Cinque cose (+1) sul caso Zauli

Il rettore dell’Università di Ferrara ha «tempo da perdere» con tutti i miei colleghi, tranne che con me. E va bene, non me la prendo, però ci sono delle cose che vanno chiarite dopo le ultime novità (ovvero il diniego a una mia richiesta di accesso civico generalizzato agli atti, e le dimissioni di tre membri della Commissione Etica in parziale dissenso con quel diniego).

ZERO. [La Repubblica ha modificato il suo articolo, e ringrazio Corrado Zunino per averlo fatto, lascio il punto come memo per i locali che da due giorni, riprendendo la notizia, si sono  ‘dimenticati’] La prima, è un po’ come il mandato zero di Di Maio, potete saltarla perché è un sassolino che voglio togliermi dalla scarpa, infilato dai miei colleghi più anziani e di maggior bravura. Io non conto nulla nel giornalismo, ma ho comunque un nome e un cognome, non sono un «giornalista di Ferrara» (poi, al massimo, da Ferrara), e scrivo per un giornale che si chiama estense.com. Qualche carattere potete sprecarlo. E non lo dico perché voglio vedere il mio nome e quello del ‘mio’ giornale sul vostro, lo dico perché parte della notizia che state scrivendo è nata da una mia (nostra) iniziativa: è a me, alla mia richiesta di accesso civico generalizzato (in base al c.d. FOIA) che l’Università di Ferrara ha negato l’accesso ai documenti (con motivazioni sconclusionate che gridano vendetta per essere state scritte in un procedimento amministrativo), ed è in base a quel diniego – «in parziale dissenso» – che i vertici della Commissione Etica dell’Università di Ferrara hanno presentato le dimissioni. L’operato di un giornale e di un giornalista, in questo caso, fanno parte della notizia, tacerlo è una bella scorrettezza.

Ora iniziamo:

UNO. Vorrei tranquillizzare il rettore: non è una persona che mi dà «fastidio», non sono il sicario mandato da persone da lui infastidite (che chiaramente sono il vero obiettivo di quella espressione, ma metto le mani avanti). Non credo che neppure Leonid Schneider sia un sicario. Se insisto nel volerci vedere chiaro (e non sono il solo) non è perché vuole fare la sperimentazione del numero semi aperto a Medicina (io, in linea generale, sono pure favore dell’abolizione del numero chiuso ovunque, figuriamoci). Voglio vederci chiaro per due ragioni: la prima è che di quel che ha deciso la Commissione Etica su alcune sue ricerche lo sappiamo solo da lui, che è il diretto interessato. E sappiamo, parole sue, che non sono stati trovati «dolo o colpa grave» nelle sue condotte. Ma se non ci sono dolo o colpa grave, e qui è la seconda ragione, ci deve essere una condotta a cui ascrivere quelle categorie soggettive (altrimenti il fatto non sussisterebbe proprio, per usare ancora terminologie giuridiche) e il problema è capire cosa sia andato storto: ricordo che parliamo di ricerca sul cancro, non di chi mette guanciale o pancetta nella carbonara, e che parliamo del rettore di una Università pubblica.

DUE. La cosa è importante perché la Commissione Etica ha valutato degli studi “contestati” ma selezionati dallo stesso Zauli, eppure ha trovato qualcosa (seppure, lo ripeto e sottolineo, in assenza di dolo o colpa grave): cosa ha trovato? Quanto è grave? E di chi sono le responsabilità?

TRE. La cosa è importante perché, nell’arco degli ultimi due anni (quindi non da quando si è insediato il governo di Salvini, grande sponsor politico di Zauli e della sua sperimentazione a Medicina, se lo ricordino anche i miei colleghi, anzi, si inizia a dicembre 2016) sulla piattaforma PubPeer, i suoi ‘pari’ – gli unici che secondo Unife possono valutare il suo operato scientifico – hanno trovato problemi non in due o tre, bensì in circa 40 studi pubblicati tra il 1998 e il 2018. Vent’anni di ricerche che portano il suo nome sopra, non di rado fra i primi autori. E le accuse sono quelle di aver riciclato immagini in diversi studi su materie differenti o, addirittura, di averle manipolate con Photoshop. Lo dico anche ai miei colleghi: non si parla di plagio, non si parla solo di  auto-plagio, ma proprio di manipolazione.

QUATTRO.  Zauli a Corrado Zunino di Repubblica dice che in alcuni casi si è trattato di meri errori materiali, segnalati alle riviste, e, soprattutto, che lui non ha mai falsificato un dato in vita sua.  Gli voglio credere, ma su PubPeer stanno mettendo in evidenza ben altro e non può difendersi dicendo “io non l’ho mai fatto”: è necessario dimostrare che sia così, soprattutto davanti al numero di accuse. Queste non possono essere davvero delle giustificazioni:

«in quell’arco di carriera abbiamo fatto venticinquemila esperimenti, gran parte trasferiti su floppy disk»

Io non sono in grado di valutare se le “accuse” siano vere o false, ma credo sia necessario uno sforzo da parte di Zauli per dare spiegazioni vere: sono i suoi pari ad avanzare sospetti, non la stampa, non i blog che strumentalizzano; non sono accuse da niente e non sono limitate al tempo dei floppy disk. Il rettore di Unife, invece, cerca di far intendere che su PubPeer sparano alla cieca, citando il caso di Carlo Maria Croce:

«Sulla piattaforma da cui è nato tutto, “pubpeer.com”, sono stati messi in croce molti miei colleghi rettori e i top scientist del nostro Paese, compreso Carlo Maria Croce, il più famoso oncologo italiano. Spesso le contestazioni si sono rivelate fesserie»

Sarà, ma vorrei ricordare a Zauli che le riviste scientifiche hanno ritirato almeno nove pubblicazioni del prof Carlo Croce, e più di una dozzina sono state soggette a correzioni o a “expression of concern” (fonte).

CINQUE. Siccome l’obiettivo non dichiarato e far apparire tutto come un attacco politico-accademico, Zauli (sempre su Repubblica) dice di avere il sospetto che alcune sue

«politiche espansive, vicine agli studenti,  abbiano dato fastidio al mondo accademico. Non riesco a spiegare altrimenti questo attacco così pesante e reiterato»

Come fa notare su Twitter Andrea Capocci – giornalista scientifico che ha scritto della vicenda su Il Manifesto – è semmai vero il contrario: il mondo accademico è rimasto finora inerte sul caso, se si esclude la forte presa di posizione del prof Lucio Picci dell’Università di Bologna, che ha evidenziato proprio questo problema, scandalizzato dall’immobilismo a Ferrara. Nessun accademico ha mai attaccato Zauli sulla correttezza delle sue ricerche.

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E la politica in questo anno e mezzo da quando è scoppiata la vicenda ha parlato una sola volta, in termini peraltro molto rispettosi (due se contiamo la difesa quasi d’ufficio che il neo assessore di Ferrara, Alessandro Balboni, peraltro ex membro della Commissione Etica, ha rilasciato a La Nuova Ferrara del 3 settembre). Di cosa stiamo parlando, dunque?

Una spiegazione alternativa c’è, si chiama Effetto Streisand e sta durando da 18 puntate.

Dacci oggi il nostro glifosato quotidiano

Foto di Mike Mozart/Flikr/CC-BY-2.0
Foto di Mike Mozart/Flikr/CC-BY-2.0

Elena Fattori è una scienziata di quelle brave, dice lei, oltre che è una super-mega-cittadina-senatrice, sempre di quelle brave. Ma soprattutto è una scienziata di quelle brave (talmente brava che, se volesse, potrebbe essere moooolto pericolosa).

Da poco ha scoperto che il RoundUp, un erbicida ad ampio spettro a base di Glifosato, è causa della celiachia. Lo ha scoperto grazie al sito web lastella.altervista (non lo linko, non voglio regalargli click, centesimi di euro e potenziali nuovi “clienti”). Una roba – per dire – che il sistema di monitoraggio dell’attendibilità e della sicurezza dei siti web WOT-Web of Trust (è un estensione per i browser che vi consiglio di usare), marchia con il bollino rosso e sul quale vi propone un avviso a tutto schermo. L’analisi è sostanzialmente questa:
lastella
È un brutto sito in poche parole, inaffidabile.
Ma non fa niente. Magari sono quegli “indipendenti” che i cattivi della Monsanto vogliono zittire e per questo li bolla in qualche modo come inaffidabili. Insomma di quelli che piacciono tanto a una buona fetta del mondo a cinque stelle. O magari no, è solo un sito pieno di fesserie. Ma, ripeto, non fa niente.
La super-mega-scienzata-cittadina-senatrice Fattori, nella discussione Facebook qua sotto ci offre l’opportunità di andare direttamente alla fonte: una ricerca scientifica pubblicata in una rivista scientifica, un paper come lo chiamano quelli che la scienza la masticano.

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Il paper (è del 2013) si chiama così: Glyphosate, pathways to modern diseases II: Celiac sprue and gluten intolerance.

Riassumendo: dice che il glifosato (e dunque il RoundUp Monsanto) provoca la celiachia, lo dicono le correlazioni statistiche. Ma non solo, il glifosato provoca il cancro (non uno specifico tumore, il cancro), disturbi alla tiroide, obesità infantile e, probabilmente, molto altro.

A chi critica l’attendibilità della ricerca, la senatrice-mega-scienziata-cittadina Fattori risponde così

Fattori

Ora, io sono un giornalista-cittadino-mega-rompicoglioni e non so leggere un paper (ma so cos’è). Quindi sul perché quel paper e l’articolo pubblicizzato dalla cittadina-mega-scienziata-senatrice Fattori dica fesserie lascio fare ad altri, tipo Giordano Masini e Beatrice Mautino su Strade.

Mi limito a fare due o tre considerazioni su chi ha pubblicato la ricerca (ma dovrei mettere il termine tra virgolette) e dove l’ha pubblicata, aiutato da chi le ha già fatte nel corso degli anni.

Il paper è pubblicato sulla rivista open access Interdisciplinary Toxicology, che è slovacca ed è nata nel 2008. Fin qui tutto bene. Ma, a dispetto del nome altisonante e dell’istituzione che gli sta dietro – la Slovak Toxicology Society (SETOX) – è una rivista, come dire… del tutto inattendibile, così come lo sono sul tema in questione i due autori.

Partiamo dalla rivista. C’è già chi le ha fatto le pulci, è un insegnante di scienze alle scuole superiori (si chiama Mr Dr Science Teacher, al secolo Paul K. Strode) poi ripreso da Jeffrey Beall sul suo blog in cui osserva criticamente le riviste open access come la nostra. Quello che viene fuori è indicativo:

The journal’s editor-in-chief is Michal Dubovický. According to Dr. Paul Strode, author of the blog Mr. Dr. Science Teacher:

Dubovický has 53 career publications according to the Web of Science. Since June of 2008, when Interdisciplinary Toxicology was launched, he has published 27 times. Two of those publications were editorials in Interdisciplinary Toxicology and 10 were full length papers in the journal. So, 40% of Dubovický’s publications over the last six-and-a-half years are in his own journal!

Tradotto per tutti, anche per la Fattori: il caporedattore della rivista scientifica, nonché direttore del SETOX fino al 2013 aveva pubblicato dal 2008 53 articoli scientifici, 27 dei quali (il 40%) da quando è nata la sua rivista, sulla sua rivista.

Tagliando corto: Intedisciplinary Toxicology è un giornalaccio, una rivistaccia, nata probabilmente per permettere ad alcuni ricercatori di pubblicare i loro articoli e scrivere qualcosa nei loro curriculum. Ma sono articoli “civetta”, poco utili per la comunità scientifica (se non per capire cosa non fare e stare attenti al proliferare di riviste simili) ma molto utili per soddisfare la vanità, le mire di notorietà degli autori e, possibilmente, utili per influenzare alcuni processi decisionali pubblici (ad esempio la ‘lotta’ agli Ogm o alle multinazionali come la Monsanto).

Passiamo agli scienziati autori dell’articolo: Anthony Samsel e Stephanie Seneff.  Sono entrambi due computer-scientist, il primo è un consulente professionista in pensione con due articoli scientifici pubblicati in carriera, la seconda è vicina all’età pensionabile (se non l’ha già superata) e lavora al Dipartimento di Intelligenza Artificiale del MIT.

Negli ultimi anni entrambi i computer-scientists sono diventati mega espertoni di glifosato e delle sue implicazioni sulla salute umana. Niente di male intendiamoci, se non fosse che i loro articoli “scientifici”  sul tema compaiono sempre e irrimediabilmente in riviste “civetta”, come probabilmente è Interdisciplinary Toxicology e come sicuramente è quella in cui venne originariamente pubblicato lo studio che stiamo discutendo: Entropy, un giornale che, per farvi pubblicare qualcosa, vi chiede soldi, tanti soldi, e dove dal 2012 al 2013 i due nostri eroi hanno pubblicato (insieme o con altri) 8 articoli, spendendo quasi 11mila dollari.

Questo è livello qualitativo della ricerca di cui la Fattori si è fatta paladina nella sua lotta alla Monsanto, agli Ogm e a Godzilla.

Ora, ritorniamo al consiglio della mega-cittadina-super-scienziata-senatrice Fattori: ammetto di non saper leggere un paper in molti casi e per questo chiedo aiuto a chi lo sa fare quando ne ho bisogno. Mi permetto però di fare un rilievo ulteriore, che sta alla base e riguarda l’altro pezzettino della sua invettiva contro noi cialtroni: sapere cosa sia un paper scientifico significa anche sapere dove questo viene pubblicato, da chi viene pubblicato e il suo livello di credibilità. Non perché sia impossibile che una rivista mediocre e poco affidabile pubblichi un giorno una ricerca di buon livello (tutto può capitare), ma perché è mooolto probabile che una rivista mediocre e poco affidabile pubblichi delle tremende cialtronate scritte da cialtroni improvvisantisi esperti. Capita anche ai “pezzi grossi”, figuriamoci se non capita alle riviste civetta a cui interessa fare rumore, chiasso, più che contribuire davvero alla conoscenza di tutti.

Ma saranno dubbi e cautele che Monsanto mi avrà instillato con l’ultimo bonifico…

Fonti e approfondimenti sul caso: 

http://scholarlyoa.com/2015/01/08/anti-roundup-glyphosate-researchers-use-easy-oa-journals-to-spread-their-views/

https://mrdrscienceteacher.wordpress.com/2014/12/28/glyphosate-pseudoscience/

http://scienceblogs.com/insolence/2014/12/31/oh-no-gmos-are-going-to-make-everyone-autistic/

http://www.huffingtonpost.com/tamar-haspel/condemning-monsanto-with-_b_3162694.html

http://stradeonline.it/scienza-e-razionalita/1328-no-la-celiachia-non-ha-nulla-a-che-fare-con-il-roundup-e-con-gli-ogm

http://www.ilpost.it/2015/04/12/glifosato-ogm/

http://italiaxlascienza.it/main/2015/08/elena-fattori-il-glifosate-e-il-morbo-celiaco/

La ragione in piazza

bravi ragazzi

Sono giorni difficili, giorni in cui si scende in piazza per protestare contro le storture di una politica insulsa e sorda, a volte cercando più o meno di emulare  marce o retromarce su Roma a fronte di golpe o golpettini che dir si voglia, tanto si sbaglia lo stesso.

Sono giorni in cui un gruppo di animalisti duri e puri è andato ieri  prima a manifestare e poi ad occupare il dipartimento di farmacologia di via Vanvitelli a Milano, con alcuni soggetti che si sono barricati dentro e hanno perfino “salvato” qualche bestiola (in realtà hanno condannato alcuni di quegli animali a morte certa, oltre che fatto buttare via anni di ricerca e soldi). 

Ma le forze del bene si sono finalmente mosse e la Ragione è scesa in piazza, organizzatasi in fretta e furia, per (ri)prendersi con civiltà uno spazio che le compete e che troppo spesso viene occupato -quasi fosse un’esclusiva in questo campo- dal vociare insensato, istintivo, disinformato e spesso tiranno degli animalisti o di portatori di idee senza capo né coda. I ricercatori, gli studenti, sono oggi scesi in piazza per protestare contro quel che è accaduto ieri e far conoscere la verità alle persone che hanno la voglia e la pazienza di ascoltare chi ragiona in modo articolato e non per slogan diffamatori (alcune foto). Pazienza se non erano a centinaia, pazienza se erano da soli senza alcun capoccia a dar loro manforte, è un vizio di tanti uomini e donne di scienza quello di non volersi invischiare troppo col sentimento (spesso a ragione, alcune volte decisamente no). Sono stati grandi.

Voglio dire loro GRAZIE per aver ridato un senso e una dignità alle manifestazioni di piazza, per aver rivendicato il valore del proprio fondamentale lavoro troppo spesso dimenticato e da troppi umiliato. Grazie per esservi fatti vedere e sentire.

Non c’ero fisicamente, ma col cuore ero con voi tutti. 

Una Ferrari nel posto sbagliato

Fra pochi giorni inizia il campionato di F1, ma la Ferrari di cui si parlerà molto brevemente nelle prossime righe non è quella guidata da Alonzo, bensì una persona in carne e ossa: Paola Ferrari.

immagine da tvblog

Se non siete calciofili o se siete persone che amano il calcio o che si vogliono abbastanza bene da non guardare 2 noiosissime ore di Domenica Sportiva (in cui sportiva significa 99% calcio e altri sport alle 2 del lunedì mattina) di cui è storica conduttrice, forse non l’avete ben presente, ma negli ultimi anni buona parte delle chiacchiere attorno a lei derivano dal fatto di avere in studio un faro tutto per il suo viso, solo per il suo viso che infatti risalta, bianco come il latte, rispetto a tutto il resto. Ma questo in realtà non ci interessa troppo.

Ci interessa un’altra cosa: professionalmente è una giornalista sportiva, brava nel suo lavoro che è quello di fare la giornalista sportiva. È una che, dopo essere stata criticata e pesantemente presa per il culo su Twitter per le sue trasmissioni, decise di denunciare direttamente Twitter.

Nel 2008 ha presentato la sua candidatura al Parlamento, Camera dei Deputati per la precisione: terzo nome, dopo Dani Santanché e Teodoro Buontempo per La Destra di Storace. E vabbé, mica è vietato candidarsi no?

La notizia di oggi è però qualcosa che ci dà la misura della politica italiana. Pare che la nostra buona Paola Ferrari molto probabilmente diventerà assessore della giunta regionale della Lombardia, presieduta Roberto “mission accomplished” Maroni. Mandante: Daniela Santanché. E vabbé.

No, no vabbé un piffero. Perché pare che diventerà assessore all’istruzione con deleghe (sempre che la notizia venga confermata) alla cultura e…alla ricerca scientifica. Paola Ferrari, una vita in mezzo alle moviole e davanti a un faro per le segnalazioni marittime, alla ricerca scientifica? Ma perché? Ma cosa ne sa? Ho capito che fanno tutto i fantasmi che seguono silenziosi questi politici, ma fa davvero così schifo avere persone che conoscano le materie su cui andranno a legiferare e amministrare? Ma perché non affidare temi seri come la cultura e la ricerca scientifica (che qualche politico illuminato potrebbe perfino far andare a braccetto) a persone competenti, soprattutto in un momento come questo? Perché? Perché? Perché?

La vera bestia (post polemico)

da foto-divertenti.it

Gli animalisti duri e puri ritorcono contro l’uomo, in particolare contro chi effettua sperimentazioni e ricerche utilizzando animali, l’epiteto  “bestia”. Ovviamente sono nati gruppi e siti internet in difesa delle prerogative animali, contrari alla “falsa scienza” che additano l’essere umano (alcuni appartenenti alla specie in realtà) come “la vera bestia“.

Motivi che giustificano insulti, accuse di essere sadici bastardi (e molto altro), minacce, auguri di ricevere torture (insieme ai propri parenti o sui propri figli), nonché tragiche liberazioni di animali senza neppure pensare che vengono inseriti in ecosistemi dove o verranno distrutti loro o saranno essi stessi causa di qualche strage. A volte capita che si usi della violenza sulle cose, come quando vengono distrutti i laboratori. Altre volte capita che la violenza venga diretta verso le persone, come accaduto in una manifestazione contro l’azienda farmaceutica Menarini a Pomezia dove, leggo in un articolo evidentemente schierato dalla parte degli “anti-vivisezionisti” ma che fa il suo dovere di croncaca pubblicato da Corriere della Città,

La manifestazione, iniziata alle 14, è proseguita pacificamente, tra cori di protesta a volte molto coloriti, fino alle 16:00, ora in cui ci sono stati attimi di forte tensione. Al passaggio di un’auto con a bordo una dipendente della Menarini gli animi si sono scaldati: alcuni manifestanti hanno preso a calci la vettura, provocando la rottura del lunotto. Sono volati insulti e sputi, e qualcuno ha anche graffiato l’auto sulla fiancata. La dipendente è stata quindi protetta e scortata dal cordone di polizia fino all’inizio di via Tito Speri. La situazione è tornata tranquilla per circa un’ora, poi qualche altro momento di nervosismo ha macchiato una manifestazione dalle ottime intenzioni.

Protestare è lecito, per carità, è un diritto che appartiene a tutti, anche quando le proteste sono imbevute di ignoranza e frasi fatte come la seguente:

La vivisezione è inutile – hanno proseguito – in quanto è stato ampiamente dimostrato che le reazioni degli animali non sono completamente assimilabili a quelle umane: ci sono stati farmaci, risultati innocui durante i test sugli animali, che una volta messi in commercio hanno provocato la morte di migliaia di uomini. E non si tratta di nostre fantasie, ma di realtà verificabili.

Un concentrato extra-forte di luoghi comuni animalisti (non di tutti per fortuna), dove le ampie dimostrazioni non esistono (a proposito di falsa scienza) e in perfetto disaccordo con la loro tanto amata teoria sull‘anti-specismo che ci rende tutti uguali e ci pone tutti sullo stesso piano (tranne quei milioni di moscerini trucidati sulla carrozzeria delle macchine o dei treni, proprio come cani, gatti e volpi ma nel silenzio dei paladini dei diritti animali: assassini andate a piedi e occhio alle formiche!).

Quel che non è lecito è spaccare le automobili di chi non la pensa come noi e, soprattutto, fa un lavoro che a noi non piace come accaduto alla dipendente della Menarini. Ma d’altronde è un comportamento questa volta in linea con la filosofia anti-specista: nulla ci distingue dai nostri compari animali, neppure la ragione, tanto vale comportarsi da bestie, vere bestie, anche fra di noi.

No?

Chi non risponde non vince!

Dibattitoscienza, il gruppo di giornalisti, blogger, appassionati o interessati alla scienza nato su Facebook per iniziativa di Moreno Colaiacovo ha lanciato una lista di 10 domande su temi che hanno a che fare con la scienza, destinate ai candidati premier. L’iniziativa segue quella già portata a termine per le primarie del Pd, in cui altre domande, sempre di carattere scientifico, erano stato poste ai candidati alla guida del centrosinistra (e avevano risposto tutti).

Le domande sono state scelte tramite un voto on-line (democrazia liquida eh!) su una serie di proposte fatte nel forum del sito di dibattioscienza. Sia il voto che il forum erano aperti a chiunque avesse voluto partecipare. Le domande sono state formulate nella loro versione definitiva e alcune sono state accorpate (perché trattavano di temi simili) dando la possibilità di accedere alla rosa delle dieci prescelte ad altre due domande (le più votate fra le escluse, fra le quali la “mia” sulla sperimentazione animale nella ricerca biomedica che magari ci permetterà di capire che fine farà l’orribile emendamento Brambilla alla legge comunitaria).

Sappiamo benissimo che la legge elettorale con la quale voteremo è una ‘porcata’ e che i candidati di facciata potrebbero non corrispondere all’effettivo prossimo Presidente del Consiglio, ma a qualcuno bisognerà pur rivolgersi per conoscere quali idee verranno portate avanti in caso di vittoria.

I diretti interessati sono dunque: Mario Monti, Pierluigi Bersani, Beppe Grillo, Antonio Ingroia, Silvio Berlusconi e Oscar Giannino; li invitiamo dunque a rispondere.

Il termine per rispondere è la mezzanotte del 31 gennaio e i candidati possono inviare le risposte (max 3 cartelle – 6mila battute) all’indirizzo email info@dibattitoscienza.it.

Qui di seguito le 10 domande che potete aiutarci a diffondere su Twitter utilizzando l’hashtag #dibattitoscienza.

1) Investimenti, meritocrazia, trasparenza: quali provvedimenti intende adottare per il rilancio di università e ricerca pubblica?

2) Quali provvedimenti concreti intende adottare per favorire l’innovazione e l’investimento in ricerca delle imprese private?

3) Le direttive 20-20-20 definiscono le politiche energetiche europee. Quali azioni concrete intende adottare per garantire all’Italia un piano energetico in grado di migliorare l’efficienza e minimizzare l’impatto ambientale e il costo dell’energia?

4) Come intende occuparsi della produzione, gestione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per migliorare l’impatto su ambiente e qualità della vita?

5) Quali misure concrete intende adottare per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico? E quali per stimolare il settore edilizio conciliandolo con la salvaguardia del territorio e la lotta alla criminalità organizzata?

6) Qual è la sua opinione sull’Agenda Digitale approvata dal precedente governo e quali sono le sue proposte concrete per la diffusione della banda larga in tutto il Paese?

7) La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita è stata messa in discussione più volte negli ultimi mesi, con diverse sentenze tra cui quella della Corte di Strasburgo. Si impegnerà ad adeguare questa legge alla giurisprudenza italiana ed europea? Qual è invece la sua posizione a proposito del testamento biologico?

8) Data l’importanza della scienza e della tecnologia nella società contemporanea, quali misure intende adottare, anche a livello scolastico, per favorirne lo sviluppo e contrastare anche il diffuso analfabetismo scientifico e matematico?

9) Come pensa che il suo governo si debba occupare di modifiche climatiche causate dall’uomo? Quali interventi metterà in atto per la mitigazione e/o prevenzione dell’innalzamento dei gas serra?

10) Qual è la sua posizione in merito all’uso di animali nella ricerca biomedica? Pensa sia corretto limitare l’uso di alcune specie animali a scopo di ricerca?

http://www.dibattitoscienza.it/2013/01/11/elezioni-politiche-2013-ecco-le-domande/

Luna 2020

Un miliardo e mezzo di dollari ciascuno e due persone potranno farsi un viaggetto sulla Luna. È quello che propone Golden Spike, proprietario della Golden Spike Company, in un ambizioso progetto che secondo le intenzioni potrebbe realizzarsi nel 2020.

2020 dev’essere una data magica per i viaggi lunari.  Fino al 2011, prima che Obama decidesse di annullarla, era in programma una missione -denominata Constellation– che doveva portare ad un nuovo allunaggio americano proprio per il 2020 e la cui cancellazione è costata circa 2,5 miliardi di dollari. Dopo le presidenziali di novembre pare che si sia riacceso un lumicino per una nuova missione lunare che dovrebbe completare la tripletta ambiziosa che comprende anche mandare uomini su un asteroide e mandare uomini su Marte (o nelle vicinanze) in tempi tutto sommato brevi: si parla del prossimo decennio 2020-2030.

credits: Nasa

Probabilmente a mettere una discreta fretta agli Usa è l’ambizione dell’Impero di mezzo. Oggi la Cina, con un piano di collaborazioni e cooperazioni internazionali (evidenziate anche dal fatto che tutti i moduli cinesi sono compatibili con l’aggancio alla Stazione Spaziale Internazionale),  può essere inserita a buon diritto fra i maggiori competitors nel settore spaziale. In pochi decenni è riuscita ad acquisire conoscenze scientifiche e tecnologiche (grazie anche alla collaborazione con la Russia e con l’allora Unione sovietica) tali da poter sviluppare in autonomia tecniche di distruzione e/o recupero dei satelliti (con dimostrazioni di forza che hanno impaurito molte nazioni), lancio di più satelliti con un solo razzo, razzi per il lancio di veicoli spaziali, utilizzo di combustibile criogenico, lancio di satelliti geo-stazionari, sistemi di telemetria, tracciamento e controllo (TT&C).

La Cina incombe, si vuole ritagliare il suo spazio come potenza economica mondiale e la corsa allo Spazio, anche in questo caso, è diventata un fattore determinante, conquista della Luna compresa. Se avete dubbi sulle date bé:  dal 2007 è attivo il Chinese lunar exploration program che ha portato due satelliti nell’orbita lunare (Chang’e-1 e 2) e che dovrebbe portare nel 2013 un rover esplorativo ( Chang’e-3)  sulla superficie lunare, missione che dovrebbe essere replicata nel 2015 (Chang’e-4) e che dovrebbe concludere la sua prima fase nel 2017 con il lancio di un modulo (Chang’e-5) avente l’obiettivo di riportare sulla terra campioni del suolo.

Dopo i robot e i rover, sarà il turno degli astronauti cinesi che, tra il 2020 e il 2030, dovrebbero approdare sulla Luna.

Consideriamo che nel 2012, per la prima volta in 30 anni, gli Usa non manderanno in orbita alcun veicolo spaziale con uomini a bordo, mentre la Cina nello stesso anno ha mandato in orbita la Shenzhou-9 con a bordo tre taikonauti (gli astronauti cinesi), tra i quali Liu Yang, la prima donna cinese nello Spazio.

Un passo avanti niente male, che fa paura agli Stati Uniti e li rende perfino un poco paranoici (il bando delle compagnie cinesi Huawei e Zte per paura di subire atti di spionaggio tramite la vendita di smartphones ne è un esempio), tanto da rifiutare qualsiasi tipo di collaborazione tramite la così detta “Wolf clause”, ovvero una clausola inserita nello spendig bill dal deputato repubblicano Frank Wolf e approvato dal Congresso nel 2011, che impedisce qualsiasi accordo o programma a carattere scientifico fra la Cina e la Nasa (o il White House Office of Science and Technology Policy). Questo nonostante progetti di collaborazione e cooperazione fossero già stati avviati nei decenni precedenti, causando anche l’imbarazzante bando dalla sala stampa di alcuni giornalisti cinesi durante il lancio dello shuttle Endeavor che trasportava verso la base ISS l’ Alpha Magnetic Spectrometer-2 (AMS), per il quale gli scienziati cinesi avevano giocato un ruolo cruciale nella progettazione e nello sviluppo di alcune sue parti fondamentali.

Negli ultimi tempi la posizione di totale chiusura si è leggermente ammorbidita, anche perché tagliare completamente fuori i rapporti con quella che è ormai una potenza spaziale in tempi di pace (anche se di forte competizione) non sembra una grande mossa. L’amministrazione Obama pare aver interpretato la Wolf Clause in maniera abbastanza ristretta, e non in modo da escludere qualsiasi interazione scientifica fra Cina e Governo degli Stati Uniti. Inoltre i privati si stanno già muovendo in direzione opposta. Nel settembre 2012 la International lunar observatory association (Iloa), un gruppo non-profit che ha lo scopo di ampliare le conoscenze sul cosmo tramite l’osservazione di esso dalla luna, ha siglato un accordo con la Naoc (National astronomical observatories, Chinese academy of acience) per utilizzare il telescopio lunare che verrà lanciato nel 2013 all’interno del modulo lunare Chang’e-3. Si tratta del primo patto di collaborazione spaziale siglato fra Stati Uniti e Cina che , per la prima volta, permetterà l’avvio di un programma di osservazione ed elaborazione di immagini astronomiche dalla prospettiva lunare.

La corsa cinese ha un senso, così come lo ha quella statunitense, sia pubblica che privata: la Luna è stata ed è tuttora un simbolo che ha comportato la netta definizione della leadership mondiale americana. Un’impresa che ha dimostrato la superiorità tecnologica di una nazione su tutte le altre; replicarla non è cosa di poco conto: sono passati 43 anni da quando un uomo ha messo piede per la prima volta sulla superficie lunare (missione Apollo 11, 1969), ma è anche vero però che è dalla missione Apollo 17 (1972) -40 anni fa- che nessun astronauta ha messo più piede sulla superficie del nostro satellite.

Ritornarci anche nel 2020 è ancora un’impresa, ovviamente dal valore più contenuto rispetto a qualche decennio fa, ma costituisce ancora una dimostrazione di forza tecnologica all’interno di quella che potrebbe essere, si spera, una nuova “corsa allo Spazio”, ovvero -prendendo a prestito le parole dell’astrofisico Neil De Grass Tyson- una grande “carota” per pensare, progettare e creare il domani. Se vi suona come una perdita di tempo inutile, una sterile battaglia fra potenze economiche, allora provate a pensare alla vostra vita senza la miriade di invenzioni, progressi tecnologici e brevetti che dalle missioni Apollo perdurano fino ad oggi: sono i così detti Nasa spin-off, i benefici indiretti delle missioni spaziali come, ad esempio, i materiali per le giacche a vento, nuovi materiali isolanti, le tecnologie per sfruttare l’energia solare o l’utilizzo del velcro o del teflon.