E se fosse semplicemente sbagliata?

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E se fosse semplicemente sbagliata? La sentenza intendo, quella che nel panorama scientifico italiano  fra poco verrà scritta con la “s” maiuscola, quella che in tanti, anche a livello internazionale hanno criticato perché oh, cari giudici medievali, i terremoti non si possono prevedere, stronzi.

Mi sono già espresso due volte su questo blog e ho avuto modo in altre sedi, solitamente Facebook o altri blog, di spiegare la mia posizione sulla sentenza che ha condannato al carcere per omicidio colposo i membri che, durante il terremoto del 6 aprile 2009 a L’Aquila, componevano la Commissione grandi rischi. Ho provato a spiegare che quella sentenza, che magari (e me lo auguro) verrà completamente ribaltata in appello non è una sentenza contro la scienza e non richiede poteri da sciamano a nessuno.

Ieri è uscita una lettera aperta di Enzo Boschi, presidente dell’Ingv ai tempi e anche membro della Cgr, dunque uno dei condannati. Buona parte delle persone che difendono scienza e metodo scientifico (sono fra loro) hanno linkato questa lettera per sottolineare ancora una volta quanto sia assurdo un Paese che condanna gli scienziati per non aver previsto una cosa imprevedibile (non sono fra loro). Anche Boschi è sostanzialmente su questa linea di pensiero e utilizza una frase che credo galvanizzerà molti:

“Rivendico la validità del metodo scientifico e sono pronto a sostenere le mie affermazioni fino a subirne anche pesanti conseguenze, come di fatto già mi sta accadendo. Intendo difendere un principio per me e per qualunque Scienziato non negoziabile: quello della assoluta indipendenza della Ricerca, soprattutto dalla Magistratura!”

Beninteso, Boschi può fare le affermazioni che vuole per difendersi, in gioco c’è la sua libertà e la sua vita, e dato che crede di essere innocente (sostanzialmente lo credo anche io, anche se non credo abbia agito al meglio) è giusto che urli e faccia conoscere la sua posizione. Ma, a differenza di Corrado Clini e tanti altri, pur con tutto lo sforzo possibile, non riesco a considerarlo un Galileo dei nostri tempi, anzi, ritengo questo accostamento decisamente inutile e fuorviante.

La Cgr è stata condannata per un motivo molto semplice: avrebbe violato le norme che ne disciplinano la funzione e tale violazione avrebbe un nesso causale con alcune morti. Questo non va dimenticato quando si dice che la condanna è stata contro la scienza. No, la condanna, anche se fosse sbagliata, è stata contro delle persone che si ritiene abbiano violato la legge. Due in particolare sarebbero le norme violate: quella attinente alla previsione del rischio (non dell’evento specifico) e quella attinente alla corretta informazione. A questo vanno aggiunte un paio di paroline: nel caso di specie. Vale a dire che quelle norme sono state violate non in tutta l’attività svolta dalla Cgr fin lì ma in quella particolare occasione, anzi particolarissima occasione data l’anomalia delle modalità di riunione e i motivi “mediatici” per i quali era stata convocata (cosa che non rientra nei compiti normali dell’organo in questione). Ecco perché alcuni commentatori, me compreso, hanno riassunto la questione come una condanna per cattiva comunicazione del rischio: perché è una definizione che racconta in maniera sintetica il processo e ciò che è accaduto.

Va ricordato anche che la Cgr non è un ente statale che fa scienza, è un organo di consulenza ed è organo propositivo di azioni atte a prevenire il rischio. In quel particolare momento la Commissione, stando al ragionamento del giudice, aveva su di sé anche un ulteriore obbligo di comunicazione, più esteso di quello che aveva in condizioni “normali”, che proprio per le modalità di svolgimento della riunione sarebbe stato violato. Se i suoi membri erano scienziati, la loro attività -al suo interno- non era di tipo prettamente scientifico, e quindi il più possibile libera, ma giuridica: le linee qui le detta la legge e la legge disciplina comportamenti, detta le azioni da compiere, mette paletti, crea obblighi e doveri.

È questo che mi piacerebbe passasse nella discussione: se anche si vuole criticare la sentenza -e io, a differenza della linea cretina e amorfa che tiene il Pd, sono uno di quelli che sostiene che le sentenze si accettano sì ma si devono anche commentare e criticare- si deve cercare di evidenziare come gli obblighi e le condotte richieste dalla legge siano stati perfettamente rispettati facendo così cadere l’eventuale nesso causale, di rilievo penale, all’origine. Il fatto che entrino in gioco anche valutazioni scientifiche è una questione incidentale. Se anche la valutazione dei dati scientifici fosse stata fatta in modo grossolano ed erroneo da parte del giudice, come molti più esperti di me sostengono, ebbene, quella valutazione qualifica un errore di interpretazione, sicuramente importantissimo ai fini della sentenza che però non la fa diventare, solo per questo, contro la scienza o contro gli scienziati. Diventa, “semplicemente”, una sentenza sbagliata, come tante altre, verso imputati che avevano una posizione particolare.
Ragionare laicamente su questa sentenza –i cui effetti concreti costituiscono effettivamente un vulnus per il sistema della Protezione civile italiana-, dovrebbe condurre a due strade: la prima è quella che porta a ragionare sugli eventuali errori contenuti nella sentenza, ma senza forzare uno scontro -che non esiste- fra scienza e giudici nostalgici del medioevo; la seconda porta invece ad aprire un dibattito serio ed ampio sulla comunicazione del rischio, vero punto nodale di tutta la storia che, a furia di concentrarsi quasi esclusivamente sul suddetto scontro, verrà tragicamente perso in qualche in pozzanghera, fino alla prossima volta.

Te li do io i crediti formativi

Ho avuto il piacere, grazie al quasi lavoro che faccio, di assistere ad alcune conferenze e ad alcune iniziative organizzate da Italia Nostra a Ferrara. Ho avuto il piacere di incontrare persone che hanno realmente una grande preparazione e hanno a cuore la tutela di ciò che di bello l’Italia può offrire.

Qualche giorno fa sono stato al convegno dei geologi che si è tenuto a Ferrara. Età media della scarna platea: 50 anni a occhio. Studenti, scolaresche? Macché.

Vi starete chiedendo che relazione ci sia fra le due cose, ebbene mo ve lo spiego.

Italia Nostra organizzerà a Frascati una porcheria: ovvero un incontro con Giampaolo Giuliani – l’uomo che dal terremoto de L’Aquila in poi afferma di poter prevedere i terremoti grazie alle sue strumentazioni, affermazione mai verificata e provata- che interloquirà con Leonardo Nicoli, direttore della Fondazione Giuliani. Se la cantano e la suonano, niente di male  anche se pare brutto che un’associazione meritoria come Italia Nostra si invischi in questo giochino. Ma ciò che davvero fa saltare il banco è che questo incontro procurerà agli studenti liceali che vi parteciperanno dei crediti formativi. Ecco, questo non è accettabile. Non è accettabile che la scuola riconosca come formativo un incontro con queste persone che non hanno nulla da insegnare ai giovani se non quello di credere in cose impossibili e negli immancabili complottoni globali della “scienza ufficiale” che nasconde tutto.

Perciò un gruppo di volenterosi –Dibattito Scienza, chi senno? – ha preparato una lettera di cui do diffusione molto volentieri (e vi invito a fare altrettanto). Chi volesse unirsi, sottoscrivendola, può scriverlo qui nei commenti oppure segnalandolo direttamente su Dibattito Scienza oppure inviando una mail a petizionegiuliani@outlook.com.

Ai signori Dirigenti Scolastici e Consigli di Classe:

Istituto Tecnico Industriale “E. Fermi” – Via Cesare Minardi 14 – Frascati
Istituto Professionale per i Servizi Commerciali “M. Pantaleoni” – Via B. Postorino 27 – Frascati
Liceo Classico “Marco Tullio Cicerone” – Via Fontana Vecchia 2 – Frascati
Istituto Tecnico Commerciale “Michelangelo Buonarroti” – Via Angelo Celli 1 – Frascati
Liceo Scientifico “Bruno Touschek” – Via Kennedy – Grottaferrata
Scuola Superiore “Giovanni Falcone” – Via Garibaldi,19 – Grottaferrata
Scuola Superiore “San Nilo” – Piazza Marconi, 7 – Grottaferrata
Istituto Salesiano Villa Sora – Via Tuscolana, 5 – Frascati

e, per conoscenza:
Italia Nostra – Settore Educazione al Patrimonio –
educazioneformazione@italianostra.org

Oggetto: Crediti formativi per conferenza Giampaolo Giuliani

Egregi Signori,

scriviamo per richiedere una vostra presa di posizione in merito all’evento del titolo “È possibile prevedere i terremoti?”, che si terrà il 19 Aprile a Frascati. Questo evento prevede la presenza di Giampaolo Giuliani, che ha recentemente fatto parlare di sé perché sostiene di poter prevedere i terremoti osservando le emissioni di radon, affiancato da Leonardo Nicoli, direttore della Fondazione Giuliani.

Dobbiamo con rammarico osservare che un’associazione meritoria, Italia Nostra, offra il proprio patrocinio a un evento in cui un signore che si muove all’esterno della comunità scientifica può liberamente divulgare le sue opinabili ipotesi su un tema alquanto delicato e sensibile, il tutto senza alcun contraddittorio. Certamente ognuno ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, il rammarico nasce dalla perentorietà di certe affermazioni del signor Giuliani, che non risultano a tutt’oggi verificate (vedi approfondimento allegato), diffuse sull’onda emotiva in un paese che negli ultimi anni ha avuto a che fare con eventi sismici particolarmente distruttivi. Il rammarico si trasforma però in sdegno nell’apprendere che la partecipazione a questo incontro verrà considerata come credito formativo per gli studenti, nonostante non ci sia alcun riconoscimento ufficiale delle idee del Sig. Giuliani, né da parte del MIUR né da parte di altri Istituti che si occupano di territorio, a qualunque titolo.

Una cosa che vorremmo fosse insegnata agli studenti è che qualunque teoria riguardante fenomeni naturali deve umilmente sottoporsi al giudizio di tutti coloro che studiano, nei vari aspetti, questo stesso fenomeno (peer-review). Questo giudizio dovrà avvenire attraverso procedure standard, che non possono prescindere da metodologie condivise di indagine; dall’elaborazione di ipotesi e previsioni potenzialmente verificabili; da adeguata pubblicazione dei risultati sperimentali; dal controllo di esperti indipendenti; dalla verifica sperimentale indipendente delle ipotesi formulate, ecc.

L’insieme di queste procedure non è un capriccio di qualche fantomatico establishment; al contrario, queste regole hanno lo scopo di garantire una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Esse costituiscono il metodo scientifico, che si è andato costruendo nel corso dei secoli con il contributo di tutti coloro che si occupano di Scienza e di Conoscenza, nella consapevolezza che la conoscenza scientifica ha come giudice unico la Natura stessa, non un’autorità terrestre, non sicuramente l’opinione pubblica. Chi si colloca al di fuori di queste pratiche collaudate – che, proprio in virtù del fatto di ammettere la possibilità di errore, forniscono gli strumenti per individuarlo e correggerlo – si colloca al di fuori del mondo della scienza.

Purtroppo – e l’esame delle cause sarebbe lungo e complesso – in questi ultimi anni in Italia stiamo assistendo al fiorire di sedicenti “ricercatori indipendenti” in vari campi del sapere; personaggi che si fanno vanto dell’essere “emarginati dalla scienza ufficiale”, e trovano così la maniera di diventare noti all’opinione pubblica, propugnando fantomatiche “scoperte eccezionali”, rifiutate a causa di chissà quali indegni complotti. Questi venditori di illusioni giocano spesso con la sofferenza delle persone, e trovano chi li sostiene per meri interessi politici, ideologici od economici.

Contemporaneamente viene sottovalutato, non finanziato, ostacolato il lavoro di tanti ricercatori seri (spesso precari e malpagati) la cui colpa è quella di non far parte del grande circuito mediatico, di non “far notizia”. Il vero scandalo non è il presunto ostracismo verso Giuliani o quelli come lui: il vero scandalo è che l’Italia destina sempre meno risorse alla ricerca seria, all’Università, all’Istruzione, mettendo una seria ipoteca sul nostro futuro come nazione sviluppata e costringendo molti dei nostri ingegni più brillanti a trasferirsi all’estero. Dare legittimità agli outsider come Giuliani di certo non aiuta a muoversi in questa direzione.

In conclusione chiediamo a tutti voi, Dirigenti Scolastici e Docenti, di dare la massima visibilità a questo documento e di non riconoscere, in sede di consiglio di classe, crediti formativi a fronte della presentazione dell’attestato di frequenza all’evento. Possiamo suggerire, in alternativa, la partecipazione all’incontro “La previsione dei terremoti: tra miti e realtà” di Warner Marzocchi, direttore di ricerca presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV, che si terrà il 18 aprile ore 16-18 presso il Dipartimento di Fisica, Università la Sapienza, Aula Amaldi.

Ci auguriamo, ove possibile e compatibilmente con il carico didattico, che quanto scritto funga da stimolo per aprire una discussione con gli studenti sull’importanza di una corretta e rigorosa informazione scientifica.

Distinti saluti.

Marco Fulvio Barozzi, blogger scientifico e insegnante
Luca Di Fino, ricercatore TD Dip. Fisica, Università Tor Vergata
Aldo Piombino, blogger scientifico
Simone Angioni, chimico, Università di Pavia, Segretario Associazione Culturale Scientificast
Marzia Bandoni, esperta e-learning
Martino Benzi, ingegnere
Paolo Bianchi, blogger scientifico, Associazione Culturale Scientificast
Marco Casolino, Primo Ricercatore INFN e Dip. Fisica, Università Roma Tor Vergata
Pellegrino Conte, professore associato di Chimica Agraria, Università degli Studi di Palermo
Carlo Cosmelli, docente di Fisica, Dipartimento di Fisica, Università Roma Sapienza
Marco Ferrari, giornalista scientifico
Mario Genco, Dibattito Scienza
Milena Macciò, Dibattito Scienza
Silvano Mattioli, Dibattito Scienza
Marco Messineo, fisico, Dibattito Scienza
Silvia Onesti, Elettra-Sincrotrone Trieste
Daniele Oppo, cronista free lance e blogger
Giuseppe Perelli, studente di dottorato in Scienze Computazionali e Informatiche
Lisa Signorile, biologa e blogger scientifica
Fabrizio Tessari, Dibattito Scienza
Luca Vanini, studente in Ingegneria Meccanica
Bruna Vestri, blogger
Veronica Zaconte, fisico
Ignazio Verde, primo ricercatore, CRA – Centro di Ricerca per la Frutticoltura, Roma

Questo appello è presente anche in altri lidi:

http://tamburoriparato.blogspot.com.es/2013/04/i-terremoti-metodo-scientifico-vs.html

http://www.aldopiombino.blogspot.it/2013/04/tuttii-giorni-noi-di-dibattito-scienza.html

http://keespopinga.blogspot.it/2013/04/credito-mal-riposto-dalle-scuole-di.html

http://lucadifino.wordpress.com/2013/04/14/crediti-formativi-e-discrediti-scientifici/

http://marco-casolino.blogspot.jp/2013/04/la-non-previsione-dei-terremoti-porta.html

http://www.scientificast.it/2013/04/14/giuliani/

http://lorologiaiomiope-national-geographic.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/04/14/fuffa-terremoti-e-scuole/

http://www.tutto-scienze.org/2013/04/miscrediti-formativi-scuola-per.html

http://worldsoutsidereality.wordpress.com/2013/04/14/discrediti-disinformativi-scolastici/

L’importanza di comunicare il rischio

Leggo da troppe parti commenti che non trovo corretti riguardo la sentenza con la quale oggi sono stati condannati alcuni scienziati membri della Commissione Grandi Rischi ai tempi del terremoto de L’Aquila.

Gli argomenti trovano il loro fulcro nel vedere la condanna come un macigno sulla scienza e sugli scienziati, rei alternativamente di a) non aver previsto il terremoto; b)aver agito bene sostenendo l’impossibilità di prevedere un terremoto diventando vittime della mala giustizia. Nessuno prende in considerazione l’ipotesi c) hanno “comunicato il rischio” nel modo giusto?

Se analizziamo il verbale della famosa riunione ci accorgiamo che non si parla di rischio, da nessuna parte, ma solo di probabilità o di confutare gente, come Giampaolo Giuliani, che afferma di prevedere il sisma. Si parla al futuro, di rafforzare le fasi di intervento per le emergenze e le costruzioni, ma sono espressioni generiche, un si dovrà fare imprecisato. Manca invece la parte comunicativa, che poi si è espressa con la frase di De Bernardinis: “Gli scienziati continuano a dirmi che non c’è un pericolo, anzi la situazione è favorevole perché c’è un rilascio continuo di energia”. Errore non solo scientifico (perché l’aggettivo favorevole non ha senso), magari frutto di colloqui privati, ma soprattutto comunicativo: suona come una rassicurazione laddove non può esserci e quando si parla di rischi in generale, bisogna andare cauti con le rassicurazioni.

Quel che non si vede è il vero motivo del processo: la comunicazione del rischio.

Quegli scienziati non erano accusati di non aver previsto il terremoto ma, principalmente, di aver comunicato male, fornendo un’informazione non corretta e causando comportamenti conseguenti da parte della cittadinanza. E’ questo ciò di cui si è discusso ed è qui che il dibattito deve rimanere. Possiamo porci tutti gli interrogativi che vogliamo, chiederci se la sentenza non sia un po’ troppo dura e sproporzionata (cosa che io penso), chiederci se quegli scienziati fossero in buona fede, o avessero agito in maniera superficiale oppure se Bertolaso abbia fatto La cazzata coinvolgendo persone qualificate in un’operazione meschina e farlocca. Possiamo speculare di ciò che vogliamo su questa sentenza, purché si rimanga sul piano della comunicazione: come Commissione Grandi Rischi hanno sbagliato? Hanno agito male? Hanno colpe? Si poteva fare diversamente con gli strumenti, i dati e le conoscenze disponibili? Hanno comunicato bene? E’ stato corretto far passare un messaggio tranquillizzante anziché mantenere chiaramente sospeso il giudizio? Non poter prevedere qualcosa significa rimanere in uno stato di impreparazione costante in caso di emergenze? Quali sono i doveri della Commissione? ecc ecc.

E’ di questo che dobbiamo parlare, della Commissione Grandi Rischi, del ruolo degli scienziati in essa e del ruolo fondamentale della comunicazione in questi casi. Stop. Tutto il resto, comprese le ben più gravi responsabilità degli amministratori locali e dei costruttori (vale per tutta l’Italia) sono altre questioni, importanti ma fuori dal discorso.Ho paura che si cerchi invece una sorta di “vittimismo scientifico” che non fa altro che sviare e perdere il fuoco del problema pur di sottolineare che la scienza non ha sbagliato e che gli scienziati sono vittime o capri espiatori.

Questi scienziati hanno esposto le cose in modo scientificamente corretto ma la comunicazione al pubblico è un’altra cosa, che lo vogliate o meno, soprattutto dopo un lungo periodo di tensione dovuto proprio alle precedenti scosse. Questa vicenda dovrebbe essere lo spunto per parlare di comunicazione del rischio, materia complessa, complessissima, che meriterebbe approfondimenti e dibattiti seri. Da li partire per giudicare la sentenza, per individuare negli scienziati -se c’è (cosa che io non do per scontata)- una parte delle responsabilità della tragedia, per discutere del futuro della comunicazione in situazioni che rivederemo più in là negli anni, quando saremo ancora impreparati e pronti a cercare interpretazioni comode e semplici. Mentre ancora nessuno avrà la minima idea di cosa dirci e come dircelo.

Tutto qui, mi piacerebbe che la discussione su questa condanna si svolgessi sui binari in cui dovrebbe stare e non in altri, perché il problema è principalmente un problema di comunicazione del rischio non di una magistratura ascientifica, folle ecc ecc. Non questa volta almeno.

PS:

1. E per piacere non iniziamo a dire che se avessero ritenuto di prendere misure preventive sarebbero stati accusati di procurato allarme dopo aver visto pochi giorni fa un allarme maltempo andato in fumo nelle grandi città senza che nessun sindaco venisse trascinato in tribunale. Il problema è ben più complesso.

1bis. Ho letto commenti, soprattutto su facebook, che indirizzano il problema sul fatto che l’italiano medio non capisca la probabilità o il linguaggio della scienza, bé a) non è tenuto a farlo; b) se l’uomo comune non capisce la scienza, spesso il problema è della scienza che non sa comunicare, meno arroganza non guasterebbe.

1ter. Ovviamente una comunicazione migliore non prevede per forza l’evacuazione della città, né uno stato di allarme rosso, ma semplicemente dichiarazioni prudenti, l’invito a non abbassare la guardia o altre indicazioni.

2. Potete trovare buoni spunti ai seguenti link:

http://blogs.scientificamerican.com/guest-blog/2012/10/22/the-laquila-verdict-a-judgment-not-against-science-but-against-a-failure-of-science-communication/

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/tanti-errori-sul-terremoto-dellaquila

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=12366

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/condannati-cattiva-comunicazione-della-scienza-0

http://www.cattivamaestra.it/2012/10/sentenza-processo-aquila-grandi-rischi.html

http://blogs.nature.com/news/2012/09/porsecution-asks-for-four-year-sentence-in-italian-seismology-trial.html