Talidomide, la (mancata) vergogna di LAV e Equivita

Giovanardi, politico di cui ho bassa stima (e chissene) qualche giorno fa ha detto, a proposito del Talidomide che:

“Furono le donne incinta a fare da cavia: se la sperimentazione fosse stata fatta sugli animali si sarebbero evitate drammatiche conseguenze per migliaia di persone. È un terribile esempio da tenere ben in mente nel momento in cui alcune associazioni hanno lanciato una campagna per abrogare l’obbligo della sperimentazione scientifica sugli animali prima di mettere in commercio i farmaci.”

Gli ha risposto la LAV (Lega Anti Vivisezione) tramite la dott.ssa Kuan, la quale ha sostenuto che: “Tali frasi sono assolutamente prive di fondamento ed è paradossale come un esponente politico rilasci citazioni così palesemente soggettive e tendenziose

A questa, e in difesa di Giovanardi, ha risposto prima Silvio Garattini e poi, il che è importante, anche l’associazione vittime talidomide che, per bocca del presidente onorario (nonché responsabile scientifico del Centro Studi Talidomide di Padova) Nadia Malvasi  ha affermato: «È proprio falso quello che dice Kuan […] C’è un’ampia bibliografia scientifica che ha dimostrato come i test del talidomide erano stati eseguiti solo su animali non gravidi prima che esplodesse lo scandalo. La realtà è che fino alla scoperta degli effetti sulla morfogenesi degli embrioni umani, grazie alla nostra nefanda esperienza, non si sapeva niente. I test eseguiti nel 1962 hanno variamente evidenziato danni agli arti, alla spina dorsale, al cranio anche per i feti animali […] Io sono disturbata da questo atteggiamento degli animalisti oggi proprio perché sono un’amante degli animali, che mi hanno regalato molto affetto nella vita e mi hanno aiutata: ho un cane e un gatto. Ma il punto è che invece su di noi vengono dette molte falsità: gli antivivisezionisti cavalcano l’onda delle notizie pubblicate prima del ’61, e si fermano a quelle per dimostrare che è inutile sperimentare su certi tipi di animali». (la fonte è un articolo che troverete linkato più giù)

Insomma, attivisti smentiti da chiunque, soprattutto dalle vittime del talidomide che, a meno che qualcuno non si azzardi a dargli dei venduti, qualche ragione in cerca della verità la avrebbero. Sicuramente più di LAV e Equivita.

Ma, ciechi davanti ad ogni evidenza,  si difendono dalle citazioni di studi e ricerche con citazioni prese dal libro del loro padrino spirituale, Hans Ruesch (efficacemente smontato qui),  il quale a sua voltava riportava una frase del dott. Raymond Green (non so se sia corretta dato che non ho accesso all’articolo cui si riferisce): ‘Dobbiamo riconoscere che anche le prove più rigorose sugli animali per stabilire l’effetto d’un nuovo farmaco non possono darci che scarse informazioni circa il suo effetto sull’uomo. Senza alcun dubbio il Talidomide era stato sottoposto alle prove più complete (…) Non esistono farmaci benefici che non possono causare danni. La sperimentazione animale non può eliminare questo rischio e può impedire l’uso di ottime sostanze” . Frase che, se riportata correttamente, oggi sappiamo essere sbagliata. Il Talidomide non era stato assolutamente sottoposto alle prove più complete. Lo erano per gli standard dei tempi, purtroppo, e con distinguo enormi dato sappiamo che la casa farmaceutica che produceva il farmaco ha volontariamente travisato alcuni studi e fatto spesso orecchie da mercante.

Poi la stupidata, sempre citata da Ruesch: “La lezione del Talidomide non sembrava essere servita a nulla.” E invece è servita dato che da li in poi i parametri per la sperimentazione sono diventati più stringenti.

Ma le parole di Nadia Malvasi valgono più delle mie “Solo nel 1963 nacque la farmacovigilanza con regole precise per evitare i rischi di effetti collaterali gravissimi, specialmente in gravidanza.” ha affermato in una nota,  concludendo con una stoccata micidiale ‘Dopo di noi, anche i figli degli antivivisezionisti sono nati belli, biondi e tondi. I diritti umani di più di 10mila bambini thalidomidici (cifra per difetto) sono stati calpestati per la mancata o manipolata sperimentazione sugli animali, che pur noi amiamo e rispettiamo.”

Insomma, pur di difendere la propria causa, senza prove a disposizione, LAV e Equivita e chi con loro,  non si fanno scrupolo di cavalcare una tragedia utilizzando le fonti che gli fanno comodo (poche reali, e tutte autoprodotte dal libro di Ruesch che da questo punto di vista vale ovviamente meno di zero).

In una vicenda in cui la sofferenza, il senso di abbandono e di ingiustizia sono stati oltremodo abbondanti, fare tutta questa disinformazione, mirata all’obiettivo di perseguire un’ ideologia senza fondamento (se non i movimenti di pancia) è roba di cui ci si dovrebbe vergognare e di cui invece, invasati dallo spirito animalaro, LAV e Equivita (e chi con loro) vanno tremendamente fieri.

P.S.

1) Sono passati 50 anni dalla tragedia e le vittime hanno ricevuto una lettera di scuse e una pacca sulle spalle dallo Stato, magari battersi per questa reale ingiustizia verso degli animali umani sarebbe oggi più importante in questa vicenda.

2) Per sapere come sono andate realmente le cose e del perché la sperimentazione animale sarebbe stata necessaria anche per il talidomide potete controllare questo link (in inglese) dove vengono citati gli studi effettuati e non le interpretazioni o le citazioni delle citazioni di Ruesch (vero Equivita?).

3) Quei bravi ragazzi di Resistenza Razionalista ovviamente hanno provveduto, a più riprese, a trattare meglio di me l’argomento: https://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/2012/09/14/le-comiche-della-kuan-della-lav/. AGGIORNAMENTO: hanno fatto anche di meglio, hanno smontato le affermazioni della LAV (della dott.ssa Kuan in particolare) pezzo per pezzo: http://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/2012/09/20/la-kuan-della-lav-persevera-nellerrore/#comment-2823

Usi e abusi di Schopenhauer nella pseudoscienza

C’è una piccola formuletta, molto di moda negli ambienti “contro” o “alternativi”, principalmente in ambito pseudoscientifico (dall’animalarismo, all‘omeopatia passando per il complottismo e le scie chimiche), per essere matematicamente sicuri di essere nella parte del giusto. E’ una citazione, presa da qualche raccolta di aforismi (non sono riuscito a trovare una fonte, ma solo la citazione senza alcun rimando a dove si trovi), di Schopenhauer:

Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate; secondo: vengono violentemente contestate; terzo: vengono accettate dandole come evidenti.

Fatto, basta che qualcuno contesti e confuti le nostre teorie, le nostre posizioni per essere automaticamente dei rivoluzionari della verità. Ogni cazzata passa così per essere automaticamente ammantata dal sacro dono della Verità, in quanto ridicolizzabile e contestabile.

Mi fa strano che questa massima venga molto utilizzata -fra tanti altri- dagli animalari (termine giusto per distinguere animalisti dalle loro incarnazioni più estreme e irrazionali). Gli stessi animalari che “ridicolizzano” i risultati della medicina e della ricerca scientifica così come oggi viene fatta sostenendo che sia priva di risultati, che non abbia portato a miglioramenti tangibili e che sia inutile. Gli stessi animalari che -in opposizione agli “specisti” o ai difensori della sperimentazione animale- violentemente contestano la scienza odierna (e passata), violentemente agiscono (con insulti, molestie, azioni distruttive, taglie sui ricercatori ecc ecc) per propugnare la propria causa.

Gli stessi soggetti che, in pratica, mettono in moto i primi due stadi previsti dal filosofo tedesco, e che magari saranno gli stessi che affronteranno, si spera, anche il terzo stadio previsto per le “verità”. Ovvero quello di prendere come “evidente” il fatto che la sperimentazione animale sia, ad oggi, ancora necessaria. E forse sono coerenti in questo, dato che seguendo sempre gli insegnamenti dello stesso applicano anche un’altra massima: Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani, cioè si passi dall’oggetto della contesa (dato che lì si ha partita persa) al contendente e si attacchi in qualche modo la sua persona (L’arte di ottenere ragione).

E’ bastato applicare le massime di Schopenhauer ai loro comportamenti per ribaltare il tavolo e lo si potrebbe fare con tanti altri gruppi di pensiero convinti che la contestazione e l’opposizione alla c.d. “scienza ufficiale” o alle versioni ufficiali di qualche evento (un esempio a caso, l’11 settembre 2001) contenga di per se, per il solo fatto di essere sorta, un valore di verità.

Ovviamente da ciò non si potrà trarre la conclusione che la ragione stia dalla parte a loro avversa, anche perché la massima, contrariamente all’aurea perentoria che assume nei vari discorsi (magari perché proveniva da un filosofo contrario alla vivisezione), non ha alcun valore; ogni verità significa che tutte le verità subiscono questo processo, ma basta un esempio banale per smontarla: accendete una luce in casa e chiedete a chi sta con voi se la luce è accesa o è spenta. Se vi dirà che è accesa vi ha appena detto una verità, per quanto piccola, senza ridicolizzarla e contestarla violentemente. Oppure significa che quella lampadina accesa, in quanto non contestata e sbeffeggiata è in realtà spenta, virando nel nonsense?.

Semplicemente, ci sono alcune verità che faticano ad emergere, ma il merito di ciò, storicamente, va assegnato a menti chiuse, ideologiche, irrazionali e ascientifiche, non alla scienza, che è l’unica forma di pensiero che in sé non è  ottusamente ideologica: quando si accorge di aver percorso la strada sbagliata, torna indietro e ne segue un’altra che dia più certezze. Lo fa basandosi su “segnali stradali” che sono costituiti dalle “prove”, non dalla filosofia e non dalle massime prese da internet. Se non funziona, non funziona.

Questo non vuol dire che non ci siano scienziati ottusi al mondo (o che la scienza sia un mondo fantastico dove tutto è perfetto), ma attorno a loro c’è una comunità piuttosto ampia, critica, che è pronta ad andare oltre i singoli e farsi guidare dalle prove, dai dati, dai numeri, sbagliando tantissime volte, ma arrivando alla fine sulla Luna o su Marte oppure debellando la polio o, più in generale, permettendoci di passare buona parte del nostro tempo seduti davanti a uno schermo a scrivere ciò che pensiamo anziché spaccarci la schiena sui campi e sperare che stanotte non grandini. E non significa che non ci saranno mai alternative al modo di fare odierno, nello specifico della sperimentazione animale ad esempio, non significa che un giorno diventi completamente inutile e completamente rimpiazzabile con soluzioni più etiche e perfino migliori dal punto di vista dei risultati. Ma sarà così solo quando qualcuno lo dimostrerà, non filosofeggiando, ma presentando alla comunità (che include anche noi tutti non scienziati) i risultati di studi e ricerche.

Vabbè, ho divagato, ma tutto ciò per dire che quell’aforisma di Schopenhauer è un pensiero vuoto usato per riempire tesi altrettanto vuote: le prove, i dati, i fatti, le teorie verificate e verificabili, le analisi e infine le alternative che si dimostrano tali sono gli unici argomenti che possono riempire di contenuto le nostre teorie, sono gli unici segnali in una strada irta di ostacoli e che non sappiamo se ci porterà dove vogliamo andare. Attribuire a quella frase una potenza tale da rendere automaticamente vero ogni  pensiero “contro”, portando come attributo di valore il fatto che appartenga a un filosofo di grande spessore, potrebbe portarmi, infine, a chiedere ai suoi utilizzatori se pensano che anche un’altro pensiero dello stesso Autore abbia una forza tale da dover costituire fondamento e giustificazione di qualche altra azione futura:

Quando le leggi concessero alle donne gli stessi diritti degli uomini, avrebbero anche dovuto munirle di un’intelligenza maschile. (Schopenhauer, L’arte di trattare le donne). 

Certo, parla di altre cose, ma perché il primo aforisma dovrebbe essere più valido di quest’ultimo? Solo perché avvolge, con una bolla di sapone pronta a scoppiare, l’aria fritta di certe teorie?

edit: mi è stato fatto notare di aver scritto pedissequamente Schopenhauer senza “ch”. Corretto.