Scienza e complessità

complexityUn po’ di anni fa ero molto contrario – almeno in modo superficiale – alla “vivisezione”. Se mi aveste chiesto cosa ne pensassi degli esperimenti scientifici sugli animali, vi avrei risposto che era roba da multinazionali senza scrupoli.

Un po’ di anni fa ero anche contrario agli Ogm e alle biotecnologie nel campo agro-alimentare. Se mi aveste chiesto cosa ne pensassi, vi avrei risposto che era roba da multinazionali senza scrupoli.

Non ho ricordi precisi, ma non è improbabile che avrei dato credito anche le scie chimiche. Sicuramente, dopo aver ascoltato una conferenza di Giulietto Chiesa dal vivo, propendevo per la “teoria del complotto” sull’11 settembre.

Prendevo per buone le mirabolanti capacità della Biowashball sponsorizzata da Beppe Grillo, energia nucleare rauss. pussa via.

Non ho mai fatto ‘attivismo’, ma probabilmente solo perché non ne ho avuto l’occasione, sono rimasto senza l’impulso giusto.

Poi è successo qualcosa, non so bene cosa. So che mi sono fermato, ho orientato lo sguardo anche dall’altra parte e ho iniziato a cercare. Ho provato a leggere le opinioni di chi non la pensava come me, ad accostarle con quelle che, ai tempi, formavano anche la mia (superficiale) conoscenza delle cose.

Ho scoperto che quel che ritenevo di sapere era perlopiù sbagliato- Semplice, facile da capire, ma sbagliato.

Poi, per diverso tempo, ho avuto una specie di reazione. Sono diventato quasi un ‘talebano della razionalità’ – questo blog ancora conserva campioni di quella reazione e li tengo come memento -, convinto a volte di poter portare l’acqua della verità al mulino dei fessi dal quale ero fuggito. Ero uno da animalari in lungo e in largo per intenderci.

Nel frattempo ho frequentato un master in giornalismo scientifico, mi sono confrontato con altre persone e, anche se ci ho messo un po’, mi sono di nuovo fermato, mi sono di nuovo seduto e i ‘luoghi’ da guardare sono diventati molteplici.

Continuo a pensare che la razionalità sia l’obiettivo primario da raggiungere quando si devono prendere decisioni, e che il metodo scientifico sia il bastone più solido e concreto su cui poggiarsi e fare affidamento per non barcollare troppo. Ma penso anche che il mondo sia molto complesso e che dividere il mondo in due fazioni, da una parte i razionali, dall’altra gli scemi, sia scorretto, oltre che falso. Era un concetto che al master hanno cercato (e si continua a farlo) di costruire fin da subito, ma mi ci è voluto un po’ per apprenderlo e capirlo.

Non sto parlando delle frodi conclamate, ma dei processi che portano le persone a credere in determinate cose e perfino a battersi per esse, non di rado cercando supporti che, per quanto alla fine possano risultare deboli, sono di tipo ‘scientifico’. Oppure della necessità di considerare sempre i fattori e i contesti – sia grandi che piccoli – dai e nei quali si sono sviluppate certe idee, certe prese di posizione, certe battaglie senza limitarsi al giudizio vero/falso, giusto/sbagliato dal solo punto di vista scientifico, perché spesso non basta.

Ora, non voglio tirarvi un pippone su questa “terza fase”, però vorrei condividere alcune osservazioni fatte da Andrea Ferrero sul numero 21 (Anno 6, Primavera 2015, pagg. 62-64) della rivista del Cicap, Query, che ho trovato molto sensate e… razionali per cercare di costruire un dialogo costruttivo. Niente di risolutivo ma, credo, il punto di partenza giusto.

[…] non sempre è possibile isolare i problemi da solo punto di vista scientifico e le posizioni pubbliche che prendiamo limitatamente a quel punto di vista hanno delle conseguenze più generali, di cui non possiamo ignorare la responsabilità.

Lo sottolineo perché l’esperienza mostra che è facile cadere nell’errore di pensare che il punto di vista scientifico sia l’unico che conta, errore che riassumerei nel detto “se tutto quel che hai è un martello, tutti si sembra un chiodo” (succede spesso, per esempio, nel dibattito sulla sperimentazione animale). Per evitarlo bisogna fare uno sforzo di umiltà, cosa non sempre facile, soprattutto per chi è abituato dalla discussione sull’esistenza dei fenomeni paranormali a considerare il proprio punto di vista come risolutivo.
[…] Penso che diventi ancora più importante il principio di criticare le idee anziché le persone e di evitare la divisione artificiale tra “scettici” e “fuffari”: il mondo è complicato e non esistono due fronti omogenei che si fronteggiano, ma tante divisione, diverse a seconda dell’argomento, che si intersecano tra loro.

Dovremmo inoltre evitare di difendere “la scienza” in blocco: non c’è niente di male a difenderne certi aspetti e criticarne altri. Divulgare le conoscenze scientifiche e difendere i metodi e i valori della scienza non significa ignorare i problemi della comunità scientifica o i possibili rischi delle applicazioni tecnologiche.
Per esempio, quando si parla di medicina, oltre a smascherare le bugie degli omeopati, è bene criticare anche quelle dell’industria farmaceutica.
Non è questione di “buonismo” o di politicamente corretto, ma di rigore logico e onestà intellettuale.

Carogne etiche (+amore)

cibi pieni di carogne eticamente giustificate by ©2013 Almonature

Nessun vantaggio, nessun profitto, nessuna idea o religione, niente giustifica la crudeltà. La sperimentazione sugli animali è crudeltà

È il messaggio fortissimo -il cui primo periodo è condivisibile in toto- che Almo Nature sta consegnando alle nostre orecchie, ai nostri occhi e al nostro cervello in questo periodo tramite una campagna pubblicitaria televisiva contro la sperimentazione sugli animali e in supporto alla raccolta di firme per fermare la vivisezione (che, per inciso, si è già fermata da sola da un bel po’ di anni).

Ovviamente ognuno può pensarla come vuole e fare la campagna pubblicitaria che vuole,  ma Almo Nature è una società che produce e vende cibo “naturale” (+ amore) per gli animali domestici, composto anche, se non soprattutto, da carni varie di vari animali uccisi (carogne, +amore) per essere fatti a brandelli e venire poi venduti sotto forma di gustose crocchette (+amore) e umido in scatolette (+amore). Si vede che i macellai di Almo Nature hanno tanto amore da compensare la perdita di vite animali in gran parte (e in astratto) risparmiabili e si vede che i vantaggi nutrizionali per i nostri cani e gatti e, soprattutto,  i profitti (legittimi) per Almo Nature costituiscono un’ottima giustificazione etica e morale, cosa che la cura delle malattie (comprese quelle di cani e gatti) e la comprensione della biologia non sembrano offrire.

Il discrimine  etico e morale fra le due attività però, almeno per menti sempliciotte come la mia, non è dato saperlo. È bello e semplice accusare gli altri -con un’opera di grande disinformazione (e non parlo della sezione web in cui inscenano un confronto fra pro e contro in cui l’uso sapiente del grassetto* rimarca visivamente il messaggio unico, quello contro ovviamente)-  di infliggere inutili sofferenze negli animali quando ci si arricchisce (legittimamente) foraggiando con le carogne il  “vizio” tutto umano di voler accompagnare la propria esistenza con uno o più (spesso molti più) famelici animali domestici.

 

 

*neppure io uso i grassetti totalmente a caso

 

 

Vabbè, ciao

un saluto al Pd

Non so cosa dire.

Dopo Serracchiani, il ministro Orlando sentito criticare gli ambientalisti e i comitati di cittadini perché non baserebbero le loro posizioni su dati scientifici e poi primo difensore della lotta (senza basi scientifiche) anti-ogm con conseguente decreto, i voti a favore di una milionaria sperimentazione sul nulla di Stamina, il voto di ieri che azzoppa pesantemente la sperimentazione animale, arrivano oggi le dichiarazioni della piddina Silvana Amati direttamente sul sito del partito che sbriciolano ogni minuscola speranza residua in questo pseudopartito di pseudosinistra. Amati, laureata in scienze naturali e che sarebbe anche stata ricercatrice afferma:

Non esiste, se non in modo strumentale, la contrapposizione tra la salute dell’uomo e il benessere animale. L’87% degli italiani nutre sentimenti positivi nei confronti degli animali e più della metà è contraria a qualunque forma di sperimentazione animale. Ci auguriamo dunque che anche la ricerca paludata sappia adeguarsi e finalmente rinnovarsi.

 Come se per valutare le sue ricerche si fosse affidata al sentimento popolare e non a misure e metodi oggettivi propri della scienza.

Il 100% degli occupanti della stanza in cui sto scrivendo ritiene che la signora Amati e i suoi compari parlamentari siano dannosi all’Italia, rappresentanti di una piaga funesta: l’arrogante e ormai paludata cialtroneria politica. Prima di votare partiti simili, politici simili, fosse solo per disperazione e residuo senso del dovere civico, provvederò a cautelarmi tagliandomi le mani. Alle prossime elezioni white is the colour.