“Watson, lei vede ma non osserva”

Per la serie ‘cose che avrei voluto scrivere io’. Beatrice Mautino ha scritto un pezzo magnifico – il migliore che ho letto in questi giorni – sulle recenti polemiche in tema Ogm innescate da una discutibilissima scelta editoriale de La Repubblica. L’ha scritta 10mila volte meglio di quanto avrei potuto fare io su divagatoriscientifici.it

Faccio un ‘repost‘ perché  come se avesse dato una forma bella e coerente ai miei pensieri disordinati. Buona lettura.

In questi giorni si è tornato a parlare di OGM. Sarà l’avvicinarsi di Expo, sarà perché gli agricoltori han deciso di dire la loro e dimostrare che le cose son ben più sfaccettate di come si presentavano un tempo, sarà perché la Fondazione Veronesi ha deciso di dedicarci l’annuale convegnone o sarà solo per una questione di mode che vanno e vengono. Sta di fatto che la fissa del momento è il cibo ed ecco che, puntuali come quelle maledette spalline, son tornati pure loro, gli Ogm. E quindi, nonostante di un dibattito del genere ne avremmo fatto tutti a meno, eccoci qui a parlarne, a discutere se Rampini sia impazzito a dar contro al New Yorker, a decifrare le frasi di Petrini manco fossero quartine di Nostradamus, a chiederci se gli scienziati invitati a scrivere di questa cosa non avessero fatto meglio a declinare l’invito piuttosto che far la lezioncina delle letterine del Dna, a sbattere la testa contro il muro al pensiero che quello che scriveva quelle genialate su Cuore è lo stesso che scrive quelle vaccate sull’Amaca. E in tutto questo interrogarsi abbiamo tutti un po’ perso di vista il punto, come spesso accade, della vicenda, che non è se la Shiva dica il falso (lo dice) o se Petrini si inventi le cose (lo fa) e non è nemmeno se gli scienziati siano impacciati o pasticcioni (lo sono).

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Le pietre miliari nella lotta contro il cancro

Grazie ai ragazzi di ResistenzaRazionalista che l’hanno segnalato su sulla loro pagina Facebook, vi riporto anche io una bellissima iniziativa della rivista scientifica Nature che, per un periodo di tempo limitato, da la possibilità di accedere gratuitamente ad una raccolta di articoli -sintetizzati per l’occasione- riguardanti i passi principali che hanno portato gli scienziati a scoperte che oggi ci paiono scontate: si va dalla lotta contro il cancro alla biologia cutanea, passando per l’osservazione del DNA.

Dato che da queste parti, in contrasto con le mie posizioni, qualcuno si sente di affermare che la scienza non fa nulla contro il cancro, vorrei riportare il PDF di una di queste serie di racconti, proprio quello che evidenzia le c.d. pietre miliari nella ricerca sul cancro, in modo da evidenziare due concetti primari: a) chi oggi si sente di affermare che contro il cancro non si fa nulla di utile, è giusto che abbia bene impresso nella mente che ogni sua nozione su cosa sia e come funzioni un tumore viene da queste ricerche; 2) la maggior parte di queste scoperte, e dunque delle conoscenze che oggi abbiamo, deriva dagli studi su modelli animali.

Mi dispiace che sia solo in inglese e che in Italia nessuno si sia preoccupato di comprare i diritti per una traduzione o quantomeno di fare un lavoro simile, lasciando invece campo libero a false notizie su Veronesi che riabilita il Metodo Di Bella, o il bicarbonato che curerebbe il cancro oppure spacciando opinioni e miopie personali come fatti scientifici.

Va bene, basta polemiche, il pdf è visibile/scaricabile dal link sotto:

Cancer Milestones

Il ritorno del Metodo Di Bella

Come nei migliori film, anche il Metodo di Bella (MDB), tecnica che consiste nella somministrazione di un cocktail di farmaci per curare il cancro (si, il cancro, al singolare) sta uscendo con sequel negli ambulatori, passando prima per le aule di tribunale.

Ricorderete sicuramente la querelle scatenata quando Rosy Bindi era Ministro della Salute e la cura del fu prof. Luigi Di Bella assurse agli onori della cronaca grazie a una campagna mediatica davvero imponente (ogni riferimento a Striscia la Notizia non è casuale). Il Ministero si convinse ad effettuare dei test che diedero esito negativo, la cura non funzionava nella maggior parte dei casi.

Qualche mese fa, Il Giornale ha aperto addirittura una sezione online sul MDB riportando alcune testimonianze, interviste a Giuseppe Di Bella (il figlio) ma con spazi ristrettissimi per gli “avversari” che hanno, credo per l’ennesima volta, sottolineato come la cura miracolosa non sia ancora passata per le vie del metodo scientifico. E qui sta tutto il problema.

Di Bella sostiene di aver guarito 553 pazienti col suo metodo, ma non ci dice quanti fossero quei pazienti, come si fossero curati prima e altri dettagli importanti per avvalorare una teoria scientifica. Ancora, Di Bella sostiene che tutti i farmaci usati nel cocktail hanno una vasta letteratura scientifica che ne avvalora l’efficacia nel trattamento tumorale. Anche se fosse vero, non esiste letteratura scientifica che il suo cocktail sia davvero una cura. La distinzione sembrerà sottile ma invece è enorme (a puro titolo di esempio, andrebbero analizzati gli effetti delle interazioni fra quei farmaci che presi singolarmente hanno magari effetti benefici).

Per di più, come sempre in casi del genere, scatta l’idea del grande complotto (o goblotto  come lo definisce ironicamente Vittorio Zucconi in altri contesti). Il MDB sarebbe avversato dalla comunità scientifica  perché in contrasto coi diktat delle grandi multinazionali farmaceutiche che assoldano fior di oncologi per preservare lo status quo  di una battaglia che, nonostante i progressi, continuiamo a perdere. Ora, basterebbe un po’di logica, senza scomodare la scienza e il suo metodo, per venire a capo della questione. Vi invito alle seguenti riflessioni.

1. Digitate cura Di Bella su google e provate a vedere a che pagina trovate risultati che parlino in modo sfavorevole del MDB. Il grande complotto non avrebbe dovuto far tacere tutti?

2. Le pubblicazioni scientifiche che Di Bella asserisce esistano sul MDB sono in realtà abstract di relazioni a convegni cui i Di Bella hanno partecipato. Le altre pubblicazioni sono state effettuate in giornali di medio bassa rilevanza e, soprattutto, nessuno studio sull’MDB è mai passato per la peer review che, nonostante i suoi difetti, rimane ad oggi l’unico metodo decente per dare autorevolezza a una pubblicazione scientifica.

3. A detta dello stesso Di Bella junior la cura ha un costo medio che oscilla fra i 600 e gli 800 euro al mese, quindi significativamente meno delle cure ufficiali. Ecco spiegato perché il MDB sarebbe avversato dalla lobby, non meglio precisata del cancro. Immagino che a nessuno di quelli che propone questa visione sia mai venuto in mente di pensare anche in un altro modo: Di Bella scopra una cura incredibilmente efficace, Big Pharma produce i farmaci che servono per quella cura, Big Pharma è al settimo cielo perché può fare un sacco di soldi, letteralmente facendo il mercato. Ora, pensate se la Coca Cola venisse a conoscenza di un metodo per rendere la propria bevanda ancora più buona. Cosa pensate che farebbe? Cercherebbe di nasconderlo o correrebbe a produrre una nuova Coca Cola più buona che venderebbe di più?

4. Una parte del MDB consiste nell’utilizzo di chemioterapici, che dunque una funzione ce l’hanno e sono frutto proprio di quella ricerca oncologica che additano come malata, prezzolata, lobbista e malvagia.

In definitiva, non riesco a capire, sarà un mio limite personale, perché le lobbies non debbano gioire per una scoperta così incredibile come quella del MDB, e non dovrebbero fare di tutto per confermarla per poi sfruttarla in una situazione in cui non ci sarebbe concorrenza esterna, dato che i farmaci usati non sono nuove invenzioni ma sono tutti presenti sul mercato (e dunque controllabili a piacimento) da molto tempo. Non capisco inoltre perché gli oncologi debbano essere inquadrati come volutamente ottusi, quando, per decenni, si spendono in ricerche difficilissime e dibattiti per cercare una cura il più efficace possibile. Non solo, queste teorie prendono ad esempio solo gli oncologi di una certa fama e li addita di servilismo e di essere prezzolati, ma non tiene in conto migliaia di medici che non avrebbero nessun interesse diretto e personale nel perseguire una strada sbagliata. Se avessero ragione i complottisti, non riuscirei a spiegarmi, banalmente, il perché delle tante campagne di prevenzione o addirittura il vaccino contro il tumore al collo dell’utero distribuito gratuitamente.

Interessante inoltre notare come Giuseppe Di Bella non chieda nuove sperimentazioni ufficiali sulla cura, ma si limiti a voler raccogliere 100 mila firme (poche per il cancro) per distribuire gratuitamente la somatostatina (che fa parte del MDB). Insomma, la “giuria popolare”, la fama, il tam tam mediatico sarebbero la prova provata del funzionamento di una cura. Voi davvero vi fidereste di una scienza, una medicina, fatte così?