredibile, e quindi vi rimando al sito de Le Scienze dove sono raccolte tutte quante, divise per candidato. Nei prossimi giorni cercherò di analizzare le varie posizioni e le varie risposte date (magari non tutte eh), segnalandovi anche qualche altro blog/giornale in cui verrà fatto altrettanto, compresa l’analisi sulla verità/falsità (fact checking) su quanto dicono i cinque aspiranti premier del centro sinistra.

È un bel giorno per chi si appassiona di scienza in Italia, perché si è fatto un piccolo passo avanti partendo dal basso, da un social network, riuscendo, grazie alla lungimiranza e buona volontà di chi dirige la rivista Le Scienze a far pronunciare cinque politici su temi importanti che riguardano il futuro dell’Italia e che sono pressoché snobbati nel dibattito politico nostrano.

http://www.lescienze.it/news/2012/11/15/news/domande_candidati_primarie_pd_politiche_ricerca-1369318/

Science based medicine

Mentre le “terapie alternative” fanno i loro irrimediabilii danni, come lasciar morire persone che pagano 20mila euro per qualche dose di bicarbonato (e aspetto al varco i fuffari che per lungo tempo hanno santificato quel criminale che risponde al nome di Tullio Simoncini), la medicina “ufficiale” meglio conosciuta come medicina pura e semplice, basata sulla scienza (science based) questi giorni ha fatto un passo enorme in Italia, proprio nella lotta contro il cancro.

Il Cnao (Centro nazionale per l’adroterapia onocologica) di Pavia, operativo dal 2005, ha infatti avviato il primo trattamento di tumore alle ghiandole salivari con un fascio di ioni carbonio. Detto così non sembra nulla di che, ma in realtà significa bombardare i tumori (per ora solo quelli solidi) con dei fasci di “protoni e nuclei atomici (chiamati ioni) soggetti alla forza detta ‘nucleare forte’ e per questo motivo chiamati adroni (dal greco adrós, forte), da cui il termine adroterapia”. Il Cnao ha già trattato più di 200 pazienti con questa tecnologia, ma il 13 novembre ha iniziato a utilizzare gli ioni carbonio che permettono una maggiore precisione ed efficacia del trattamento, oltre che una riduzione dei tempi della terapia (i ricercatori parlano di 2-3 minuti di irradiamento per una decina di sedute da 30 minuti totali in media).

Questo tipo di radioterapia è stata soprannominata “bisturi quantistico” per via della sua precisione nell’irradiazione della zona tumorale -stiamo parlando di 200 micrometri (due decimi di millimetro)- che fa salvi gli altri tessuti e gli organi vicini,  accelerando le particelle a velocità da fantascienza paura la cui potenza distruttiva proprio si rivela proprio a contatto con le cellule tumorali.

Queste caratteristiche rendono l’adroterapia utile nei casi di tumori radio-resistenti o per quelli vicini agli organi a rischio e dunque difficilmente operabili.

Il signor “sincrotone”, colui che accelera le particelle (fonte: Cnao)

Un gioiello tecnologico e medico, che è diretta emanazione delle competenze acquisite dalla ricerca italiana nella collaborazione con il CERN di Ginevra, dove il nostro Istituto nazionale di fisica nucleare ha giocato un ruolo chiave nella costruzione degli acceleratori di particelle che hanno poi portato a vedere il famigerato bosone di Higgs.

Lo stesso Infn ha curato la realizzazione del “sincrotone“, un acceleratore di particelle che porta i protoni fino a 250 MeV e gli ioni di carbonio fino a 4800 MeV.

In altri termini, dalla ricerca di base, quella che in Italia non si vuole neppure considerare, è nata la possibilità di utilizzare una importante e nuova terapia contro i tumori. Dagli acceleratori di particelle che secondo la leggenda mediatica avrebbero addirittura potuto creare un buco nero nel sottosuolo è nata una tecnologia in grado di rendere un istituto italiano un istituto di prim’ordine nella la cura contro il cancro.

Nessuna soluzione soluzione semplice, nessun miracolo, nessuna cura definitiva. Solo un bel passo avanti nella cura dei tumori, soprattutto di quelli che oggi sembrano più ostici. 

Un percorso complicato e ancora lungo, ma che dimostra che è da questa parte, quella della scienza, che si possono avere possibilità di vincere la battaglia.

 

Fonti:

http://www.cnao.it/

http://www.cnao.it/wp-content/uploads/2012/11/Primo_paziente_trattato_con_ioni_carbonio_13_11_12.pdf

http://www.scienzainrete.it/contenuto/news/bisturi-quantistico-tumori

 

 

 

La Stampa dei ciarlatani

Images from the CDC Public Health Image Library Originally from en.wikipedia; description page is/was here.

I vaccini contro l’influenza hanno avuto dei problemi? Embé? Chi se ne frega!

L’aspirina o la tachipirina vi puzzano di multinazionali? Embè? Che problema c’è?

La Stampa oggi ci rassicura tutti: prevenzione e cura tramite le dolci soluzioni dell’omeopatia!

Non avete ancora preso il virus? Il farmacista (sottolineo farmacista, non medico) Renato Raimo, esperto omeopata pisano, consiglia di prendere seduta stante, del buon Oscillococcinum da settembre a marzo, però, si raccomanda, attenti alla posologia! Una dose a settimana (chi esagera rischia il diabete, io vi ho avvertiti).

Non basta, per essere ancora più protetti bisognerebbe prendere dell’ottimo ” macerato glicerico di Rosa canina: 15 gocce al giorno diluite in un po’ d’acqua per 3 settimane al mese permettono di aumentare ulteriormente la protezione dall’influenza e dai virus para influenzali“. Ma se vi fate una spremuta di arance al mattino sono sicuro che andrà bene lo stesso…

E per chi è già malato?

Problemi zero, il nostro farmacista di fiducia ci consiglia… Oscillococcinum. Si, sempre lui, questa volta 2-3 volte al giorno ogni 6 ore (solo per 2-3 giorni).

Se siete vicini a un malato, siete ad alto rischio contagio, per cui….Oscillococcinum anche per voi.

Ancora: “In caso di febbre superiore a 38°, a esordio improvviso, per i bambini (ma anche per gli adulti) è consigliabile assumere 5 granuli di Belladonna 9 CH ogni 2 ore, mentre in caso di febbre inferiore a 38°, che appare progressivamente, è preferibile somministrare 5 granuli di Ferrum phosphoricum 9 CH ogni 6-8 ore. Qualora la febbre fosse di media entità e associata a problemi gastro-intestinali è preferibile Arsenicum album 15 CH, 1 dose il prima possibile, da ripetere se necessario dopo alcune ore.

 

Per quanto tempo?

Bè: “Nell’arco di tre-cinque giorni, i sintomi dell’influenza e delle sindromi influenzali solitamente scompaiono“.

 

Oh, e qui li volevo! Il dottor farmacista ci consiglia di prendere dei rimedi omeopatici per prevenire e curare l’influenza, giusto per il periodo di tempo in cui si protraggono i sintomi influenzali: 3-5 giorni! Poi potrete dire che grazie a quei rimedi vi siete curati, peccato che anche senza prender nulla, a meno di complicazioni particolari (sempre possibili e non scongiurate neppure dal miracoloso Oscillococcinum) sareste guariti da soli! Gli omeopati fanno così passare per funzionante qualcosa che NON funziona e che non deve neppure dimostrare di farlo, alla legge italiana basta che i rimedi omeopatici non facciano male in modo diretto (quando il problema è che indirettamente sarebbero micidiali), ma non si preoccupa di sapere se funzionino (cosa che invece, giustamente, pretende dai farmaci). La sua leggenda di rimedio miracolo si basa proprio su questo: i sintomi passano dopo un certo periodo di tempo, a volte prima grazie all’effetto placebo, e i meriti vanno a pillole di zucchero o a gocce d’acqua fresca che non contengono alcun principio attivo o ne contengono talmente poco da essere ininfluente (“è la dose che fa il veleno” diceva Paracelso e vale anche al contrario).

La Stampa (articolo firmato lm&sdp) ci spiega, con la collaborazione di un medico farmacista che pillole di acqua e zucchero (più la vitamina C della Rosa canina) sarebbero sufficienti a curare e prevenire l’influenza stagionale, in modo “dolce” che chissà cosa vorrà dire.

Spendendo (più o meno) per una “cura base”:

6,25 euro per la Belladonna 9Ch

21,45 euro per 30 dosi di Oscillococcinum

8,80 euro per il macerato glicerico di Rosa Canina

Se invece tornate in voi stessi e decidete di affidarvi alla medicina, prima chiamate il vostro medico (non il farmacista) e poi magari acquistate una scatola da 12 compresse effervescenti di Tachipirina 1000 costa 5,30 euro e con 5 euro vi comprate abbastanza arance da assicurarvi abbastanza vitamina C da poter lasciare sullo scaffale le boccette di rosa canina. Anche questa volta, dopo 3-4 giorni vi sarà passato tutto (sempre escludendo complicazioni ulteriori), ma almeno sapete che la tachipirina serve davvero a farvi sfebbrare (è un antipiretico, le cui doti sono state testate, provate e confermate) e non dovrete assumerla fino al prossimo marzo, ma solo se e quando ne avrete bisogno (febbre alta e dolori).

Insomma, da una parte ci sono i guru dell’alternativo, supportati da un’informazione irresponsabile (si perché di fatto consiglia alla gente di non curarsi),  ignorante e scientificamente acritica (La Stampa in questo caso), che vi promettono mari e monti spendendo tanto per assumere il nulla e farvi credere che funzioni. Un’esempio di pessimo giornalismo e di cialtronaggine senza pari (pronto a rispondere di queste affermazioni in tutte le sedi che volete).

Dall’altra parte c’è il buonsenso.

Usi e abusi di Schopenhauer nella pseudoscienza

C’è una piccola formuletta, molto di moda negli ambienti “contro” o “alternativi”, principalmente in ambito pseudoscientifico (dall’animalarismo, all‘omeopatia passando per il complottismo e le scie chimiche), per essere matematicamente sicuri di essere nella parte del giusto. E’ una citazione, presa da qualche raccolta di aforismi (non sono riuscito a trovare una fonte, ma solo la citazione senza alcun rimando a dove si trovi), di Schopenhauer:

Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate; secondo: vengono violentemente contestate; terzo: vengono accettate dandole come evidenti.

Fatto, basta che qualcuno contesti e confuti le nostre teorie, le nostre posizioni per essere automaticamente dei rivoluzionari della verità. Ogni cazzata passa così per essere automaticamente ammantata dal sacro dono della Verità, in quanto ridicolizzabile e contestabile.

Mi fa strano che questa massima venga molto utilizzata -fra tanti altri- dagli animalari (termine giusto per distinguere animalisti dalle loro incarnazioni più estreme e irrazionali). Gli stessi animalari che “ridicolizzano” i risultati della medicina e della ricerca scientifica così come oggi viene fatta sostenendo che sia priva di risultati, che non abbia portato a miglioramenti tangibili e che sia inutile. Gli stessi animalari che -in opposizione agli “specisti” o ai difensori della sperimentazione animale- violentemente contestano la scienza odierna (e passata), violentemente agiscono (con insulti, molestie, azioni distruttive, taglie sui ricercatori ecc ecc) per propugnare la propria causa.

Gli stessi soggetti che, in pratica, mettono in moto i primi due stadi previsti dal filosofo tedesco, e che magari saranno gli stessi che affronteranno, si spera, anche il terzo stadio previsto per le “verità”. Ovvero quello di prendere come “evidente” il fatto che la sperimentazione animale sia, ad oggi, ancora necessaria. E forse sono coerenti in questo, dato che seguendo sempre gli insegnamenti dello stesso applicano anche un’altra massima: Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani, cioè si passi dall’oggetto della contesa (dato che lì si ha partita persa) al contendente e si attacchi in qualche modo la sua persona (L’arte di ottenere ragione).

E’ bastato applicare le massime di Schopenhauer ai loro comportamenti per ribaltare il tavolo e lo si potrebbe fare con tanti altri gruppi di pensiero convinti che la contestazione e l’opposizione alla c.d. “scienza ufficiale” o alle versioni ufficiali di qualche evento (un esempio a caso, l’11 settembre 2001) contenga di per se, per il solo fatto di essere sorta, un valore di verità.

Ovviamente da ciò non si potrà trarre la conclusione che la ragione stia dalla parte a loro avversa, anche perché la massima, contrariamente all’aurea perentoria che assume nei vari discorsi (magari perché proveniva da un filosofo contrario alla vivisezione), non ha alcun valore; ogni verità significa che tutte le verità subiscono questo processo, ma basta un esempio banale per smontarla: accendete una luce in casa e chiedete a chi sta con voi se la luce è accesa o è spenta. Se vi dirà che è accesa vi ha appena detto una verità, per quanto piccola, senza ridicolizzarla e contestarla violentemente. Oppure significa che quella lampadina accesa, in quanto non contestata e sbeffeggiata è in realtà spenta, virando nel nonsense?.

Semplicemente, ci sono alcune verità che faticano ad emergere, ma il merito di ciò, storicamente, va assegnato a menti chiuse, ideologiche, irrazionali e ascientifiche, non alla scienza, che è l’unica forma di pensiero che in sé non è  ottusamente ideologica: quando si accorge di aver percorso la strada sbagliata, torna indietro e ne segue un’altra che dia più certezze. Lo fa basandosi su “segnali stradali” che sono costituiti dalle “prove”, non dalla filosofia e non dalle massime prese da internet. Se non funziona, non funziona.

Questo non vuol dire che non ci siano scienziati ottusi al mondo (o che la scienza sia un mondo fantastico dove tutto è perfetto), ma attorno a loro c’è una comunità piuttosto ampia, critica, che è pronta ad andare oltre i singoli e farsi guidare dalle prove, dai dati, dai numeri, sbagliando tantissime volte, ma arrivando alla fine sulla Luna o su Marte oppure debellando la polio o, più in generale, permettendoci di passare buona parte del nostro tempo seduti davanti a uno schermo a scrivere ciò che pensiamo anziché spaccarci la schiena sui campi e sperare che stanotte non grandini. E non significa che non ci saranno mai alternative al modo di fare odierno, nello specifico della sperimentazione animale ad esempio, non significa che un giorno diventi completamente inutile e completamente rimpiazzabile con soluzioni più etiche e perfino migliori dal punto di vista dei risultati. Ma sarà così solo quando qualcuno lo dimostrerà, non filosofeggiando, ma presentando alla comunità (che include anche noi tutti non scienziati) i risultati di studi e ricerche.

Vabbè, ho divagato, ma tutto ciò per dire che quell’aforisma di Schopenhauer è un pensiero vuoto usato per riempire tesi altrettanto vuote: le prove, i dati, i fatti, le teorie verificate e verificabili, le analisi e infine le alternative che si dimostrano tali sono gli unici argomenti che possono riempire di contenuto le nostre teorie, sono gli unici segnali in una strada irta di ostacoli e che non sappiamo se ci porterà dove vogliamo andare. Attribuire a quella frase una potenza tale da rendere automaticamente vero ogni  pensiero “contro”, portando come attributo di valore il fatto che appartenga a un filosofo di grande spessore, potrebbe portarmi, infine, a chiedere ai suoi utilizzatori se pensano che anche un’altro pensiero dello stesso Autore abbia una forza tale da dover costituire fondamento e giustificazione di qualche altra azione futura:

Quando le leggi concessero alle donne gli stessi diritti degli uomini, avrebbero anche dovuto munirle di un’intelligenza maschile. (Schopenhauer, L’arte di trattare le donne). 

Certo, parla di altre cose, ma perché il primo aforisma dovrebbe essere più valido di quest’ultimo? Solo perché avvolge, con una bolla di sapone pronta a scoppiare, l’aria fritta di certe teorie?

edit: mi è stato fatto notare di aver scritto pedissequamente Schopenhauer senza “ch”. Corretto.

Guida (illustrata) per stare lontani dall’omeopatia

Medbunker, al secolo Salvo Di Grazia , medico chirurgo, ha pubblicato una guida illustrata all’omeopatia. Lo scopo è spiegarne il (non) funzionamento in termini semplici.

La ripubblico qui -in caso qualcuno passasse in cerca di informazioni- con la speranza di salvare qualche persona dall’abbindolamento collettivo prodotto da questa pseudoscienza che trasforma l’effetto placebo in miracoli inspiegabili  (o spiegabili tramite la memoria -selettiva- dell’acqua).

Buona lettura.

Guida omeopatica illustrata

Ma che male fanno?

Una persona piuttosto legata al mondo scientifico (fa il giornalista scientifico) mi ha chiesto – a proposito di ciò che faccio ora nella vita, collaborare col CICAP- che male possono fare le persone che non solo credono nel paranormale ma che addirittura affermano di avere poteri speciali. Ovvero: che male fanno le credenze irrazionali? Ha aggiunto anche che quel che fa il CICAP è un po’ una sorta di “estremismo”, fondato sul presupposto che l’unico modo per conoscere e capire le cose sia proprio il metodo scientifico.

Provo a rispondere qui.

Razionalità. Innanzitutto, il CICAP si basa su un concetto piuttosto semplice: un fenomeno paranormale è, per sua natura, al di là della normalità e dunque non spiegabile con la conoscenza che abbiamo al momento. Ma se un evento, supposto paranormale risulta invece spiegabile con le nostre normali conoscenze scientifiche, tale evento riduce fortemente la sua possibilità di essere -appunto- “inspiegabile”. Per esempio, se un prestigiatore riuscisse a rifare ogni prodigio compiuto da un supposto sensitivo, è evidente che quei prodigi non hanno nulla di paranormale, dunque inspiegabile. Ancora, se un supposto miracolo, per sua natura al di là delle nostre possibilità, risulta -ad un attento esame- spiegabile con le nostre conoscenze scientifiche, quel miracolo perderebbe la sua essenza e ritornerebbe fra gli eventi più o meno comuni ma sempre possibili nel mondo della normalità.

Questo fa il CICAP, provare a vedere se eventi inspiegabili non siano -al contrario- spiegabili.

Il problema è che spiegare dei fatti richiede uno sforzo particolare, quello di non accontentarsi, cioè quello di non cercare scorciatoie: spiegare una guarigione improvvisa da una malattia bruttissima con la parola miracolo è molto, molto più semplice che spiegare lo stesso evento tramite un’analisi approfondita dei fatti e dei dati che si hanno a disposizione.

Anche in ciò consiste il pensiero razionale: non abbandonarsi all’apparenza ma andare a fondo, perché è solo in questo modo che l’uomo ha ottenuto risultati che prima erano confinati nel mondo della fantasia più pura. La razionalità della scienza ha spiegato e realizzato quello che il pensiero irrazionale confinava nell’immaginario umano o in quello di entità superiori. I medici di oggi curano malattie che gli stregoni di ieri non curavano. Chi curerebbe l’influenza con una pozione magica di coda di rospo e ali di pipistrello? La scienza ci ha fatti andare sulla luna, scoprire e decifrare la materia di cui siamo composti, esplorare lo spazio, farci comunicare a distanza (gli smartphone sono l'”incarnazione” della telepatia), debellare malattie, farci vivere più a lungo.

La razionalità scientifica ha dimostrato che se c’è un’entità superiore, quella risiede nel cervello di ciascuno di noi, ma non ha niente di paranormale. E’, banalmente, la nostra normale realtà.

Che male può fare? Credere in qualcosa, ovviamente, di per se non fa male a nessuno. Credere nell’oroscopo, a prima vista, non è pericoloso. Ma se pensiamo che le stelle non hanno alcuna influenza nella nostra realtà quotidiana, davvero vivere condizionati da una credenza infondata non porta con se un pericolo (per quanto minimo).

Prendere una pasticca composta di acqua e zucchero non ha nessun effetto collaterale diretto. Da questo punto di vista sono potenzialmente più nocivi farmaci in commercio. Che dire però quando un bambino di 4 anni muore di influenza perché suo padre l’ha curato con quelle pillole di acqua e zucchero? O che dire di malati di cancro curati inutilmente sempre allo stesso modo, quando invece potevano essere salvati dalla medicina ufficiale?

Se osserviamo un bravo prestigiatore all’opera, vediamo che fa cose fantastiche che non riusciamo a spiegarci. Ha più poteri di un comune essere umano? No, perché dichiaratamente i suoi prodigi sono conseguenze di trucchi, bellissimi e fantasiosi, ma pienamente normali e umani.

Se quel prestigiatore si presentasse però come un sensitivo dotato di particolari poteri paranormali, magari in grado di influenzare anche la nostra vita e noi fossimo propensi a crederci, dubiteremmo di lui? Non saremmo disposti a dargli magari 50 euro per curarci con quel suo fluido energetico speciale? E non saremmo pronti a consigliare una seduta paranormale anche a qualche nostro amico che soffre di una qualche terribile malattia?

L’inganno verso chi crede nella genuinità di certi fenomeni o di certe cure più efficaci di qualsiasi altra cosa, che di paranormale hanno spesso solo l’astuzia di chi li mette in essere (dai guaritori filippini, ai cartomanti, passando per le multinazionali dell’omeopatia) non è un “male” sufficiente per decidere di combattere l’irrazionalità?

Il CICAP. Ecco, il CICAP esiste affinché ciarlatani e truffatori non approfittino della creduloneria delle persone. Il CICAP prova, a fatica, a far sentire la voce della scienza nei media, molto più propensi a far sentire le campane dell’incredibile, dei rimedi e dei luoghi miracolosi.

Per farlo usa il supporto del metodo scientifico…e dei prestigiatori. Ovvero cerca di far vedere come molti fenomeni che ad alcuni appaiono incredibili e inspiegabili siano in realtà dei trucchi quando non degli eventi normalissimi spiegabili con le conoscenze che la scienza ci ha portato.

Lo scopo è quello di sensibilizzare le persone, mettergli in testa il tarlo della scienza, insinuare la razionalità.

Civiltà e cultura. Un lavoro simile è un lavoro di civiltà e cultura. Nel mondo odierno, figlio del progresso scientifico e razionale, troppi ancora si abbandonano all’irrazionalità, alla via breve che giustifica gli eventi ma non li spiega e non li dimostra, spegnendo così la curiosità.

Essere curiosi, andare a fondo nelle questioni, cercare di capire come funzionano le cose, sono i primi passi per non farsi ingannare, né dagli altri né da se stessi (i nostri sensi sono ottimi per sopravvivere ma non ci danno conto di tutto ciò che ci circonda: ad esempio non possiamo vedere i batteri o sentire gli ultrasuoni).

La scienza, col suo metodo, ci ha aperto le porte verso mondi prima sconosciuti e perfino al di là della nostra immaginazione. E’ imperfetta per definizione, ma fra tutti  i modi di produrre sapere è quella che ci ha permesso, meglio di ogni altro, di osservare/capire in profondità il mondo che ci circonda, apprezzandolo per ciò che è.

Come dice Richard Dawkins, la scienza è la poesia della realtà.

L’irrazionalità dilagante e le pseudoscienze oscurano quella poesia, ci distaccano dalla realtà, ci rendono più ignoranti e meno curiosi. Davvero non fanno niente di male?