Scienza e complessità

complexityUn po’ di anni fa ero molto contrario – almeno in modo superficiale – alla “vivisezione”. Se mi aveste chiesto cosa ne pensassi degli esperimenti scientifici sugli animali, vi avrei risposto che era roba da multinazionali senza scrupoli.

Un po’ di anni fa ero anche contrario agli Ogm e alle biotecnologie nel campo agro-alimentare. Se mi aveste chiesto cosa ne pensassi, vi avrei risposto che era roba da multinazionali senza scrupoli.

Non ho ricordi precisi, ma non è improbabile che avrei dato credito anche le scie chimiche. Sicuramente, dopo aver ascoltato una conferenza di Giulietto Chiesa dal vivo, propendevo per la “teoria del complotto” sull’11 settembre.

Prendevo per buone le mirabolanti capacità della Biowashball sponsorizzata da Beppe Grillo, energia nucleare rauss. pussa via.

Non ho mai fatto ‘attivismo’, ma probabilmente solo perché non ne ho avuto l’occasione, sono rimasto senza l’impulso giusto.

Poi è successo qualcosa, non so bene cosa. So che mi sono fermato, ho orientato lo sguardo anche dall’altra parte e ho iniziato a cercare. Ho provato a leggere le opinioni di chi non la pensava come me, ad accostarle con quelle che, ai tempi, formavano anche la mia (superficiale) conoscenza delle cose.

Ho scoperto che quel che ritenevo di sapere era perlopiù sbagliato- Semplice, facile da capire, ma sbagliato.

Poi, per diverso tempo, ho avuto una specie di reazione. Sono diventato quasi un ‘talebano della razionalità’ – questo blog ancora conserva campioni di quella reazione e li tengo come memento -, convinto a volte di poter portare l’acqua della verità al mulino dei fessi dal quale ero fuggito. Ero uno da animalari in lungo e in largo per intenderci.

Nel frattempo ho frequentato un master in giornalismo scientifico, mi sono confrontato con altre persone e, anche se ci ho messo un po’, mi sono di nuovo fermato, mi sono di nuovo seduto e i ‘luoghi’ da guardare sono diventati molteplici.

Continuo a pensare che la razionalità sia l’obiettivo primario da raggiungere quando si devono prendere decisioni, e che il metodo scientifico sia il bastone più solido e concreto su cui poggiarsi e fare affidamento per non barcollare troppo. Ma penso anche che il mondo sia molto complesso e che dividere il mondo in due fazioni, da una parte i razionali, dall’altra gli scemi, sia scorretto, oltre che falso. Era un concetto che al master hanno cercato (e si continua a farlo) di costruire fin da subito, ma mi ci è voluto un po’ per apprenderlo e capirlo.

Non sto parlando delle frodi conclamate, ma dei processi che portano le persone a credere in determinate cose e perfino a battersi per esse, non di rado cercando supporti che, per quanto alla fine possano risultare deboli, sono di tipo ‘scientifico’. Oppure della necessità di considerare sempre i fattori e i contesti – sia grandi che piccoli – dai e nei quali si sono sviluppate certe idee, certe prese di posizione, certe battaglie senza limitarsi al giudizio vero/falso, giusto/sbagliato dal solo punto di vista scientifico, perché spesso non basta.

Ora, non voglio tirarvi un pippone su questa “terza fase”, però vorrei condividere alcune osservazioni fatte da Andrea Ferrero sul numero 21 (Anno 6, Primavera 2015, pagg. 62-64) della rivista del Cicap, Query, che ho trovato molto sensate e… razionali per cercare di costruire un dialogo costruttivo. Niente di risolutivo ma, credo, il punto di partenza giusto.

[…] non sempre è possibile isolare i problemi da solo punto di vista scientifico e le posizioni pubbliche che prendiamo limitatamente a quel punto di vista hanno delle conseguenze più generali, di cui non possiamo ignorare la responsabilità.

Lo sottolineo perché l’esperienza mostra che è facile cadere nell’errore di pensare che il punto di vista scientifico sia l’unico che conta, errore che riassumerei nel detto “se tutto quel che hai è un martello, tutti si sembra un chiodo” (succede spesso, per esempio, nel dibattito sulla sperimentazione animale). Per evitarlo bisogna fare uno sforzo di umiltà, cosa non sempre facile, soprattutto per chi è abituato dalla discussione sull’esistenza dei fenomeni paranormali a considerare il proprio punto di vista come risolutivo.
[…] Penso che diventi ancora più importante il principio di criticare le idee anziché le persone e di evitare la divisione artificiale tra “scettici” e “fuffari”: il mondo è complicato e non esistono due fronti omogenei che si fronteggiano, ma tante divisione, diverse a seconda dell’argomento, che si intersecano tra loro.

Dovremmo inoltre evitare di difendere “la scienza” in blocco: non c’è niente di male a difenderne certi aspetti e criticarne altri. Divulgare le conoscenze scientifiche e difendere i metodi e i valori della scienza non significa ignorare i problemi della comunità scientifica o i possibili rischi delle applicazioni tecnologiche.
Per esempio, quando si parla di medicina, oltre a smascherare le bugie degli omeopati, è bene criticare anche quelle dell’industria farmaceutica.
Non è questione di “buonismo” o di politicamente corretto, ma di rigore logico e onestà intellettuale.

Annunci

Carogne etiche (+amore)

cibi pieni di carogne eticamente giustificate by ©2013 Almonature

Nessun vantaggio, nessun profitto, nessuna idea o religione, niente giustifica la crudeltà. La sperimentazione sugli animali è crudeltà

È il messaggio fortissimo -il cui primo periodo è condivisibile in toto- che Almo Nature sta consegnando alle nostre orecchie, ai nostri occhi e al nostro cervello in questo periodo tramite una campagna pubblicitaria televisiva contro la sperimentazione sugli animali e in supporto alla raccolta di firme per fermare la vivisezione (che, per inciso, si è già fermata da sola da un bel po’ di anni).

Ovviamente ognuno può pensarla come vuole e fare la campagna pubblicitaria che vuole,  ma Almo Nature è una società che produce e vende cibo “naturale” (+ amore) per gli animali domestici, composto anche, se non soprattutto, da carni varie di vari animali uccisi (carogne, +amore) per essere fatti a brandelli e venire poi venduti sotto forma di gustose crocchette (+amore) e umido in scatolette (+amore). Si vede che i macellai di Almo Nature hanno tanto amore da compensare la perdita di vite animali in gran parte (e in astratto) risparmiabili e si vede che i vantaggi nutrizionali per i nostri cani e gatti e, soprattutto,  i profitti (legittimi) per Almo Nature costituiscono un’ottima giustificazione etica e morale, cosa che la cura delle malattie (comprese quelle di cani e gatti) e la comprensione della biologia non sembrano offrire.

Il discrimine  etico e morale fra le due attività però, almeno per menti sempliciotte come la mia, non è dato saperlo. È bello e semplice accusare gli altri -con un’opera di grande disinformazione (e non parlo della sezione web in cui inscenano un confronto fra pro e contro in cui l’uso sapiente del grassetto* rimarca visivamente il messaggio unico, quello contro ovviamente)-  di infliggere inutili sofferenze negli animali quando ci si arricchisce (legittimamente) foraggiando con le carogne il  “vizio” tutto umano di voler accompagnare la propria esistenza con uno o più (spesso molti più) famelici animali domestici.

 

 

*neppure io uso i grassetti totalmente a caso

 

 

Vabbè, ciao

un saluto al Pd

Non so cosa dire.

Dopo Serracchiani, il ministro Orlando sentito criticare gli ambientalisti e i comitati di cittadini perché non baserebbero le loro posizioni su dati scientifici e poi primo difensore della lotta (senza basi scientifiche) anti-ogm con conseguente decreto, i voti a favore di una milionaria sperimentazione sul nulla di Stamina, il voto di ieri che azzoppa pesantemente la sperimentazione animale, arrivano oggi le dichiarazioni della piddina Silvana Amati direttamente sul sito del partito che sbriciolano ogni minuscola speranza residua in questo pseudopartito di pseudosinistra. Amati, laureata in scienze naturali e che sarebbe anche stata ricercatrice afferma:

Non esiste, se non in modo strumentale, la contrapposizione tra la salute dell’uomo e il benessere animale. L’87% degli italiani nutre sentimenti positivi nei confronti degli animali e più della metà è contraria a qualunque forma di sperimentazione animale. Ci auguriamo dunque che anche la ricerca paludata sappia adeguarsi e finalmente rinnovarsi.

 Come se per valutare le sue ricerche si fosse affidata al sentimento popolare e non a misure e metodi oggettivi propri della scienza.

Il 100% degli occupanti della stanza in cui sto scrivendo ritiene che la signora Amati e i suoi compari parlamentari siano dannosi all’Italia, rappresentanti di una piaga funesta: l’arrogante e ormai paludata cialtroneria politica. Prima di votare partiti simili, politici simili, fosse solo per disperazione e residuo senso del dovere civico, provvederò a cautelarmi tagliandomi le mani. Alle prossime elezioni white is the colour.

 

A passo di gambero

L’utilizzo dell’ipno-rospo da parte di alcune influenti associazioni è l’unica spiegazione plausibile per le scelte fatte dal nostro Parlamento su materie afferenti la scienza.

Diceva la mia insegnante di storia e filosofia del liceo nei periodi di resa scolastica fiacca: “Oppo, fai come il gambero? Anziché andare avanti cammini all’indietro!”.

Mutatis mutandis (che, come diceva un altro, compianto, professore di latino, “non significa cambiandosi le mutande”) è quello che potremo dire oggi al Governo italiano quando si mette a legiferare su temi che riguardano la scienza.

Dal metodo Stamina, per il quale è stata approvata una costosissima sperimentazione -senza che il filosofo eroe avesse mai elaborato uno straccio di protocollo ma solo per la spinta mediatica dovuta alla vergognosa faccia di bronzo di Giulio Golia, abilissimo nel giocare coi sentimenti più profondi delle persone-, al vergognoso decreto, bipartisan, contro gli ogm salutato come il salvatore del made in Italy quando in realtà è solo l’ennesima misura conservatrice approvata da chi sogna di ritornare alla vecchia e romantica agricoltura di una volta, quella che sfamava a malapena i contadini quando si viveva bene. L’ultimo colpo alla scienza è arrivato, annunciatissimo, nelle ultime ore: il Parlamento ha infatti approvato la delega al Governo per l’attuazione della direttiva europea 63 del 2010 in materia di sperimentazione animale, quella che codifica il così detto principio delle 3R (rimpiazzare, ridurre, rifinire) alla ricerca, un compromesso che bada sia alle esigenze della ricerca, ancora oggi necessariamente dipendente dai modelli animali, e che allo stesso tempo cerca di evitare il più possibile l’uso (o l’abuso) degli animali stessi quando non necessario ponendo la ricerca biomedica, quando possibile, nella prospettiva di utilizzare e ricercare altri modelli altrettanto o addirittura più utili. Fin qui niente di sbagliato, ma la convinzione dell’italica politica di saperne più degli altri anche quando non se ne sa nulla ha portato i nostri eroi parlamentari ad approvare un testo che modifica la portata della direttiva Ue in modo restrittivo e peggiorativo non solo per la libertà di ricerca ma anche per gli animali stessi.

In particolare, la delega approvata dal Parlamento e salutata in maniera grossolana ed errata anche dall’Ansa come “norma Ue che vieta Green Hill” (nessuna norma Ue vieta  nessuna “Green Hill”), all’articolo 13 prevede alcune disposizioni che conducono anche la ricerca biomedica in un tristissimo valzer a passo di gambero.

La lettera d) prevede, ad esempio, di “vietare gli esperimenti e le procedure che non prevedono anestesia o analgesia, qualora esse comportino dolore all’animale, ad eccezione dei casi di sperimentazione di anestetici o di analgesici”. È una disposizione che di primo acchito, istintivamente, può sembrare ragionevole e infatti è stata fortemente richiesta dalle associazioni animaliste che hanno trovato sponde pronte a rilanciare la proposta anche in Parlamento, ma che in realtà peggiora quanto previsto dalla direttiva Ue la quale esclude l’uso di anestesia quando questa comporti un disagio maggiore all’animale. L’esempio che i ricercatori fanno è quello del prelievo di sangue: si dovrà farlo con l’anestesia, sapendo benissimo che il dolore di una puntura è davvero poco comparabile con lo stordimento successivo all’anestesia (che inoltre allunga implicitamente anche i tempi e i costi di una procedura così banale).

Ancora, andando avanti, alla lettera f), viene fatto divieto di utilizzare gli animali “per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso”. Ovvero si azzoppa in maniera incredibile la ricerca –come quella sui tumori e quella sui meccanismi di azione delle droghe, per molti versi ancora sconosciuti- ma anche le possibilità di una vita migliore per molte persone e penso ad esempio, oltre alla sperimentazione di nuove soluzioni, alle valvole cardiache prese dai maiali o alle altre possibilità di utilizzare parti di organi animali per far continuare a vivere migliaia di persone.

Continuando la lettura dell’art. 13, anche la lettera g), il cui testo è quello che vieterebbe altre Green Hill, è uno schiaffo al benessere animale prima che alla possibilità di fare ricerca in quanto dispone di “vietare l’allevamento nel territorio nazionale di cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione”. Come si può facilmente capire, non c’è scritto che la sperimentazione su cani, gatti e primati non umani è vietata in Italia. Ciò che è vietato è il loro allevamento ai fini della sperimentazione. Risultati pratici: quegli animali verranno allevati altrove facendoci così diventare dipendenti dagli altri Stati (gli affezionati del complotto potrebbero interessarsene alla voce “sovranità”), senza avere controllo diretto sulle condizioni degli allevamenti; gli animali dovranno sopportare il forte stress dei viaggi (chi ha un gatto, ad esempio, sa bene quanto questi animali decisamente non adorino spostarsi); la ricerca subirebbe un deciso aumento dei costi, facendole perdere ulteriore potenzialità che sprecata negli ennesimi passaggi inutili (perché aumenterà anche il livello di burocrazia) in una realtà come quella italiana, dove i fondi per la ricerca sono stanziati molto malvolentieri.

Un’ulteriore disposizione è invece sintomo della maniacalità normativa italiana e, come al solito, fioriera di interpretazioni e applicazioni che potrebbero di fatto annullare alcuni tipi di studi. Mi riferisco alla lettera e) dove si prevede che “la generazione di ceppi di animali geneticamente modificati deve tener conto della valutazione del rapporto tra danno e beneficio, dell’effettiva necessità della manipolazione e del possibile impatto che potrebbe avere sul benessere degli animali, valutando i potenziali rischi per la salute umana e animale e per l’ambiente”. È la traduzione normativa della fobia verso qualcosa che sia “geneticamente modificato”, la porta per l’ennesima applicazione stupida, retrograda, conservatrice della “clausola di salvaguardia”, arma giuridica importantissima ma che i nostri politici, malamente consigliati, sono riusciti ormai a svuotare da ogni significato invocandola come se fosse la preghiera preferita della divinità salvatrice.  Gli animali modificati geneticamente sono fondamentali per la ricerca odierna e le precisazioni della lettera e), nate per essere applicate in modo restrittivo (altrimenti non avrebbero senso, dato che nessuno è autorizzato mettere deliberatamente a rischio la salute umana, animale e ambientale) sono inutili se si vuole una ricerca libera –dunque migliore- ma utilissime se si pensa che la politica debba direzionare e decidere finalità e metodi della scienza, ovvero abbia il potere sovrano di ucciderla per soffocamento.

Questo è quello che il nostro Parlamento ha approvato –senza neppure aver ascoltato la diretta interessata: la comunità scientifica italiana-: una delega che avrebbe solamente dovuto recepire una direttiva finalizzata ad armonizzare le legislazioni europee è riuscita a creare ulteriori inutili distinzioni fra noi e il resto del mondo avanzato in nome di etiche spirituali, quasi religiose, sui disant migliori per il semplice fatto di giudicarsi tali, in grado di permeare il pensiero del legislatore e talmente autoreferenziale da non accorgersi di generare mostri più grandi di quelli che cercherebbe di combattere.

Di fronte all’insormontabile pericolo di decidere con razionalità e di affidarsi a chi di questa dote fa virtù, i nostri campioni politici diventano abilissimi gamberi che balzano all’indietro per rifugiarsi nelle acque più accomodanti di chi è stato bravo, negli anni, a pettinare lo stomaco sensibile dell’opinione pubblica con informazioni traviate, false, modellate a piacere per creare la sensazione di disgusto e, quindi, di rifiuto. Sono le acque dell’irrazionalità, dove la corrente va in direzione opposta rispetto al futuro.

La vera bestia (post polemico)

da foto-divertenti.it

Gli animalisti duri e puri ritorcono contro l’uomo, in particolare contro chi effettua sperimentazioni e ricerche utilizzando animali, l’epiteto  “bestia”. Ovviamente sono nati gruppi e siti internet in difesa delle prerogative animali, contrari alla “falsa scienza” che additano l’essere umano (alcuni appartenenti alla specie in realtà) come “la vera bestia“.

Motivi che giustificano insulti, accuse di essere sadici bastardi (e molto altro), minacce, auguri di ricevere torture (insieme ai propri parenti o sui propri figli), nonché tragiche liberazioni di animali senza neppure pensare che vengono inseriti in ecosistemi dove o verranno distrutti loro o saranno essi stessi causa di qualche strage. A volte capita che si usi della violenza sulle cose, come quando vengono distrutti i laboratori. Altre volte capita che la violenza venga diretta verso le persone, come accaduto in una manifestazione contro l’azienda farmaceutica Menarini a Pomezia dove, leggo in un articolo evidentemente schierato dalla parte degli “anti-vivisezionisti” ma che fa il suo dovere di croncaca pubblicato da Corriere della Città,

La manifestazione, iniziata alle 14, è proseguita pacificamente, tra cori di protesta a volte molto coloriti, fino alle 16:00, ora in cui ci sono stati attimi di forte tensione. Al passaggio di un’auto con a bordo una dipendente della Menarini gli animi si sono scaldati: alcuni manifestanti hanno preso a calci la vettura, provocando la rottura del lunotto. Sono volati insulti e sputi, e qualcuno ha anche graffiato l’auto sulla fiancata. La dipendente è stata quindi protetta e scortata dal cordone di polizia fino all’inizio di via Tito Speri. La situazione è tornata tranquilla per circa un’ora, poi qualche altro momento di nervosismo ha macchiato una manifestazione dalle ottime intenzioni.

Protestare è lecito, per carità, è un diritto che appartiene a tutti, anche quando le proteste sono imbevute di ignoranza e frasi fatte come la seguente:

La vivisezione è inutile – hanno proseguito – in quanto è stato ampiamente dimostrato che le reazioni degli animali non sono completamente assimilabili a quelle umane: ci sono stati farmaci, risultati innocui durante i test sugli animali, che una volta messi in commercio hanno provocato la morte di migliaia di uomini. E non si tratta di nostre fantasie, ma di realtà verificabili.

Un concentrato extra-forte di luoghi comuni animalisti (non di tutti per fortuna), dove le ampie dimostrazioni non esistono (a proposito di falsa scienza) e in perfetto disaccordo con la loro tanto amata teoria sull‘anti-specismo che ci rende tutti uguali e ci pone tutti sullo stesso piano (tranne quei milioni di moscerini trucidati sulla carrozzeria delle macchine o dei treni, proprio come cani, gatti e volpi ma nel silenzio dei paladini dei diritti animali: assassini andate a piedi e occhio alle formiche!).

Quel che non è lecito è spaccare le automobili di chi non la pensa come noi e, soprattutto, fa un lavoro che a noi non piace come accaduto alla dipendente della Menarini. Ma d’altronde è un comportamento questa volta in linea con la filosofia anti-specista: nulla ci distingue dai nostri compari animali, neppure la ragione, tanto vale comportarsi da bestie, vere bestie, anche fra di noi.

No?

Vivisezione: ragassi, non siamo mica qui a tagliare in quattro un beagle!…appunto

Ho appena finito di leggere una cretinata di prim’ordine pubblicata sul sito web de Il fatto quotidiano, scritta da Davide Celli, scrittore e vignettista nonché, leggo dalla sua biografia,

“Fortemente sostenuto dalle associazioni animaliste e ambientaliste sono stato eletto consigliere comunale a Bologna nel 2004 nelle liste dei Verdi e da quel momento mi sono sempre battuto per gli alberi, gli animali e l’ambiente, senza mai dimenticare le donne, gli uomini e i bambini della mia città”.

La cretinata porta lo stesso titolo di questo post con l’esclusione dell’ultima parola (ovviamente sono io ad aver ‘copiato’). Si racconta di un’ intervista a Pierluigi Bersani ad opera de Le Scienze dove il leader del Pd si dichiara favorevole alla sperimentazione scientifica sugli animali. Ora, la fantomatica intervista è la risposta alla domanda numero 10 di Dibattito scienza, la stessa che ha creato il pastrocchio con Grillo e i grillini (con minacce di querela perfino da parte di chi l’ha scritta), quella sulla sperimentazione animale. L’articolo (articolo, non un post nel suo blog personale come alcuni scrivono) è pieno di bile animalista, con le solite accuse di arretratezza e addirittura si parla di crescita etica del paese, con accostamenti incredibili come quelli fra cavie utilizzate nella ricerca e cittadini usati come cavie per le tasse (eh??) oppure mettendo sullo stesso piano la ricerca e la sperimentazione con l’Ilva di Taranto (eh??).

Soprattutto l’articolo, e questo è grave, sputa falsità sulla direttiva europea che regola la sperimentazione animale, sostenendo che questa lasci liberi i ricercatori di usare o non usare l’anestesia:

La direttiva è indegna e basta leggere il report della Lav per capirlo. Ad esempio permette di non utilizzare l’anestesia, consente metodi di uccisione dolorosi, l’accanimento sperimentale sulle cavie secondo standard in uso a Guantanamo.

Ma può un giornale uscire con simili fesserie?  Vediamo cosa dice la direttiva in proposito:

Articolo 14
Anestesia
1. Gli Stati membri assicurano che, salvo non sia opportuno,
le procedure siano effettuate sotto anestesia totale o locale, e
che siano impiegati analgesici o un altro metodo appropriato
per ridurre al minimo dolore sofferenza e angoscia.
Le procedure che comportano gravi lesioni che possono causare
intenso dolore non sono effettuate senza anestesia.

2. Allorché si decide sull’opportunità di ricorrere all’anestesia
si tiene conto dei seguenti fattori:
a) se si ritiene che l’anestesia sia più traumatica per l’animale
della procedura stessa; e
b) se l’anestesia è incompatibile con lo scopo della procedura.
3. Gli Stati membri assicurano che agli animali non sia som­
ministrata alcuna sostanza che elimini o riduca la loro capacità
di mostrare dolore senza una dose adeguata di anestetici o di
analgesici.
In questi casi è fornita una giustificazione scientifica insieme a
informazioni dettagliate sul regime anestetico o analgesico

4. Un animale che, una volta passato l’effetto dell’anestesia,
manifesti sofferenza riceve un trattamento analgesico preventivo
e postoperatorio o è trattato con altri metodi antidolorifici
adeguati sempre che ciò sia compatibile con la finalità della
procedura.
5. Non appena raggiunto lo scopo della procedura sono
intraprese azioni appropriate allo scopo di ridurre al minimo
la sofferenza dell’animale.

Insomma non c’è libertà di tortura, come è ovvio. Ma l’anestesia è la regola e il suo mancato utilizzo è consentito solo se il suo utilizzo contrasta con gli obiettivi della ricerca (ad esempio la ricerca riguarda proprio il dolore) o se il suo utilizzo ha effetti peggiori del suo mancato utilizzo. Ovvero il Fatto pubblica dichiarazioni false, o meglio, traviate dall’interpretazione di altri (la Lav) che hanno i loro interessi da proteggere (e i loro candidati da eleggere, come Davide Celli ops…).

Ma la disinformazione, pilotata dalla Lav e dalle sue interpretazioni, continua:

Infine si potranno catturare e vivisezionare animali in via di estinzione tipo il famoso “giaguaro da smacchiare”.

Anche cani e gatti, raccolti dalla strada, saranno sacrificati in nome della scienza (n.d.r parte non accolta dall’Italia in extremis)

 

E allora leggiamo cosa dice la direttiva, perché il modo migliore di conoscere e capire le notizie e guardare alla fonte:

Articolo 11
Animali randagi e selvatici delle specie domestiche
1. Gli animali randagi e selvatici delle specie domestiche non
sono utilizzati nelle procedure.
2. Le autorità competenti possono concedere deroghe al pa­
ragrafo 1 soltanto alle condizioni seguenti:
a) è essenziale disporre di studi riguardanti la salute e il benes­
sere di tali animali o gravi minacce per l’ambiente o la salute
umana o animale; e
b) è scientificamente provato che è impossibile raggiungere lo
scopo della procedura se non utilizzando un animale selva­
tico o randagio.

Ovvero: la regola generale è che gli animali selvatici e randagi non si utilizzano (il perché è specificato dai considerando introduttivi al numero 21:  Poiché gli antecedenti di animali randagi e selvatici delle specie domestiche non sono noti e la loro cattura e detenzione negli stabilimenti ne accresce l’angoscia, essi non dovrebbero di norma essere usati nelle procedure) e lo si può fare solo per il loro benessere o per gravi minacce all’ambiente al benessere  umano  o animale (!!), oppure è scientificamente necessario utilizzarli (significa che non ci sono alternative valide nel caso di specie).

E tralascio l’utilizzo subdolo del termine vivisezione che è un altro argomento che richiederebbe un post tutto suo trattandosi di una scelta propagandisco-pubblicitaria.

Ritornando a Celli: esatto, non siam mica qui a tagliare in quattro un beagle. Siamo qui a dare informazioni o anche opinioni, purché basate su cose vere e non su falsità giusto per traviare le persone, esercitando pressioni improprie su quel sentimento di empatia che proprio lui utilizza come tema di apertura del suo articolo. Prima di scrivere, dato che tutte le informazioni sono on-line e liberamente accessibili con un tasso di fatica veramente minimo, Celli avrebbe potuto leggerla quella direttiva.

Sei video dedicati a Michela “calzedonia” Brambilla

Allora, dato che il Tg1 si conferma monopolizzato da una politica insipida e stupida, più che mai quando si tratta di materie scientifiche, più che mai quando si può giocare sui sentimenti e sull’empatia delle persone, propongo qui alcuni video messi su youtube da Scienzainrete registrati durante un dibattito tenutosi al Senato intitolato PERCHE’ E’ ANCORA NECESSARIO SPERIMENTARE SUGLI ANIMALI PRIMA CHE SUGLI UMANI. Buona visione e…diffondeteli, prima che sia troppo tardi.

 

Silvio Garattini

 

Ignazio Marino

 

Maria Farina Coscioni

 

Maria Piscitelli

 

Massenzio Fornasier

 

Carlo Giovanardi