I dogmi della ricerca e quelli di Michele Serra

Golden Rice grain compared to white rice grain in screenhouse of Golden Rice plants.
Golden Rice e riso bianco (IRRI Photos/Flickr/CC BY NC-SA 2.0)

“Ma il cittadino comune non viene ulteriormente confuso?”

È la domanda che mio padre mi ha scritto in un e-mail che conteneva in allegato una lettera a Michele Serra sul Venerdì di Repubblica firmata da nove persone, ricercatori o professori universitari italiani.

ricerca

Si (ri)parla di Ogm, e i firmatari della lettera sono molto chiari: è una questione politica sì ma, a differenza di quanto sostiene Elena Cattaneo sulle colonne di Repubblica:

è falso che l’intero mondo della ricerca sia immune da ogni dubbio e schierato compatto pro-Ogm. Moltissimi scienziati e ricercatori, provvisti di credenziali di pari autorevolezza, di dubbi invece ne hanno molti.

Chi sono questi moltissimi scienziati e ricercatori? Non si sa, i nomi non vengono fatti. Quali dubbi avanzano? Boh?

Chi lo sa… ma non è questo il punto.

“Ma il cittadino comune non viene ulteriormente confuso?”

La mia risposta è sì, il cittadino viene ulteriormente confuso. Questo per il fantastico meccanismo – tipico del mondo dell’informazione – del confronto tra opinioni (opinioni, non fatti) che porta i processi decisionali, sia personali che istituzionali, a formarsi pesando quante voci ci sono da una parte e quante dall’altra. Non quali, ma quante. E se ne frega, perché poi il discorso diventerebbe troppo lungo, di quanto solide siano le basi su cui poggiano gli uni e gli altri.

Trovare scienziati e ricercatori – anche ‘importanti’, ma non necessariamente competenti nella specifica materia – che pensano cose molto diverse rispetto a quelle della grande maggioranza degli altri ‘esperti’, è relativamente semplice e così diventa semplice anche far apparire dal nulla una controversia nel mondo scientifico. Capita molto spesso quando si parla di riscaldamento globale, capita anche per la questione Ogm.

Ma, come scrivono nel loro eccellente libro “Contro Natura” Beatrice Mautino e Dario Bressanini, in un passo riportato da Il Post che ne ha preso un estratto

Le istituzioni della UE hanno investito, dal 1982 al 2012, più di 300 milioni di euro in ricerche sulla sicurezza degli OGM, finanziando centinaia di gruppi di ricerca pubblici, in laboratori e università. Il rapporto finale che riassume queste ricerche è esplicito:
La conclusione principale che si può trarre dagli sforzi di più di 130 progetti di ricerca, su un periodo di 25 anni e che ha coinvolto più di 500 gruppi di ricercatori indipendenti, è che le biotecnologie e in particolare gli OGM non sono, di per sé, più rischiose delle tecnologie convenzionali di breeding delle piante.

Anche l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, nel corso degli ultimi decenni non ha trovato alcun elemento per fare distinzioni sostanziali tra sementi Ogm autorizzate per la coltivazione in Europa e le altre ottenute con altre tecniche.

Non c’è, di fatto, una controversia scientifica. Molte posizioni e ricerche che argomentavano contro gli Ogm nel corso degli anni, sono tutte crollate. Quando Serra dice che la scienza che non sa mettere in discussione se stessa contraddice i suoi stessi presupposti e titola “L’errore della ricerca? Trasformarsi in un dogma” ha ragione. Solo che  “la scienza” ha già messo più volte in discussione i suoi presupposti e ha già dato, più volte, delle risposte chiare che, lungi dall’essere dei dogmi, dovrebbero costituire il punto dal quale muoversi e andare avanti.

Come accade oggi, ad esempio, per i vaccini obbligatori, sui quali mi pare Serra si sia dichiarato a favore. Eppure anche qui, se volesse, troverebbe decine di medici e ricercatori pronti a giurare che i vaccini sono un male  nella mani di pochi che hanno in pugno la nostra salute. Perché questa differenza? Non si tratterà forse di pregiudizi non riconosciuti?

Ma l’attacco alla ricerca dogmatica è solo un chiaro pretesto. La vera questione, come afferma lo stesso Michele Serra, non è scientifica ma è politica, potentemente politica. 

Scrive il giornalista

Gli Ogm sono il mattone di un sistema di produzione agro-industriale che ha un profondissimo impatto sulla vita dei campi e dei contadini, sulla distribuzione del potere che si concentra in pochissime mani (quelle dei proprietari delle sementi), sulla crisi della biodiversità, sulla libertà di scegliere cosa coltivare, e in che modo. Non esiste solo la libertà dei ricercatori scientifici. Esiste anche la libertà dei contadini, che il sistema di produzione agro-industriale, fondato sulle sterminate colture monocolture Ogm (esempio classico la soia in Argentina) spossessa progressivamente di autonomia, di cultura, di identità.

In definitiva, mi pare di capire che gli Ogm (le cui monocolture non sono il fondamento di un bel nulla) siano il mattone con cui si recinta la libertà dei contadini e che di conseguenza porterebbe – senza spiegare come – a disastri ambientali (biodiversità) e sociali (cultura, tradizioni ma quali?).

Ed eccoli qui, allora, i veri dogmi, le vere sentenze che non ammettono discussione. Concetti espressi in bella forma e che si auto-affermano, che toccano argomenti importanti, ma che non sono riempiti di contenuti.  Se davvero ci fosse una controversia, come sarebbe possibile affermare con tale sicurezza, come fa Serra, la presenza di effetti così distruttivi per l’ambiente, per la società e le culture dei popoli?

La questione è davvero politica, ma non si può risolvere correttamente se non si prevedono vie di mezzo, ragionamenti profondi, e si portano avanti postulati indiscutibili, dove i preconcetti diventano principi di libertà.

Nella sua visione politica della questione, Serra – ad esempio – parla appunto di costrizioni delle libertà di chi lavora nei campi dovute agli Ogm, come se fossero un dato di fatto, ma non spiega cosa e quale sia quella libertà. Coltivare ciò che vuole, come vuole? Se la risposta è sì, anche coltivare Ogm è libertà, una libertà oggi negata agli agricoltori italiani.

Non so se per lui la libertà sia anche una maggiore ricchezza, per me, che non sopporto la favola della ‘decrescita felice’, essere più ricchi di prima (che non significa essere ricchi) è un mattone con cui si costruisce la libertà individuale e si accresce il benessere sociale. Serra guardi il grafico sotto (tratto da una meta-analisi del 2014) che mostra come, in media, l’adozione di colture Ogm nel mondo ha portato a una crescita di quasi il 70% dei profitti per gli agricoltori (oltre che a una riduzione dell’uso dei pesticidi del 37%).

ogm

Non sono i numeri di una tecnologia che salverà il mondo o che non comporta problemi, sono i numeri di una tecnologia che ha migliorato le condizioni di vita di molti agricoltori. Fanno davvero così schifo? Sono davvero il simbolo di una minaccia per la libertà?

Le “poche mani” che hanno in pugno i semi, in Italia, sono anche quelle di coop e consorzi, non solo multinazionali, ma immagino che non se ne possa parlare. E la collegata questione del ‘tradizionale’ riutilizzo dei semi trova una spiegazione relativamente semplice: gli agricoltori che hanno qualcosa in più di un un campetto di pochi ettari e qualche gallina, in genere, non riutilizzano i vecchi semi perché costa tempo e fatica e non garantisce risultati. Ricomprare i semi ogni anno offre maggiori garanzie e gli agricoltori di professione lo fanno da prima che gli Ogm arrivassero sul mercato. E anche questa è libertà. È vero che ci sono aziende che vietano il riuso se non a determinate condizioni, ma anche riprodurre e riutilizzare un articolo di Serra è vietato dal suo editore (ops) e per poter leggere quello che scrive bisogna ricomprare ogni giorno il giornale. L’ accesso all’informazione non è importante?

A differenza di quel che dice Serra e di quel che dicono i ricercatori firmatari della lettera con cui sono partito, le tecnologie sono neutre, è il loro utilizzo a non esserlo. È il loro utilizzo che può essere, anche, un problema politico e di visioni del mondo. Ma per affrontare al meglio un problema simile bisogna partire da basi solide, da un contenuto minimo di verità il più possibile oggettivo e discutere spogliandosi dei pregiudizi che tutti, indistintamente, abbiamo.

La strada politica da intraprendere è allora quella di valutare pro e contro, condizioni di utilizzo, situazioni in cui le tecnologie portano o meno beneficio. E se non ci sono pericoli concreti o potenziali (ma ragionevolmente prevedibili) deve essere lasciata la libertà di scelta, quella cosa che oggi per chi vuole coltivare Ogm non esiste senza alcuna valida ragione.

Certamente rimarrebbero altri problemi sollevati da Serra che però, a meno che non si vogliano raccontare balle pur di avere ragione, non sono generati dall’uso di Ogm: la perdita di biodiversità, la necessaria modifica dei sistemi produttivi, i diritti di chi lavora la terra, i diritti di noi consumatori, i diritti delle società che sulla crescita dell’agricoltura locale fanno e faranno a lungo affidamento per migliorare le proprie condizioni.

Tutti problemi la cui enorme complessità, così come non si risolverà grazie a una singola tecnologia, non si risolverà neppure con il bando tout court della stessa e affidandosi all’agricoltura biologica (al costo di quanta terra?) o agli orticelli di Carlo Petrini. Sarebbe semplice e bello, ma è la risposta di un pensiero politico decisamente involuto, pronto a sacrificare il benessere e la libertà altrui sull’altare dei propri pregiudizi.

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Dibattiti, conflitti, scienza e gastriti

[…] In short, producers do not want an inbox of complaints, and climate sceptics complain if they are not represented. And executives might feel they need to ‘be fair’ by bringing in sceptics. Of course, accuracy is in conflict with this notion of balance. So scientists should debate science with other scientists — there is enough disagreement about the details of climate change to give the BBC their desired conflict.
(Simon L. Lewis, Nature 506, 409 – 27 February 2014 -)

Il dibattito mediatico su temi scientifici dovrebbe essere relegato alla sola discussione fra scienziati esperti? Il confronto fra scienziati da una parte e qualsiasi altro rappresentate delle società dall’altra porta il pubblico – e dunque il dibattito politico e sociale – su strade sbagliate e pericolose?

Dopo l’indigestione di ‘falsa scienza’ vista ultimamente in Tv (e poi ovunque) in Italia con i casi Stamina e dieta alcalina per curare il cancro, verrebbe da dire sì: lasciamo gli argomenti seri al dibattito fra scienziati seri. Ma…ma a differenza di quanto suggerisce Lewis il dibattito pubblico e tanto meno quello televisivo-mediatico (che funziona secondo logiche particolari), non può essere diviso in compartimenti stagni: scienza da una parte, politica dall’altra. Nel caso dei cambiamenti climatici proporre che la questione venga discussa solo fra scienziati – perché tanto c’è abbastanza controversia da solleticare il palato rude della televisione – e poi, a un secondo livello, solo fra politici, è una scelta (seppure comprensibile quando si arriva a certi livelli di esasperazione) senza senso e, probabilmente, più pericolosa: se un dibattito fra scienziati con idee opposte rischia di diventare incomprensibile per pubblico relegare il contrasto su argomenti intrinsecamente scientifici a soli politici con visioni opposte rischia davvero di portare il pubblico sulla strada sbagliata. Un climatologo avrà sempre argomenti per controbattere alcune fandonie degli ‘scettici’ più estremi del cambiamento climatico, dalla sua parte, anche agli occhi del pubblico, ha un bagaglio di conoscenza specialistica che un altro politico al suo posto difficilmente avrà: tutto rischia di finire in una battaglia combattuta con armi puramente retoriche, come accade spesso nel dibattito fra politici, in cui la spunta chi sa parlare meglio, chi sa pizzicare meglio le corde del pubblico e non chi accompagna le proprie posizioni con solidi argomenti il più possibile verosimili.

Ovviamente non è detto che in un dibattito uno scienziato possa avere sempre la meglio su un politico, anzi, la posizione di Lewis prende le mosse proprio da un caso in cui probabilmente è accaduto il contrario, ma pensare che tutto possa risolversi separando i piani del dibattito sembra essere un’idea piuttosto ingenua:

A) non è detto che la controversia scientifica sul climate change sia altrettanto sexy quanto la controversia scientifica&politica;

B) gli effetti disastrosi sono ancora più probabili quando un problema (anche) scientifico è lasciato alla libera interpretazione di politici appartenenti ad opposte fazioni;

C) relegare alcuni temi al solo confronto tra scienziati non ha mai funzionato quando l’obiettivo è stato quello di ‘guidare’ l’opinione pubblica ma l’ombra della Torre d’Avorio sembra coprire ancora, inesorabilmente, i pensieri di molti scienziati che pure hanno finalmente abbandonato l’edificio;

D) pensare che determinati argomenti possano, anzi, debbano essere dibattuti su piani e con soggetti differenti – fra soli scienziati o fra soli politici – pensando che così almeno le questioni scientifiche non perdano troppo in accuratezza significa non aver capito che le questioni scientifiche non sono solo scientifiche: non esiste un problema climate change sganciato dalle decisioni politiche e sociali e dunque difficilmente potrà cambiare qualcosa semplicemente separando gli attori del dibattito. Se, cambiando argomento, la questione degli Ogm venisse trattata in televisione e nei giornali solo in una discussione fra scienziati  – relegandola a questioni di piccole controversie scientifiche, perché è il conflitto che fa notizia -, e alle sole discussioni fra agricoltori che li accettano e che non li accettano il problema politico-economico-culturale degli ogm in agricoltura – che è piuttosto polarizzato – non cambierebbe di una virgola nell’opinione pubblica: il fatto che sul climate change  e sulla sicurezza degli ogm non ci sia in realtà controversia nella comunità scientifica è solo un tassello, importante ma singolo, di una discussione e di un confronto che non è solo scientifico e che non può escludere posizioni politiche, economiche e culturali differenti quando queste contano nel processo di decision making, soprattutto in un mondo in cui si predica una sempre maggiore partecipazione di tutti i soggetti coinvolti;

E) affermare che la par condicio non ha senso nel dibattito scientifico quando dall’altra parte ci sono posizioni campate in aria (per farla breve) è vero: in questo senso la scienza non è democratica. Nella scelte tra pratiche magico/esoteriche come l’omeopatia e quelle della ‘scienza ufficiale’, a livello argomentativo non c’è scampo per le prime. Ma quando queste riescono, in un modo o nell’altro, ad inserirsi nei meccanismi decisionali (che a loro volta influenzano la scienza), nella cultura, nel dibattito politico la stessa scienza deve calarsi nelle dinamiche democratiche del confronto quando il discorso passa per le vie della politica e del dibattito mediatico e sociale: qui le altre posizioni hanno un valore che dipende dalle spinte economiche, sociali e culturali che gli stanno dietro e non possono essere semplicemente ignorate perché senza alcuna base scientifica (semmai questo è un argomento per contrastarle, per fargli perdere il peso che hanno). Queste posizioni – anche se non hanno solide basi argomentative – vanno ‘sconfitte’ con la forza del pensiero scientifico e dei suoi metodi inseriti nelle dinamiche di scontro democratiche (compresa l’educazione) quando sono abbastanza forti da inserirsi nei processi decisionali.

Il dibattito politico e mediatico su questioni in cui la scienza e gli scienziati hanno – o dovrebbero avere – un peso specifico importante è soggetto a logiche troppo più complesse del semplice “la scienza dice che xadeguatevi, discussione chiusa a tutti i livelli” anche perché la scienza stessa è influenzata da ciò che gli sta attorno: basti pensare a chi e come decide quanti soldi destinare alla ricerca, quali cure rimborsare tramite il SSN, come organizzare l’Università e la scuola e tanto altro. Quel tipo di dibattito richiede un lavoro costante e difficile per la scienza, per chi la comunica e per chi intende darle un ruolo primario nei processi decisionali, richiede di sporcarsi le mani, di mettersi in gioco, di mettere in campo diverse strategie – dal debunking delle bufale alle discussioni feroci con i critici, dalla divulgazione alla mediazione di posizioni fino a un opera di ‘contagio’ culturale nelle varie sfere di influenza sociali e politiche – che non può non passare anche per i dibattiti (in Tv, sui giornali, ecc) tra scienziati e altre soggetti necessariamente mento esperti e con argomenti a-scientifici ma comunque rilevanti. Non esiste un modo per risolvere tutto, ma sono tutti tasselli differenti di un mosaico composto da figure più o meno complicate da comporre.

La scienza è (necessariamente) anche politica – e dunque confronto – e far penetrare il pensiero scientifico in quello mediatico e, quindi, anche in quello decisionale richiede un processo comunicativo complesso e difficile  in cui, questo è certo, bisogna mettere in preventivo attacchi di bile, pillole per il cuore e gastriti.

Una Ferrari nel posto sbagliato

Fra pochi giorni inizia il campionato di F1, ma la Ferrari di cui si parlerà molto brevemente nelle prossime righe non è quella guidata da Alonzo, bensì una persona in carne e ossa: Paola Ferrari.

immagine da tvblog

Se non siete calciofili o se siete persone che amano il calcio o che si vogliono abbastanza bene da non guardare 2 noiosissime ore di Domenica Sportiva (in cui sportiva significa 99% calcio e altri sport alle 2 del lunedì mattina) di cui è storica conduttrice, forse non l’avete ben presente, ma negli ultimi anni buona parte delle chiacchiere attorno a lei derivano dal fatto di avere in studio un faro tutto per il suo viso, solo per il suo viso che infatti risalta, bianco come il latte, rispetto a tutto il resto. Ma questo in realtà non ci interessa troppo.

Ci interessa un’altra cosa: professionalmente è una giornalista sportiva, brava nel suo lavoro che è quello di fare la giornalista sportiva. È una che, dopo essere stata criticata e pesantemente presa per il culo su Twitter per le sue trasmissioni, decise di denunciare direttamente Twitter.

Nel 2008 ha presentato la sua candidatura al Parlamento, Camera dei Deputati per la precisione: terzo nome, dopo Dani Santanché e Teodoro Buontempo per La Destra di Storace. E vabbé, mica è vietato candidarsi no?

La notizia di oggi è però qualcosa che ci dà la misura della politica italiana. Pare che la nostra buona Paola Ferrari molto probabilmente diventerà assessore della giunta regionale della Lombardia, presieduta Roberto “mission accomplished” Maroni. Mandante: Daniela Santanché. E vabbé.

No, no vabbé un piffero. Perché pare che diventerà assessore all’istruzione con deleghe (sempre che la notizia venga confermata) alla cultura e…alla ricerca scientifica. Paola Ferrari, una vita in mezzo alle moviole e davanti a un faro per le segnalazioni marittime, alla ricerca scientifica? Ma perché? Ma cosa ne sa? Ho capito che fanno tutto i fantasmi che seguono silenziosi questi politici, ma fa davvero così schifo avere persone che conoscano le materie su cui andranno a legiferare e amministrare? Ma perché non affidare temi seri come la cultura e la ricerca scientifica (che qualche politico illuminato potrebbe perfino far andare a braccetto) a persone competenti, soprattutto in un momento come questo? Perché? Perché? Perché?

Chi non risponde non vince!

Dibattitoscienza, il gruppo di giornalisti, blogger, appassionati o interessati alla scienza nato su Facebook per iniziativa di Moreno Colaiacovo ha lanciato una lista di 10 domande su temi che hanno a che fare con la scienza, destinate ai candidati premier. L’iniziativa segue quella già portata a termine per le primarie del Pd, in cui altre domande, sempre di carattere scientifico, erano stato poste ai candidati alla guida del centrosinistra (e avevano risposto tutti).

Le domande sono state scelte tramite un voto on-line (democrazia liquida eh!) su una serie di proposte fatte nel forum del sito di dibattioscienza. Sia il voto che il forum erano aperti a chiunque avesse voluto partecipare. Le domande sono state formulate nella loro versione definitiva e alcune sono state accorpate (perché trattavano di temi simili) dando la possibilità di accedere alla rosa delle dieci prescelte ad altre due domande (le più votate fra le escluse, fra le quali la “mia” sulla sperimentazione animale nella ricerca biomedica che magari ci permetterà di capire che fine farà l’orribile emendamento Brambilla alla legge comunitaria).

Sappiamo benissimo che la legge elettorale con la quale voteremo è una ‘porcata’ e che i candidati di facciata potrebbero non corrispondere all’effettivo prossimo Presidente del Consiglio, ma a qualcuno bisognerà pur rivolgersi per conoscere quali idee verranno portate avanti in caso di vittoria.

I diretti interessati sono dunque: Mario Monti, Pierluigi Bersani, Beppe Grillo, Antonio Ingroia, Silvio Berlusconi e Oscar Giannino; li invitiamo dunque a rispondere.

Il termine per rispondere è la mezzanotte del 31 gennaio e i candidati possono inviare le risposte (max 3 cartelle – 6mila battute) all’indirizzo email info@dibattitoscienza.it.

Qui di seguito le 10 domande che potete aiutarci a diffondere su Twitter utilizzando l’hashtag #dibattitoscienza.

1) Investimenti, meritocrazia, trasparenza: quali provvedimenti intende adottare per il rilancio di università e ricerca pubblica?

2) Quali provvedimenti concreti intende adottare per favorire l’innovazione e l’investimento in ricerca delle imprese private?

3) Le direttive 20-20-20 definiscono le politiche energetiche europee. Quali azioni concrete intende adottare per garantire all’Italia un piano energetico in grado di migliorare l’efficienza e minimizzare l’impatto ambientale e il costo dell’energia?

4) Come intende occuparsi della produzione, gestione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per migliorare l’impatto su ambiente e qualità della vita?

5) Quali misure concrete intende adottare per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico? E quali per stimolare il settore edilizio conciliandolo con la salvaguardia del territorio e la lotta alla criminalità organizzata?

6) Qual è la sua opinione sull’Agenda Digitale approvata dal precedente governo e quali sono le sue proposte concrete per la diffusione della banda larga in tutto il Paese?

7) La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita è stata messa in discussione più volte negli ultimi mesi, con diverse sentenze tra cui quella della Corte di Strasburgo. Si impegnerà ad adeguare questa legge alla giurisprudenza italiana ed europea? Qual è invece la sua posizione a proposito del testamento biologico?

8) Data l’importanza della scienza e della tecnologia nella società contemporanea, quali misure intende adottare, anche a livello scolastico, per favorirne lo sviluppo e contrastare anche il diffuso analfabetismo scientifico e matematico?

9) Come pensa che il suo governo si debba occupare di modifiche climatiche causate dall’uomo? Quali interventi metterà in atto per la mitigazione e/o prevenzione dell’innalzamento dei gas serra?

10) Qual è la sua posizione in merito all’uso di animali nella ricerca biomedica? Pensa sia corretto limitare l’uso di alcune specie animali a scopo di ricerca?

http://www.dibattitoscienza.it/2013/01/11/elezioni-politiche-2013-ecco-le-domande/

Sei domandine facili facili…o quasi

Qualcuno, mi pare il direttore de Il Tempo Mario Sechi, nella trasmissione che ha seguito il dibattito fra i candidati alle primarie del PD, aveva fatto notare come nessuno dei “fantastici 5” (fantastici nella caduta di stile e serietà)

presa dal sito del TG3

avesse snocciolato numeri a sostegno della propria posizione. Vero.

Altri, attenti non solo all’economia e alla politica in sé considerata, ma anche a cosa genera economia,  buona politica e tante altre cose della nostra quotidianità, hanno notato invece l’assenza di un’altra cosa: né Renzi, né Puppato, né Tabacci, né Bersani, né Vendola hanno fatto il minimo accenno alla ricerca scientifica.

Ecco che allora questi “altri” di cui sopra si sono organizzati su Facebook e in men che non si dica hanno stilato 6 domande sulla scienza e sulla ricerca da sottoporre ai candidati alle primarie, non solo del PD ma anche del PDL (se mai le faranno). Ovviamente possono rispondere anche altri candidati.

Le domande, pubblicate sul sito internet de Le Scienze (qui) sono le seguenti:

1. Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?

2. Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?

3. Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?

4. Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?

5. Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

6. Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?

 

Per diffondere l’iniziativa su Twitter, gli ashtag scelti sono i seguenti:

  • Primarie del centrosinistra: #dibattitoscienza #primarieCSX
  • Primarie del PDL: #dibattitoscienza #primariePDL
  • Elezioni politiche: #dibattitoscienza #politiche

 

L’elenco dei primi firmatari dell’iniziativa è il seguente:

Firmatari
Federico Baglioni, biotecnologo e blogger
Stefano Bagnasco, fisico INFN e blogger
Massimo Barberi, giornalista scientifico
Silvia Bencivelli, giornalista scientifica
Martino Benzi, blogger
Dario Bressanini, chimico e blogger
Michele Castellano, direttore di ricerca INFN
Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze e National Geographic
Paola Emilia Cicerone, giornalista scientifica
CICAP, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale
Manuela Cirilli, fisico, Knowledge Transfer Group, CERN
Moreno Colaiacovo, bioinformatico e blogger
Claudia Di Giorgio, giornalista scientifica
Piero Fabbri, matematico e blogger
Marco Ferrari, giornalista scientifico
Andrea Gentile, giornalista scientifico
Maria Vittoria Guarino, laureanda in valutazione d’impatto e certificazione ambientale
Giulio Matteucci, blogger
Beatrice Mautino, giornalista scientifica
Daniela Ovadia, giornalista scientifica
Paolo Pascucci, blogger
Jacopo Pasotti, giornalista scientifico e direttore di Planete
Emanuele Perugini, giornalista scientifico e direttore di Pianetascienza
Giovanni Sabato, giornalista scientifico
Renato Sartini, giornalista scientifico
Cristina Serra, giornalista scientifica
Giovanni Spataro, giornalista scientifico
SWIM, Science Writers in Italy
Fabio Turone, giornalista scientifico
Paolo Valente, ricercatore INFN

 

Quest’iniziativa fa il paio con un’altra, promossa da Scienza in Rete, che si propone di rilanciare il dibattito per rafforzare la ricerca in Italia, a cui tutti possono contribuire con le proprie idee (i primi firmatari di questa iniziativa sono: Sergio Ferrari, Sveva Avveduto, Carlo Bernardini, Marcello Buiatti, Andrea Cerroni, Massimo Cocco,Gennaro Di Giorgio, Rino Falcone, Pietro Greco, Angelo Guerraggio, Francesco Lenci, Tommaso Maccacaro, Alfonso Marino, Roberto Morabito, Daniela Palma, Giovanni Paoloni, Giorgio Parisi,Caterina Petrillo, Giulio Peruzzi, Luciano Pietronero, Francesco Sinopoli, Francesco Sylos-Labini,Settimo Termini, Romolo Sussolano.

Insomma, vanno bene gli slogan, la pacatezza, la serietà, la gioventù, le riforme, il cambiamento e tutto quanto. Però servono risposte su questioni importanti che da troppo tempo vengono glissate o totalmente aggirate, quando proprio non considerate. E tutti noi dobbiamo farci sentire: discutere di scienza e ricerca all’interno del dibattito politico significa discutere del nostro futuro.

 

link:

http://www.lescienze.it/news/2012/11/15/news/domande_candidati_primarie_pd_politiche_ricerca-1369318/

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/rilanciamo-dibattito-rafforzare-ricerca-italia