Chi non risponde non vince!

Dibattitoscienza, il gruppo di giornalisti, blogger, appassionati o interessati alla scienza nato su Facebook per iniziativa di Moreno Colaiacovo ha lanciato una lista di 10 domande su temi che hanno a che fare con la scienza, destinate ai candidati premier. L’iniziativa segue quella già portata a termine per le primarie del Pd, in cui altre domande, sempre di carattere scientifico, erano stato poste ai candidati alla guida del centrosinistra (e avevano risposto tutti).

Le domande sono state scelte tramite un voto on-line (democrazia liquida eh!) su una serie di proposte fatte nel forum del sito di dibattioscienza. Sia il voto che il forum erano aperti a chiunque avesse voluto partecipare. Le domande sono state formulate nella loro versione definitiva e alcune sono state accorpate (perché trattavano di temi simili) dando la possibilità di accedere alla rosa delle dieci prescelte ad altre due domande (le più votate fra le escluse, fra le quali la “mia” sulla sperimentazione animale nella ricerca biomedica che magari ci permetterà di capire che fine farà l’orribile emendamento Brambilla alla legge comunitaria).

Sappiamo benissimo che la legge elettorale con la quale voteremo è una ‘porcata’ e che i candidati di facciata potrebbero non corrispondere all’effettivo prossimo Presidente del Consiglio, ma a qualcuno bisognerà pur rivolgersi per conoscere quali idee verranno portate avanti in caso di vittoria.

I diretti interessati sono dunque: Mario Monti, Pierluigi Bersani, Beppe Grillo, Antonio Ingroia, Silvio Berlusconi e Oscar Giannino; li invitiamo dunque a rispondere.

Il termine per rispondere è la mezzanotte del 31 gennaio e i candidati possono inviare le risposte (max 3 cartelle – 6mila battute) all’indirizzo email info@dibattitoscienza.it.

Qui di seguito le 10 domande che potete aiutarci a diffondere su Twitter utilizzando l’hashtag #dibattitoscienza.

1) Investimenti, meritocrazia, trasparenza: quali provvedimenti intende adottare per il rilancio di università e ricerca pubblica?

2) Quali provvedimenti concreti intende adottare per favorire l’innovazione e l’investimento in ricerca delle imprese private?

3) Le direttive 20-20-20 definiscono le politiche energetiche europee. Quali azioni concrete intende adottare per garantire all’Italia un piano energetico in grado di migliorare l’efficienza e minimizzare l’impatto ambientale e il costo dell’energia?

4) Come intende occuparsi della produzione, gestione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per migliorare l’impatto su ambiente e qualità della vita?

5) Quali misure concrete intende adottare per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico? E quali per stimolare il settore edilizio conciliandolo con la salvaguardia del territorio e la lotta alla criminalità organizzata?

6) Qual è la sua opinione sull’Agenda Digitale approvata dal precedente governo e quali sono le sue proposte concrete per la diffusione della banda larga in tutto il Paese?

7) La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita è stata messa in discussione più volte negli ultimi mesi, con diverse sentenze tra cui quella della Corte di Strasburgo. Si impegnerà ad adeguare questa legge alla giurisprudenza italiana ed europea? Qual è invece la sua posizione a proposito del testamento biologico?

8) Data l’importanza della scienza e della tecnologia nella società contemporanea, quali misure intende adottare, anche a livello scolastico, per favorirne lo sviluppo e contrastare anche il diffuso analfabetismo scientifico e matematico?

9) Come pensa che il suo governo si debba occupare di modifiche climatiche causate dall’uomo? Quali interventi metterà in atto per la mitigazione e/o prevenzione dell’innalzamento dei gas serra?

10) Qual è la sua posizione in merito all’uso di animali nella ricerca biomedica? Pensa sia corretto limitare l’uso di alcune specie animali a scopo di ricerca?

http://www.dibattitoscienza.it/2013/01/11/elezioni-politiche-2013-ecco-le-domande/

No, la paura non è passata

Alla vigilia del 21 dicembre 2012, quello che Giacobbo e simili hanno spacciato come fine del mondo prevista dai Maya (ma anche no), mi è balzata nel cervello un’altra paura, che non riguarda la fine catastrofica del pianeta, bensì la possibilità di veder finire male la città in cui vivo, Ferrara.

Sono stato alla consegna dell’Ippogrifo, un premio che la città consegna a chi si è distinto nelle sue attività e ha portato lustro a Ferrara e nel discorso del sindaco Tagliani ho sentito alcune parole che non avrei voluto sentire e che mi hanno fatto seriamente venire i brividi: “ricordo che il 20 e il 29 maggio il clima era diverso, non solo per il caldo, ma perché c’era molta paura. Invece abbiamo recuperato la razionalità e la voglia di lavorare per risolvere i problemi. Ce l’abbiamo fatta nonostante la preoccupazione che non fosse finita lì”.

Questo parlare al passato, gli accenni ai problemi risolti, al clima di paura di allora, alla sensazione “che non fosse finita” che invece oggi sembra svanita nella ricostruzione. Quel “ce l’abbiamo fatta” come a dire ci siamo rimessi in piedi e adesso guardiamo al futuro. Mi sembra tutto un discorso che guarda alla situazione post sisma per quello che non è: due terremoti distruttivi, che hanno fatto del male alla città e alla popolazione ma che sono passati senza possibilità di ritorno. Ho avuto la sensazione, e ce l’ho ogni volta che vado alle conferenze stampa dove ci sono assessori o rappresentati delle istituzioni locali che parlano del sisma, che l’idea sia quella di ripartire badando poco a due questioni fondamentali: 1) non è scritto da nessuna parte che domani non si possa verificare un terzo terremoto pari a quelli già avvenuti; 2) la faglia che passa sotto la città di Ferrara non si è attivata: i due sismi sono stati generati da due faglie a est e a ovest dello stesso complesso che non è lineare, si è trattato di due terremoti diversi seppur probabilmente concatenati.

Questo significa che sotto la città passa una faglia che ha ancora dell’energia da mandare al diavolo e trasformare le nostre case e i palazzi in pericolose sale da ballo non richiesto.

Ora, ci tengo a sottolineare che non sto accusando nessuno ( e ci mancherebbe) e non sto dicendo che gli amministratori non stiano facendo nulla convinti che sia tutto finito e bisogna solo ripartire, perché credo siano in corso dei monitoraggi del suolo e della capacità di tenuta degli edifici ecc ecc; solo che, in tutta la cerimonia, non ho sentito una parola di monito, di avviso, di cautela, un “stiamo ripartendo bene ma dobbiamo prepararci al prossimo evento perché sappiamo che ci sarà”.

Ecco, non vorrei che stia cercando, anche inconsapevolmente, di rassicurare le persone puntando sulla ripartenza, incensando e premiando la reazione all’emergenza senza però guardare con la giusta attenzione al futuro.

Sapere che “la paura è passata” non mi rassicura neanche un po’, perché è proprio la paura a far muovere le menti, quelle di tutti, alla  ricerca di soluzioni che portino alla tranquillità.

Spero di sbagliarmi e spero che le mie sensazioni (perché tali sono) vengano smentite nei fatti, ma non sono il solo ad avere il sentore che, come al solito dopo una catastrofe, non ci si stia muovendo al meglio per evitarle in futuro.

http://www.estense.com/?p=265214

http://www.estense.com/?p=253209

 

Giuliani non lo aveva previsto (ditelo a Repubblica)

http://infosannio.files.wordpress.com/2012/10/giampaolo-giuliani.jpgTerremoto del 6 aprile 2009 a L’Aquila, Giampaolo Giuliani assurge alle cronache  come l’uomo che prevede i terremoti. Spinto dalle comparsate in tv (grazie Santoro che crei fenomeni come questo qui, Santanché e Briatore) e, nella rete, da uno dei blogger più fuffosi di fuffolandia (Claudio Messora, byoblu), nonché dal Divin Peppe Crillo.

Terremoto in Emilia del 20 maggio 2012. Giuliani non aveva previsto un ficco secco (non che prima lo avesse fatto, ma prendiamolo per buono…). Dal sito della sua fondazione non era uscita neppure una pernacchia.  Pochi dei suoi sostenitori si interrogano e magari trovano la scusa che i suoi rilevatori di radon e raggi gamma non sono posizionato in quella regione. E tu sei tentato dal fare altrettanto perché d’altronde va bene considerarlo un propinatore di fuffosità ma senza strumenti effettivamente sarebbe stato un veggente classico non uno hi-thech. Poi ti fai un giro sul suo sito, scorri le news, arrivi a maggio. Il 12 maggio esce questo comunicato:

Radon 2500-2800 sopra la soglia.
Anomalia in fase di prima evoluzione osservata da tre stazioni su tre.

Possibile incremento attività strumentale bacino aquilano ed oltre 35 km dallo stesso.
In caso di persistenza dell’anomalia forniremo nuovi aggiornamenti.

OK, riguarda L’Aquila, la sua zona di competenza e la possibile attività è identificata in tutto il bacino aquilano e in un perimetro di altri 35km. Mah, vabbè. Il 14 maggio c’è una comunicazione di guasto di qualche impianto, ma tutto regolare.

Il prossimo comunicato è del 22 maggio. Nel frattempo ci sono state le scosse nel ferrarese. La fondazione giuliani tace, i rilevatori non hanno rilevato nulla. Il comunicato riporta solo un altro guasto ma nessuna “anomalia”.

Poi arriva il 24 maggio e mica può passare tutto così liscio. Adesso i valori fuori dal campo controllato dai rilevatori “casualmente” indicano possibile attività sismica dove? Scopriamolo insieme:

Le stazioni di rilevamento Radon di Coppito e Fagnano (AQ) mostrano ancora forti anomalie relative ad eventi fuori e lontano dalle rete di monitoraggio. In questi casi non è possibile identificare la zona epicentrale e il grado sismico degli eventi. In considerazione alla sequenza sismica in atto in Emilia Romagna è lecito pensare che tali anomalie possano riguardare ancora questa zona.

L’evento sismico delle ore 23.41 di M 4.3 con epicentro Finale Emilia impone di prestare ancora la massima attenzione da parte della popolazione locale.

Approfittiamo dell’occasione per ricordare a tutti i cittadini di tutto il territorio nazionale l’estrema importanza di mantenere sempre la massima attenzione.

Il terremoto dell’Emilia Romagna è la dimostrazione che forti eventi possono verificarsi anche in zone considerate non ad elevato rischio sismico.

Per quanto riguarda la zona monitorata intorno al bacino aquilano e per un raggio di 80 km continua una discreta attività al momento solo strumentale.

 

Hai capito, becco di un radon! Prima del 20 maggio quei sistemi di previsione che dall’ultimo comunicato sembrano essere in grado di rilevare anomalie anche fuori dalla rete di monitoraggio  non avevano detto nulla, poi puff tutto cambia. Oppure Giuliani ci prova ma…Il 27 maggio ancora un messaggio di avaria e poi si passa al 31 dello stesso mese per segnalazioni analoghe. Nel mezzo un’altro terremoto in Emilia, magari indipendente dal primo e i suoi strumenti ancora zitti, come Giuliani stesso. Il profeta di sventure sismiche si è inceppato?

Sarà, e forse essendoci rimasto male “prevede” un terremoto in Calabria, almeno secondo La Repubblica che lancia un video dopo il terremoto del Pollino in cui Giuliani risponde affermativamente alla domanda: “La Calabria è a rischio?”, dicendo che il terremoto di qualche giorno prima proprio in quelle terre sarebbe potuto essere un segnale precursore di un sisma peggiore. A maggio gli fanno questa domanda e a ottobre lanciano l’intervista quando il sisma grave effettivamente si è verificato. Ma così ci riesco anche io, anche perché la Calabria è una delle zone a più elevata pericolosità sismica dello stivale…soprattutto se quando non ci azzecco nessuno fiata, neppure La Repubblica. Tipo quando, il 29 novembre scorso, la fondazione Giuliani lancia questo comunicato:

Anomalie in corso osservate dalle tre stazioni di monitoraggio. Probabile incremento dell’attività sismogenetica, a partire dalle prossime ore, sia all’interno dell’area monitorata sia fuori e lontano dalla rete.
L’anomalia è ancora in fase evolutiva pertanto se si renderà necessario forniremo ulteriori aggiornamenti.

Mentre il 30 novembre è ancora più preciso e indica anche delle tempistiche:

Persiste una evoluzione anomala osservata dalle tre stazioni Radon in Abruzzo. L’anomalia riguarda comunque un territorio fuori della rete monitorata dove è possibile il rilascio di eventi sensibili nelle prossime 24/56 ore.
Il “rate” osservato nelle ultime ore si attesta su un valore pari a 2800-3000 counts sopra la soglia.
Per quanto riguarda il bacino aquilano, nelle prossime 24 ore, possibili eventi strumentali mentre per un raggio da L’Aquila da 30 a 80 km possibili eventi udibili in zone urbanizzate.

Sono passati più di 3 giorni. Non è successo NULLA, a meno che non si considerino le scosse sull’Appennino Forlivense della notte fra il 29 e il 30 novembre o qualche scossa verificatasi in Calabria o le piccole scosse per tutto il territorio nazionale che ogni giorno si verificano siano il target a cui puntano gli annunci di Giuliani. Insomma, senza esser precisi non è che si vada molto lontani, sempre volendo rimanere nel campo delle cose dimostrabili.

Ora mi chiedo, come si fa a sostenere che i terremoti siano scientificamente prevedibili e poi non prevederli o annunciarli come probabili senza che questi si verifichino o essendo ampiamente vaghi nel farlo?

Dire che degli eventi sismici siano probabili domani o nei prossimi tre giorni in Italia è possibile e si rischia di aver ragione, ma non c’è nulla di scientifico, oggi. Non si riesce ad individuare l’epicentro, la magnitudo, nulla di utile con precisione.  Com’è possibile che un giornale come Repubblica, che con tutti i difetti che ha ( tanti eh) dovrà pure mantenere un certo grado di serietà, si possa permettere di pubblicare una audio intervista in cui un soggetto dalle qualità scientifiche più che dubbie fa una previsione a 5 mesi su una probabile forte scossa di terremoto in Calabria e farla passare come se fosse davvero una notizia (il cui link in home page è stato a lungo presente)? Perché costruire attorno a Giuliani una credibilità fittizia  scegliendo quello che fa comodo e scartando tutto il resto utilizzando lo stesso tipo di meccanismo che fa sopravvivere gli oroscopi o i sensitivi, ovvero quello di dimenticare le previsioni sbagliate e prendere per buone solo quelle giuste o apparentemente tali? Perché farlo nell’ambito di una professione, quella di giornalista, che se vuole distinguersi dal marasma di informazioni che circolano oggi, non deve fare altro che raccontare la verità, la realtà, senza “creare” notizie dal nulla ma anzi distinguendosi proprio dalla cura nella selezione dei fatti che meritano di essere raccontati.